Meis, a Ferrara un museo custodisce la storia dell’ebraismo italiano e la memoria della Shoah

A Ferrara, in un ex penitenziario, si trova la sede principale del Meis, il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah. Inaugurato con una mostra che ripercorre i primi mille anni dell’insediamento ebraico in Italia.

Ferrara e gli ebrei: un sodalizio storico di lunghissimo corso che immediatamente evoca le indimenticabili pagine romanzesche di Giorgio Bassani e le suggestioni, sia letterarie sia cinematografiche, ispirate a Il giardino dei Finzi Contini o Gli occhiali d’oro. Inevitabile dunque che dopo una lunga attesa la sede prescelta per la realizzazione del primo museo nazionale espressamente dedicato all’ebraismo italiano venisse collocata proprio nel centro storico ferrarese, in via Piangipane, entro uno spazio che include l’edificio precedentemente occupato dal penitenziario cittadino.

E fin dalla sua recente inaugurazione dello scorso dicembre è stato subito evidente come la vocazione istituzionale del Meis (Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah) consistesse nel tentativo di far coesistere universalità e specificità, ovvero integrazione e valorizzazione delle differenze, promuovendo una più approfondita conoscenza della cultura ebraica e del suo radicamento nella storia italiana degli ultimi duemila anni.

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Il Meis, Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah, si trova nel centro storico di Ferrara in via Piangipane © Marco Caselli Nirmal

Gli ebrei a Ferrara, un legame ultramillenario

Dalle tre sinagoghe alle vie del ghetto, sino al cimitero ebraico interno alle mura, Ferrara esibisce attraverso innumerevoli testimonianze architettoniche il suo legame privilegiato con un popolo che, grazie alla benevolenza dei Duchi d’Este, trovò rifugio in città riuscendo così ad aggirare espulsioni e segregazioni perpetrate da altri governanti italiani – ivi compresi i papi – ed europei.

A Ferrara affluirono infatti anche gli ebrei romani, siciliani, toscani e sefarditi espulsi dalla Spagna e dal Portogallo ed è del tutto lampante l’allusione simbolica insita nella scelta di situare il museo in un ex carcere, ovvero in un luogo di reclusione ed emarginazione che tenta di compiere una sorta di contrappasso virtuoso proponendosi come spazio di conoscenza inclusiva.

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Monete ebraiche in mostra © Marco Caselli Nirmal

L’attuale edificio, nel quale peraltro furono detenuti anche oppositori del regime fascista e ferraresi di origine ebraica come lo stesso Bassani, va inteso come parte di un più ampio complesso architettonico che verrà completato tra il 2018 e il 2020, attraverso l’aggiunta di cinque blocchi atti a rappresentare gli altrettanti libri della Torah o Pentateuco: d’altra parte il tentativo di conferire al progetto un certo pregio estetico sembra ricalcare l’esempio dell’omologo museo ebraico di Berlino, a suo tempo affidato all’estro dell’architetto Daniel Libeskind.

Il Meis inaugurato con una mostra sull’ebraismo italiano

L’attività culturale del Meis esordisce attraverso un’ambiziosa mostra che, avvalendosi dei materiali destinati a costituire la prima sezione della collezione permanente del museo, ripercorre cronologicamente la storia dell’insediamento ebraico in Italia, passando in rassegna i rapporti con il contesto socio-politico e culturale circostante, dalle origini alla Roma imperiale e tardo-antica, fino all’avvento dei Longobardi, dei Musulmani, dei Bizantini, della chiesa cattolica e di tutti i principali interlocutori delle varie epoche.

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Dietro le quinte dell’allestimento della mostra sull’ebraismo italiano al Meis: collocazione del fregio dell’arco di Tito © Marco Caselli Nirmal

L’esposizione Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni propone infatti, sino al prossimo 16 settembre, una corposa antologia di oltre duecento oggetti preziosi, tra i quali manoscritti, incunaboli, cinquecentine, epigrafi, anelli, sigilli, monete e documenti vari provenienti da tutto il mondo, che testimoniano la fitta rete di interazioni tra ebraismo e cultura italiana: un rapporto articolato e complesso che oltre alle note tragedie del secolo scorso include anche momenti di cooperazione feconda, come avvenne ad esempio in occasione delle lotte per il Risorgimento e la liberazione.

Non è del resto casuale che il nome della nostra penisola corrisponda all’ebraico I-Tal-Ya ovvero “l’isola della rugiada divina“.

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