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Abbiamo intervistato il presidente del Consorzio Canapa Italia sui recenti risultati nella produzione e nel consumo italiano della canapa e sui possibili sviluppi del settore.
Nel luglio 1999 nasce un Consorzio per favorire la diffusione,
la coltivazione e il consumo della canapa: per la produzione di
fibra tessile una volta di primaria importanza in Italia, poi
abbandonata con l’avvento delle fibre sintetiche e ora rivalutata
per le sue molteplici proprietà e di carta. Il Consorzio
è un’organizzazione no-profit che riunisce aziende
rappresentative dell’intera filiera: il sementiere, l’azienda
agricola e le aziende industriali della filiera tessile e della
carta. Canapaitalia programma, coordina e organizza
l’attività agricola, di trasformazione e il collocamento sul
mercato dei prodotti ottenuti.
Qual è attualmente la situazione della coltivazione di
canapa in Italia e quale il futuro?
Il Consorzio promuove la coltivazione della canapa attualmente in
provincia di Ferrara, un’area dove si otteneva fibra di canapa
della migliore qualità, prima che negli anni ’50 fosse
abbandonata la produzione. Degli antichi fasti, era rimasto poco:
una unica macchina per la stigliatura, presso la Zecca Italiana,
peraltro completamente arrugginita e solo 100 kg. di semi.
Altri paesi in Europa e in Asia producono canapa, ma nessuna di
loro ha il know-how che c’è in Italia, necessario per
produrre un filo per un tessuto “moderno” come il nostro che
può durare 200-300 anni.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri c’è da sottolineare
il fatto che l’agricoltura italiana, pur essendo il basamento
dell’economia italiana è l’argomento più bistrattato
e mal organizzato. Oggi produciamo il miglior biologico europeo, ma
è stata tutta una fatica dei singoli. Lo stesso vale per
l’argomento canapa. E’ necessario sperimentare la coltivazione, si
ricercano e si provano le macchine per la meccanizzazione delle
diverse fasi agricole, si individuano i sistemi per la prima
lavorazione della canapa per trasformare questa fibra in tessuto.
Il settore tessile è una delle principali opportunità
per l’utilizzo e lo sviluppo di questa pianta.
Molti altri possono essere gli utilizzi dei semilavorati della
canapa: cellulosa per la carta e fibre corte e canapulo per la
bioarchitettura. Basti pensare che il truciolare di canapa pesa 10
volte meno di uno prodotto con altro materiale.
Inoltre la canapa è una coltivazione che ben si presta alla
rotazione agricola, e sappiamo che il mondo agricolo italiano
è costantemente alla ricerca di nuove colture da inserire
nei piani di coltivazione.
Qual è la risposta del settore tessile a questo
prodotto?
In questo caso parlano i numeri.
Nei primi mesi del ’99 l’importazione del lino e delle fibre
vegetali, vista anche l’attenzione ai prodotti naturali e biologici
dei consumatori, ha avuto un incremento dell’83% rispetto al
’98.
Prima dell’estate 2000 si sono prodotti 14.000 metri con tessuti al
50% canapa.
Prima dell’estate 2001 si sono prodotti 140.000 metri sempre con
tessuti al 50% canapa.
A oggi sappiamo che i prodotti con canapa all’interno della grande
distribuzione rappresentano il 30% di “sell out” in più
rispetto alle altre fibre vegetali.
E questi sono solo i nostri numeri.
Quali sono i vantaggi di un vestito confezionato con il tessuto
di canapa?
Può essere usata d’estate e d’inverno, perché
è fresca e contemporaneamente anche calda a differenza del
lino che è solo fresco.
La canapa inoltre si può mischiare col cotone, col lino, col
poliestere, con la viscosa e anche con la lana e in quest’ultimo
caso si produce un panno meraviglioso: sembra un “denim”
gigantesco, perché le inserzioni in trama danno un senso
diagonale al panno, che è resistentissimo grazie alla fibra
di canapa. Inoltre è “vestibilissimo”, perché la
fibra si allunga e si “accomoda” sulla persona.
Quali sono i costi di questo prodotto?
La canapa costa di più del cotone convenzionale
perché ha un ciclo di trasformazione più complicato.
In media il 20-30% in più rispetto al cotone
convenzionale.
Nonostante il prezzo più alto il prodotto viene recepito e
comunicato dal consumatore, perché è un prodotto di
provocazione e il consumatore sa che c’è grande attenzione
all’ambiente.
Il pubblico, ne approva i contenuti, è contento, ne parla e
ne decreta il successo.
Possiamo elencare, in ordine crescente, i costi dei prodotti:
Cotone convenzionale
Cotone biologico
Lino convenzionale
Lino biologico (costa 5-7% in più del convenzionale)
Canapa convenzionale (proviene dai paesi dell’Est e costa un 5-9%
in meno di quella bio)
Canapa biologica (proveniente dalla Francia e dall’Italia. Rispetto
al cotone biologico ha un costo maggiore del 10-15%).
Tomaso Scotti
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