Elezioni in Germania, in testa la Spd. Ma per il governo occorrerà negoziare

Dalle elezioni in Germania non è uscita una maggioranza netta. Per il nome del nuovo cancelliere occorrerà attendere i negoziati tra i partiti.

I cittadini della Germania si sono recati alle urne nella giornata di domenica 26 settembre per eleggere 598 deputati del Bundestag, la Camera bassa del parlamento tedesco e per scegliere il nuovo cancelliere che dovrà guidare il governo di Berlino. Dopo sedici anni alla guida della prima economia europea, per la prima volta la conservatrice Angela Merkel non si è candidata.

I verdi di Annalena Baerbock terzo partito in Germania

I risultati, ancora provvisori, indicano un testa a testa tra il candidato socialdemocratico Olaf Scholz (Spd), che risulta in testa con il 25,7 per cento delle preferenze, e il conservatore (sostenuto da Markel) Armin Laschet, che avrebbe ottenuto il 24,1 per cento. Terzi i verdi guidati da Annalena Baerbock, attestati sul 14,8 per cento. Più indietro i liberali dell’Fpd, la destra estrema dell’Afd e la sinistra radicale Linke.

La candidata dei verdi Annalena Baerbock
La candidata dei verdi Annalena Baerbock © Filip Singer – Pool/Getty Images

Si tratta di dati che, in ogni caso, non cambieranno di molto. Ciò che è chiaro è che dalle urne non è uscita una maggioranza parlamentare chiaramente identificabile. Basti pensare che lo stesso Laschet, benché arrivato secondo, non ha abbandonato l’ipotesi di un governo a guida conservatrice: “Chi ha detto che è un partito non giunto in testa non abbia diritto a tentare di formare una coalizione di governo?”, ha spiegato il candidato di centrodestra.

Cancelliere non espressione del partito vincitore? Numerosi i precedenti

Difficile, tuttavia, ipotizzare un passo indietro da parte dei socialdemocratici. E ancor più problematica sembra la possibilità di un accordo tra gli ecologisti e i partiti conservatori Cdu-Csu, che però potrebbero provare a negoziare con i liberali. È chiaro però che le sorti dell’esecutivo tedesco dipenderanno dai negoziati che, a partire da oggi, vedranno protagonisti i leader dei vari partiti. Fino al raggiungimento di un accordo, sarà l’attuale cancelliera Angela Merkel a garantire le funzioni di governo.

angela merkel cdu germania
La cancelliera tedesca uscente Angela Merkel © Sean Gallup/Getty Images

Va detto che l’idea di Laschet non in ogni caso priva di fondamento: alle elezioni legislative del 1969, 1972, 1976 e 1980, ad esempio, i conservatori ottennero la maggioranza relativa ma poi il cancelliere fu espressione dei socialdemocratici, grazie al sostegno dei liberali. Questi ultimi, in effetti, hanno però poi governato con i conservatori negli anni di Helmut Kohl tra il 1982 e il 1998, quindi hanno sostenuto la stessa Merkel tra il 2009 e il 2013.

Crollano i conservatori, male destra estrema e sinistra radicale

Da parte sua, il socialdemocratico Scholz ha affermato che “un gran numero di elettori a votato per la Spd, dimostrando la volontà di un cambiamento”. Altra parte, per il centro sinistra si tratta di fatto di una vittoria, dal momento che il partito è passato dal 20,5 per cento dei suffragi ottenuti nel 2017 a superare il 25 per cento. Al contrario, i conservatori hanno perso circa nove punti percentuali rispetto all’ultima tornata elettorale, e ben 17 punti rispetto al 2013: quello di domenica è il peggior risultato della storia del partito conservatore tedesco. Soprattutto in alcune aree, come nei feudi di Cdu e Csu rappresentati dalla Meclemburgo-Pomerania Anteriore o dalla Renania del Nord-Westfalia, dove hanno trionfato rispettivamente i socialdemocratici e i verdi.

La frammentazione politica della Germania farà in ogni caso sì che, per la prima volta, non basteranno due partiti (ad eccezione dell’ipotesi politicamente remota di una grande coalizione tra conservatori e progressisti) per formare una maggioranza parlamentare: occorrerà che siano almeno tre. Sia Scholz che Laschet, se vorranno formare un governo, avranno bisogno dell’Fdp ma anche dei verdi, che hanno guadagnato quasi sei punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti.

I grandi sconfitti delle elezioni in Germania appaiono infine i due partiti radicali: la destra estrema dell’Afd, in calo di oltre il 2 per cento, e la sinistra di Die Linke, che non dovrebbe raggiungere la soglia di sbarramento del 5 per cento, necessaria per essere rappresentati in parlamento.

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