Chi è Anna Frank. Il diario, la vita, la storia

Anna Frank (Francoforte 1929 – Bergen-Belsen 1945). Di famiglia ebrea tedesca rifugiatasi ad Amsterdam negli anni dell’occupazione nazista, visse nascosta con i suoi in una stanza murata (1942-44); scoperta, fu deportata a Bergen-Belsen. Nei due anni di segregazione tenne un Diario (Tagebuch), scoperto e pubblicato nel 1946: straordinaria testimonianza, piena di forza d’animo, amore per la vita, capacità d’osservazione e di riflessione.

Da giorni sui giornali italiani si è tornati a parlare di Annelies “Anna” Frank, la ragazza tedesca ebrea che tenne un diario durante le persecuzioni naziste dei primi anni Quaranta, poi pubblicato in tutto il mondo alla fine della guerra.

Siamo a Amsterdam, nel 1942. I tedeschi occupano il Paese e perseguitano gli ebrei. Una famiglia ebrea, quella dei Frank, si rinchiude in una soffitta della fabbrica di spezie del signor Frank insieme ad alcuni amici. Nonostante le durissime condizioni di vita, la piccola Anna riesce ad avere momenti di spensieratezza e affida alle pagine del suo diario i suoi pensieri. Ma un brutto giorno i Frank sono arrestati e deportati.

La vita di Anna Frank

Anne nasce a Francoforte sul Meno nel 1929, da genitori di origine ebraica, a pochi anni di distanza dalla sorella Margot.

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La famiglia Frank si era trasferita dalla Germania a Amsterdam nel 1933, anno in cui i nazisti hanno ottenuto il controllo in Germania. Nel 1940 la famiglia rimane intrappolata a Amsterdam dall’occupazione tedesca dei Paesi Bassi. Con l’acuirsi delle persecuzioni, nel 1942, per i Frank diventa sempre più complicato non farsi trovare durante i rastrellamenti. Il padre di Anne decide perciò di nascondersi insieme alla famiglia in un alloggio ricavato nel retro della sua fabbrica, accogliendo anche Hermann van Pels con la moglie e il figlio sedicenne Peter e, poco dopo, il dentista Fritz Pfeffer. Nell’alloggio segreto Anne prosegue la stesura del suo diario personale (ricevuto in regalo il giorno del suo tredicesimo compleanno), come un epistolario indirizzato a un’amica immaginaria. Vi annota pensieri e riflessioni intime, racconta quello che accade ogni giorno: la paura della guerra, i suoi sentimenti per Peter, il conflitto con i genitori e il desiderio di diventare una scrittrice una volta tornata la pace.

Il campo di concentramento di Bergen-Belsen era un campo di concentramento nazista nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen, vicino a Celle. Adibito fino al 1943 unicamente a campo per prigionieri di guerra, negli anni che seguirono vi vennero internati anche ebrei, criminali comuni, prigionieri politici, zingari, testimoni di Geova e omosessuali. I prigionieri russi furono isolati in una apposita sezione del campo. Tra il 1943 e il 1945 si stima che circa 50.000 persone morirono nel campo, di cui oltre 35.000 di tifo nei primi cinque mesi del 1945, tra cui Anna Frank.
Il campo di concentramento di Bergen-Belsen era un campo di concentramento nazista nella bassa Sassonia, a sud-est della cittadina di Bergen, vicino a Celle. Adibito fino al 1943 unicamente a campo per prigionieri di guerra, negli anni che seguirono vi vennero internati anche ebrei, criminali comuni, prigionieri politici, zingari, testimoni di Geova e omosessuali. I prigionieri russi furono isolati in una apposita sezione del campo. Tra il 1943 e il 1945 si stima che circa 50.000 persone morirono nel campo, di cui oltre 35.000 di tifo nei primi cinque mesi del 1945, tra cui Anna Frank.

Il 4 agosto del 1944, in seguito alla soffiata di un informatore fatta alla Sicherheitsdienst, la polizia tedesca di Amsterdam, il gruppo viene arrestato e deportato ad Auschwitz. Anne e la sorella Margot verranno poi trasferite a Bergen-Belsen. Moriranno di tifo tra il febbraio e il marzo dell’anno seguente.

Il diario di Anna Frank

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio.

Settant'anni fa usciva il Diario di Anne Frank. Il mondo scopriva il volto intimo dello sterminio nazista attraverso gli occhi di una ragazzina tredicenne. "La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è cosí bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice".
Settant’anni fa usciva il Diario di Anne Frank. Il mondo scopriva il volto intimo dello sterminio nazista attraverso gli occhi di una ragazzina tredicenne. “La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è cosí bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice”.

 

 

Otto Frank, l’unico sopravvissuto della famiglia, tornò a Amsterdam dopo la guerra per scoprire che il diario di Anne era stato salvato e dedicò i suoi sforzi per arrivare a pubblicarlo, nel 1947.

“Vedo noi otto nell’alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia”, ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini. La prima edizione del Diario subì tuttavia non pochi tagli, ritocchi, variazioni. Ora il testo è stato restituito alla sua integrità originale, e ci consegna un’immagine nuova: quella di una ragazza vera e viva, ironica, passionale, irriverente, animata da un’allegra voglia di vivere, già adulta nelle sue riflessioni.

Gli adesivi di Anna Frank con la maglietta della Roma

Tutto è iniziato lunedì 23 ottobre 2017, quando in una curva dello Stadio Olimpico di Roma sono stati ritrovati degli adesivi con la foto di Anna Frank con la maglietta della Roma, inserita con un fotomontaggio. Gli adesivi erano stati attaccati dagli ultras della Lazio, notoriamente molto vicini all’estrema destra.

Foto con l'immagine di Anna Frank con la maglia della Roma e scritte antisemite di ogni tipo: i tifosi laziali hanno lasciato cartelli, adesivi e volantini allo stadio Olimpico dopo la partita col Cagliari di domenica sera. Immediata la protesta della comunità ebraica romana. Nel frattempo tutto è stato rimosso dagli addetti alle pulizie.
Foto con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma e scritte antisemite di ogni tipo: i tifosi laziali hanno lasciato cartelli, adesivi e volantini allo stadio Olimpico dopo la partita col Cagliari di domenica sera. Immediata la protesta della comunità ebraica romana. Nel frattempo tutto è stato rimosso dagli addetti alle pulizie.

 

Giustamente la polemica è montata a tal punto da comparire su tutti i giornali italiani e sui principali media stranieri. Ha avuto anche delle conseguenze pratiche: la Federcalcio ha deciso che prima delle partite della giornata di Serie A in corso venisse letta una pagina del Diario di Anna Frank. Il 24 ottobre Repubblica ha pubblicato in prima pagina un fotomontaggio della ragazza con le principali magliette delle squadre italiane di calcio, e un editoriale del direttore Mario Calabresi intitolato: “Siamo tutti Anna Frank”. La Lazio ha provato a rimediare portando una corona di fiori davanti alla Sinagoga romana. In una registrazione audio effettuata prima della deposizione dei fiori si sente il presidente della Lazio Claudio Lotito lamentarsi dell’assenza delle autorità della comunità ebraica alla cerimonia, e chiamare questo gesto “una sceneggiata”.

Siniša Mihajlović e Anna Frank

“Anna Frank? Non so chi è”. L’allenatore del Torino Siniša Mihajlović ha risposto così a chi, in conferenza stampa, gli ha chiesto un commento sui fatti innescati dall’abominevole idea dei tifosi della Lazio di distribuire volantini con l’effige di Anna Frank e la maglietta della squadra di calcio della Roma. Però no, non si può non sapere chi è Anna Frank. E a maggior ragione, viene da dire, non si può non saperlo oggi. Eppure l’allenatore del Torino, ex giocatore bandiera della Lazio, così ha risposto quando un giornalista, durante la conferenza stampa di presentazione della partita del 25 ottobre contro la Fiorentina, gli ha chiesto un commento sugli adesivi visti all’Olimpico di Roma. “Non so chi è – la prima risposta del tecnico del Torino – Non ho letto i giornali, non posso parlare di questa cosa, mi scuso, ma sono ignorante in materia”.

Di tutt’altra risma la riflessione giunta qualche giorno dopo da Luciano Spalletti, allenatore dell’Inter, con un post pubblicato sul proprio profilo ufficiale Facebook.

 

Il diario di Anna Frank, il film del 1959

Amsterdam, 1942. I tedeschi occupano il Paese e perseguitano gli ebrei. Una famiglia ebrea, quella dei Frank, si rinchiude in una soffitta della fabbrica di spezie del signor Frank insieme ad alcuni amici. Nonostante le durissime condizioni di vita, la piccola Anna riesce ad avere momenti di spensieratezza e affida alle pagine del suo diario i suoi pensieri. Ma un brutto giorno i Frank sono arrestati e deportati. Pubblicato in tutto il mondo, il diario della ragazzina è stato portato anche in teatro e il regista George Stevens nel 1959 ne ha tratto un film piuttosto serio – visibile integralmente su YouTube – affidando il ruolo della protagonista tredicenne a una ragazza che non aveva mai fatto del cinema, Millie Perkins.

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