Coronavirus

Coronavirus, il mondo va incontro alla recessione più grave dopo la crisi del 1929

Il coronavirus farà crollare di tre punti il pil globale, con perdite pari a 9mila miliardi di dollari nel 2020. A dirlo è il Fondo monetario internazionale

C’era grande attesa per il World economic outlook, il bollettino con cui il Fondo monetario internazionale (Fmi) fa periodicamente il punto sull’andamento dell’economia globale. L’aggiornamento di aprile 2020 fa una stima delle conseguenze della pandemia di coronavirus, ed è una stima drammatica: una contrazione del 3 per cento dell’economia globale nel corso dell’anno. Per avere un termine di paragone, la crisi finanziaria globale del 2008-2009 aveva portato appena a un meno 0,1 per cento.

Le previsioni del Fmi sull’economia globale

Ma a cosa corrisponde esattamente una flessione del 3 per cento dell’economia globale? A dare una risposta è la capo economista del Fmi Gita Gopinath: tra il 2020 e il 2021, spiega, potrebbero andare in fumo 9mila miliardi di dollari di pil. Un valore che supera quello delle economie di Germania e Giappone messe insieme. Era dai tempi della crisi del 1929 che non si assisteva a una recessione di questo calibro. Al tracollo dovrebbe seguire un rimbalzo pari al 5,8 per cento nel 2021. Una ripresa tangibile ma pur sempre parziale, continua Gopinath, perché resta al di sotto rispetto alle proiezioni di crescita elaborate dal Fmi prima dello scoppio della pandemia.

Tutto questo secondo lo scenario di base, che presuppone che nel secondo semestre di quest’anno la pandemia si attenui e che quindi le misure di contenimento possano essere progressivamente dismesse. “I rischi di conseguenze ancora più gravi, tuttavia, sono sostanziali”, continua il report, che fa appello ai governi affinché mettano in campo provvedimenti rapidi, coraggiosi ed efficaci. Da un lato per rallentare il contagio e salvare vite umane. Dall’altro lato per scongiurare il tracollo di quegli specifici settori che sono stati travolti in modo particolarmente violento dall’emergenza, avviando un mix di misure fiscali, monetarie e finanziarie. Tutto ciò senza dimenticare la cooperazione multilaterale, indispensabile per dare respiro ai paesi più colpiti e a quelli che hanno sistemi sanitari particolarmente deboli.

I dati sull’Italia e sull’Europa

Particolarmente dura la batosta per l’Italia, che secondo il Fondo monetario internazionale deve attendersi un vero e proprio crollo del pil: meno 9,1 per cento nel 2020. Anche in questo caso è prevista una ripresa l’anno successivo, pari al 4,8 per cento, ma è una magra consolazione. Se è vero infatti che il gruppo delle economie avanzate sarà colpito in modo particolarmente violento dalla recessione (meno 6,1 per cento del pil nel 2020) e che i dati sono ancora peggiori nell’area euro (meno 7,5 per cento), è anche vero che in Europa solo la Grecia vede un orizzonte più cupo, con un meno 10 per cento previsto nel 2020.

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Anche la Spagna è destinata a pagare un prezzo drammatico, con una contrazione del pil pari all’8 per cento nel 2020, solo parzialmente compensata dall’aumento del 4 per cento previsto per l’anno successivo. Proprio il 14 aprile, lo stesso giorno della pubblicazione del rapporto del Fondo monetario internazionale, il paese ha superato la soglia simbolica del mese di lockdown. E migliaia di addetti del ramo edile e manifatturiero hanno fatto ritorno al loro posto di lavoro, in seguito al primo allentamento delle restrizioni concesso dall’esecutivo di Pedro Sánchez.

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Gran Via, Madrid © Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

Per la Francia il Fmi prevede un meno 7,2 per cento del pil nel 2020, seguito da un +4,5 per cento nel 2021. Ma il ministro dell’Economia e delle finanze Bruno Le Maire, intervistato dal canale Bfm Tv, è ancora più pessimista. Fino alla settimana precedente la banca centrale stimava una contrazione dell’economia pari al 6 per cento nel 2020, ma la stima è stata rivista, arrivando all’8 per cento. Il presidente Emmanuel Macron ha prolungato le misure di confinamento fino all’11 maggio, disponendo per quella data la riapertura delle scuole dell’infanzia e primarie.

Bloomberg: la recessione negli Usa è certa

È fin troppo ottimista credere che gli Stati Uniti siano a rischio recessione: la verità è che andranno incontro sicuramente a una recessione nell’arco dei prossimi 12 mesi. Parla chiaro il modello statistico sviluppato dagli economisti di Bloomberg Eliza Winger, Yelena Shulyatyeva, Andrew Husby e Carl Riccadonna, che incrocia una serie di dati sulle dinamiche dell’economia e dei mercati finanziari.

New York, lockdown, coronavirus
Il Grand Central Terminal di New York completamente deserto all’ora di punta, durante il periodo di lockdown necessario per contenere il coronavirus © Cindy Ord/Getty Images

L’esito del coronavirus è un clamoroso 100 per cento di probabilità di recessione, che mette già virtualmente fine a una fase espansiva che perdurava da anni. Alcuni dati non sono ancora disponibili e andranno integrati in un secondo momento, ma per ora pesa particolarmente l’ondata-record di domande per i sussidi di disoccupazione settimanali; ne sono state presentate circa 10 milioni negli ultimi quindici giorni di marzo. Secondo alcuni analisti, circa 20 milioni di americani avranno perso il lavoro entro luglio.

Stando ai dati diffuse dalla Johns Hopkins University il 14 aprile, nel territorio statunitense almeno 584.073 persone hanno contratto il coronavirus e 24.485 sono morte. Tre decessi su dieci sono avvenuti nella città di New York, che da sola registra 106.763 casi confermati.

 

Foto in apertura © Kevin Dell / Unsplash
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