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City quitting in Toscana, per ritrovare una vita a misura d’uomo

Con il city quitting è possibile cambiare ritmo, abbandonare la routine frenetica della città e riconquistare piano piano la qualità e il sapore della vita.

In un piccolo borgo o in un intorno rurale c’è qualcosa di diverso rispetto all’atmosfera urbana, frenetica e organizzata in base a necessità che a volte stravolgono le priorità. La qualità della vita fuori dalla città si arricchisce in qualche modo, anche se non è immediatamente percepibile come. Sarà per il tempo più lento, che scivola via tra le dita di chi è distratto ma si fa più corposo quando si presta attenzione a ogni momento; il tempo, che non è solo l’elemento assoluto marcato dall’orologio, ma qualcosa di soggettivo legato alle emozioni con cui sappiamo arricchirlo. Sarà per il modo di fare gli acquisti o per le relazioni che si intessono tra le persone, che danno forma alla comunità. Il modo per ritrovare una vita a propria misura esiste e si sta diffondendo sempre di più, in particolare in Toscana: si chiama city quitting.

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City quitting: portare la creatività fuori dalle città © IngImage

Cos’è il city quitting

Non è raro trovare chi decide di fare city quitting e letteralmente abbandonare le città per ritirarsi in luoghi più a misura d’uomo e godere al meglio di questo approccio che sembra svelare un nuovo senso della vita. Ma non si tratta semplicemente di andare a vivere in campagna e cambiare vita. Il termine, nel suo significato più contemporaneo, si riferisce a una classe creativa che decide di allontanarsi dalla città, con i suoi costi elevati, le tensioni e l’inquinamento, per godere della migliore qualità della vita che offrono realtà più piccole, con un maggior contatto con la natura, ritmi meno frenetici, orizzonti nuovi; l’obiettivo è dare un nuovo respiro alla propria professione e alla propria creatività, consapevoli che la tecnologia può colmare la distanza fisica che separa dai centri urbani.

Spesso infatti nella routine cittadina di ogni giorno si perdono i dettagli, l’attenzione si fa blanda e la vita si appiattisce, velocizzata e a volte isterica, tra tappe obbligate, incastrate in un meccanismo infinito di automatismi, sguardi rapidi e dialoghi ridotti all’osso, per non perdere tempo o per una sorta di formalità che non ci permette di penetrare la sfera personale dell’altro. Quando questa routine si spezza o viene coscientemente interrotta, quando ci si ferma ad ascoltare, l’attitudine della persona cambia, e cambia il modo di relazionarsi con gli altri e di vivere un luogo. E per chi non è disposto a fare scelte così radicali come trasferirsi definitivamente, anche una breve vacanza è un buon modo per staccare e tornare ad apprezzare le piccole cose.

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Formaggi tipici a Pienza, regno del pecorino © IngImage

Borghi e mestieri in Toscana 

La Toscana è storicamente una terra ricca di borghi antichi e città a misura d’uomo nelle cui strade non mancano le piccole realtà artigiane tradizionali, che permettono ancora oggi di viaggiare nel tempo alla scoperta di antichi mestieri, storie e personaggi, conoscere e osservare il lavoro dei maestri nelle loro botteghe.

Nella provincia di Firenze, per esempio, si trova la ceramica di Montelupo, prodotta già nel Medioevo, ed è possibile visitare le botteghe orafe e i laboratori del profumo; nel Casentino troviamo il ferro battuto e il tipico panno di lana; nei dintorni di Pisa il cuoio e l’alabastro di Volterra; nel Senese il cristallo e la terracotta di Asciano.

In Toscana sono una quarantina i borghi storici riconosciuti dal Touring Club Italiano con la Bandiera arancione. La ricchezza delle tradizioni, non sono solo artigianali ma anche gastronomiche, si esprime al meglio proprio nei borghi, che ben rispecchiano uno stile di vita a tempo lento, intriso di cura e passione. Ogni luogo ha le sua peculiarità e i suoi sapori, e merita di essere scoperto con il giusto tempo. Per citarne un paio abbiamo Pienza, la città ideale del Rinascimento con antichissime origini etrusche e patria di un ottimo pecorino, e Montalcino, regno del Brunello, vino apprezzatissimo.

Acquisti consapevoli

Meno centri commerciali, meno catene di bar e negozi. La spesa in campagna, in un borgo o in un piccolo paese si fa dal fruttivendolo o dal macellaio, in diversi luoghi, ognuno selezionato per la sua peculiarità e il suo valore. Ognuno con una persona dietro al bancone che non è un semplice venditore ma un estimatore e conoscitore del proprio lavoro e dei prodotti che vende e spesso produce. Antichi saperi e competenze prendono forma sul bancone di un laboratorio e si perpetuano continuamente. E chi frequenta queste botteghe si fa testimone e portavoce della qualità di quel lavoro.

Chi decide di comprare nei piccoli negozi inevitabilmente si tratterrà per scambiare due parole in più, per sapere cos’ha di speciale il prodotto che sta comprando. Nei negozi di cibo il più delle volte si assaggia, si crea fiducia. Nelle botteghe degli artigiani i maestri mostrano e spiegano il proprio lavoro, educando anche le persone alla scelta. Quelle persone consapevoli che sanno che alla lunga la qualità è il migliore investimento. Ed è proprio sull’educazione e sulla conoscenza delle persone e delle realtà che ci stanno intorno che si fonda un futuro più sostenibile e cosciente, una maggiore vicinanza tra le persone, un senso di comunità più forte.

Nei borghi non si corre, si rallenta. Ci si sofferma, ci si saluta, si ascolta. Nella lentezza e negli scambi autentici un barlume può mostrare quello che conta davvero, si può percepire un obiettivo più grande, il senso vero della vita.

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in collaborazione con Toscana Promozione Turistica

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