Violenza sulle donne, già 104 vittime di femminicidio in Italia nel 2022

Sono già 104 le donne vittime di femminicidio in Italia dall’inizio dell’anno: non bastano le leggi, la violenza sulle donne è una piaga culturale.

  • Sono 104 le donne uccise in Italia nei primi 11 mesi del 2022.
  • L’anno scorso erano state 100 in tutto l’anno: il femminicidio è sempre un probema.
  • Il Parlamento verso il rinnovo della Commissione d’inchiesta.

Il femminicidio, vale a dire l’uccisione di una donna in quanto donna da parte del partner o di un ex, o di un familiare, è una piaga che neanche quest’anno ha accennato minimamente a richiudersi in Italia. Al contrario, incrociando i dati di alcuni dei rapporti pubblicati alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, si evince che il problema è sempre più che attuale, e anzi è in peggioramento.

Numeri inequivocabili 

Se infatti scorso anno, secondo l’Istat, le donne uccise in una relazione di coppia o in famiglia erano state esattamente 100, dall’inizio del 2022 fino a ieri le vittime sono state già 104, secondo i dati delle forze di polizia contenuti nel report “Il pregiudizio e la violenza contro le donne” elaborato dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. 104 vs 100: e manca ancora più di un mese alla fine dell’anno….

Anche i dati disaggregati fanno rabbrividire: il 58,8 per cento delle donne è vittima di un partner o ex partner, la cui età non certamente elevata (più di un omicida su 4 è nella fascia tra i 31 e i 44 anni) smorza anche un po’ di speranze legate a un cambio culturale delle nuove generazioni.

Un terzo rapporto, infine, realizzato da Eures, mette in luce altri elementi importanti. il primo è che è in diminuzione l’incidenza delle grandi aree metropolitane come regioni dal rischio più elevato per le donne: in cima alla graduatoria nazionale per numero di femminicidi si conferma anche nel  2022 Roma, ma con 8 femminicidi, a fronte dei 14 vittime del 2021), in calo anche Milano (5 femminicidi, 2 in meno rispetto all’anno scorso).  L’altro è che aumentano i femminicidi a mani nude (+26,3 per cento, con 24 donne uccise) e in particolare quelli da percosse, che passano dai 3 casi del 2021 agli 8  del 2022, accompagnati da esplosioni di rabbia spesso derivanti dalla  impossibilità di esercitare il proprio controllo sulle scelte o sui comportamenti delle vittime. La fotografia esatta, insomma, del retroterra culturale che insiste dietro al fenomeno del femminicidio.

Nonostante il Codice rosso 

Molto è stato fatto negli anni passati per contrastare questo odioso crimine a livello legislativo, in particolare con l’adozione della legge Codice rosso nel 2019 che ha introdotto una serie di fattispecie di reato specifiche, che però non hanno ancora spostato troppo: se nel 2022 crescono le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (+12 per cento) e le lesioni con deformazioni o sfregio permanente al viso (+17 per cento), diminuiscono i reati di costrizione o induzione al matrimonio (-53 per cento) e il revenge porn (-20 per cento).

Ma il problema resta appunto culturale: è quello che ha spiegato anche la senatrice Valeria Valente, nel giorno in cui il Senato ha approvato all’unanimità l’istituzione anche per la nuova legislatura di una Commissione parlamentare per il contrasto al femminicidio e a tutte le violenze di genere, che stavolta sarà bicamerale: “E’ bello sentire oggi tante forze politiche, che fino a qualche anno fa mettevano al centro solo la repressione e la punizione, chiedere all’unisono di investire soprattutto in formazione nei nostri giovani, in un cambio di mentalità nel riconoscere il fenomeno – ha detto Valente, che della Commissione è stata la presidente finora – La violenza è l’espressione di una sperequazione di potere esistente nella relazione tra l’uomo e la donna”.

Una sperequazione che passa anche dall’aspetto economico: non a caso ancora oggi le donne lavorano meno, o sono pagate meno a parità di condizioni lavorative, e sono dunque messe spesso nell’impossibilità di rendersi indipendenti da coloro che le maltrattano. A questo proposito, nel giorni scorsi, il Parlamento europeo ha finalmente approvato la direttiva Women on boards, che introdurrà criteri di trasparenza per assunzioni e retribuzioni.

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