Regno Unito fuori dall’Unione europea. Cosa succederà con il Brexit

A Londra vince il Brexit. Dopo 43 anni, la bandiera dell’Ue smetterà probabilmente di sventolare sul suolo del Regno Unito. Cameron annuncia le dimissioni.

La maggioranza dei cittadini del Regno Unito ha votato a favore dell’uscita dall’Unione europea. Dopo quarantatré anni di appartenenza, su Londra smetterà di sventolare la bandiera blu con le quindici stelle.

Il “Brexit” ha infatti vinto la battaglia referendaria con il 51,9 per cento dei voti, contro il 48,1 per cento degli europeisti. Un risultato raggiunto soprattutto grazie ai risultati nettamente a favore del “no” registrati in numerose città dell’Inghilterra e in Galles.

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Il leader dell’Ukip Farage è stato il primo ad esultare per il voto favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Ue ©Geoff Caddick/Getty Images

Al contrario, il vice della cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato di “giornata drammatica” per l’Europa.

Il leader dell’ultradestra Farage esulta

Uno dei primi uomini politici ad esprimersi è stato il leader del partito di estrema destra Ukip, Nigel Farage: “Oggi cominciamo a sognare un Regno Unito indipendente. Se le proiezioni saranno confermate, sarà la vittoria della gente, della gente comune. L’abbiamo fatto per l’Europa intera. Spero che sia l’inizio della fine di questo progetto fallito, e che ciò possa guidarci verso un’Europa delle nazioni sovrane”, ha dichiarato.

Il primo ministro della Scozia, Nicola Sturgeon, ha spiegato che la Scozia, che ha votato al 62 per cento per il “remain”, continua a “vedere il proprio avvenire all’interno dell’Unione europea”. Allo stesso modo, in Irlanda del Nord il no all’uscita dall’Ue avrebbe stravinto con il 74 per cento dei consensi.

Le dimissioni di Cameron

Dal proprio account Twitter, il primo ministro David Cameron si è dapprima limitato per ora a ringraziare chi si è recato alle urne. Ma già si rincorrono le voci di possibili dimissioni da parte del capo del governo. Quindi quest’ultimo ha annunciato la volontà di abbandonare la carica, spiegando che nel prossimo mese di ottobre “si dovrà eleggere un nuovo premier”.

All’annuncio, inoltre, sui mercati finanziari si è generata un’ondata di panico. Tokyo ha perso l’otto per cento e la sterlina è scesa ai livelli più bassi rispetto al dollaro dalla metà degli anni Ottanta. I listini del Vecchio Continente hanno aperto tutto con enormi ribassi. Piazza Affari viaggia attorno al -11 per cento a mezzogiorno.

Cosa accadrà ora nel Regno Unito e in Europa

Ma in termini concreti, cosa accadrà a questo punto? Maria Romana Allegri, docente di diritto dell’Unione europea presso l’università Sapienza di Roma, spiega che “tecnicamente il referendum è servito a sondare la volontà del popolo. Si è trattato in questo senso di un voto consultivo. È chiaro che politicamente è immaginabile che il governo del Regno Unito seguirà la direzione indicata dal corpo elettorale, ma in linea teorica potrebbe anche non farlo. Il voto, in altre parole, non è giuridicamente vincolante”.

“Qualora – prosegue la giurista – come immaginabile, il prossimo governo britannico dovesse decidere di mettere in opera il cosiddetto Brexit, esso dovrà presentare una domanda formale al Consiglio europeo, al fine di palesare tale volontà, come previsto dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona (teoricamente, se ne potrebbe cominciare a parlare già al Consiglio previsto per il 28 e 29 giugno prossimi, ndr). A quel punto verranno avviati dei lunghi e complessi negoziati per stabilire le modalità concrete di tale uscita. Dureranno almeno due anni. Ma potrebbero risultare anche ben più lunghi”.

“Una Brexit parziale non può essere esclusa”

Inoltre, dal punto di vista giuridico, “potrebbero essere sollevati casi specifici di difficile soluzione. Immaginiamo ad esempio un cittadino britannico che abbia una procedura aperte nei confronti del Mediatore europeo, organismo di difesa civica dei cittadini europei: che fine farà la sua domanda? Senza dimenticare che il governo di Londra si troverà costretto ad avviare una gigantesca opera legislativa, necessaria per regolamentare tutto ciò che, oggi, è disciplinato dal diritto dell’Unione europea. Anche per questo ci vorrà moltissimo tempo”.

Ma va anche detto, prosegue Maria Romana Allegri, che “non è affatto detto che si operi nell’ottica di un’uscita totale del Regno Unito dall’Ue. Nel senso che, sebbene essa possa essere formalizzata, è possibile che si opti per l’adozione di accordi specifici che mantengano un legame in qualche modo privilegiato tra Londra e Bruxelles. Sulla scorta dei rapporti che esistono oggi tra l’Ue e la Norvegia, ad esempio. In generale, è tutto nebuloso al momento: non esiste nell’ordinamento comunitario una procedura specifica per gestire un caso come quello che si prospetta”.  

Le conseguenze concrete sui cittadini britannici

Se la procedura di uscita sarà completata, in ogni caso, ciò che appare chiaro è che le prime conseguenze concrete del voto, riferisce la stampa internazionale, si faranno sentire però sugli stessi cittadini britannici. A partire da coloro che vivono in altri paesi dell’Ue. Si tratta di 319mila persone che si trovano in Spagna, 249mila in Irlanda, 171mila in Francia e 100mila in Germania. Chi di loro è pensionato vedrà probabilmente crollare, nell’immediato, il valore del trattamento, a causa della probabile fortissima svalutazione della sterlina. A chi invece lavora potrebbe essere chiesto (a Brexit completata) un permesso di soggiorno per poter continuare la propria attività.  

Ci sarà poi da decidere il destino di migliaia di inglesi impiegati in seno alle istituzioni europee. È probabile che molti di loro cercheranno al più presto di ottenere la nazionalità belga, per poter continuare a lavorare nei palazzi di Bruxelles. Mentre gli studenti che volessero recarsi nel Regno Unito non potrebbero più beneficiare del programma Erasmus.

Cosa farà la Scozia?

Come detto, in Scozia ha largamente vinto il “Remain”, ovvero la volontà di non abbandonare l’Ue. La dirigente del Partito nazionale scozzese, Nicola Sturgeon, ha dichiarato che “sarebbe fondamentalmente antidemocratico se la Scozia si ritrovasse al di fuori dell’Ue, visto che ha votato in modo chiaro per restare all’interno”. Lo scenario di una disgregazione del Regno Unito appare remoto, ma non è possibile escluderlo.

 

Immagine di apertura: © Stefan Wermuth / Reuters
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