Il ministero dell’intelligence israeliano ha proposto di espellere tutti i palestinesi da Gaza

In un documento interno, il ministero dice che è la soluzione più auspicabile per la sicurezza di Israele. Ma il governo dice che “è solo una proposta”. L’Egitto intanto schiera i carri armati.

  • La proposta è contenuta in un documento che il governo considera solo un “concept paper”.
  • La migrazione forzata degli abitanti della Striscia di Gaza non sarebbe quindi all’ordine del giorno.
  • Ma intanto l’Egitto, allarmato, schiera i suoi carri armati al confine con la Striscia.

Gila Gamliel, a capo del ministero dell’intelligence israeliano, ha elaborato una proposta scioccante con cui raccomanda al governo il trasferimento forzato e permanente di 2,3 milioni di persone della Striscia di Gaza verso la penisola egiziana del Sinai. Si tratta di un documento di 10 pagine, pubblicato il 13 ottobre 2023, a sei giorni dall’assalto di Hamas, e riporta il logo del ministero. A darne notizia per primo è stato il sito israeliano Calcalist, mentre il sito di informazione palestinese +972 Magazine lo ha riportato per la prima volta tradotto in inglese. Anche il sito d’informazione Mekomit ha riportato il documento del ministero, in ebraico. Il rapporto è stato poi ripreso anche dalla testata israeliana Hareetz, dall’agenzia internazionale Associated Press ed è stato segnalato da WikiLeaks.

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Il ministro dell’Intelligence Gila Gamliel alla destra del primo ministro Benjamin Netanyahu © ABIR SULTAN/POOL/AFP via Getty Images

In cosa consiste la proposta del ministero dell’intelligence

Il ministero dell’Intelligence è un organo governativo nato di recente. Produce ricerche politiche indipendenti e condivide le sue proposte con le agenzie di intelligence, l’esercito e altri ministeri. Le sue proposte non sono vincolanti, per questo – scrivono i giornali – ha un’influenza piuttosto piccola sulle attività di governo. Ma è pur sempre un ministero che, in questa fase della guerra in corso tra Israele e Hamas, è stato chiamato in causa per valutare tre proposte riguardanti il rapporto tra il ​​futuro dei palestinesi nella Striscia di Gaza e la sicurezza di Israele.

L’invito finale è, quindi, quello di trasferire l’intera popolazione della Strisci: una vera e propria “migrazione forzata” da compiere con l’aiuto della comunità internazionale, si legge nel documento. Comunità che non ha reagito alla notizia. Perché, benché l’idea sia rimasta sulla carta senza alcun piano d’azione, il solo fatto che sia stata concepita equivale a mostrare la mancanza di volontà di Israele di risolvere il conflitto riconoscendo il diritto dei palestinesi ad abitare la loro terra. In più, la migrazione forzata andrebbe a inasprire ancora di più le condizioni di vita di milioni di persone.

Ma per ora il documento che riguarda Gaza non è realtà

Nel documento – dove il trasferimento di massa è ritenuta l’alternativa più auspicabile per la sicurezza di Israele ma che per il momento non è stato attuato – si propone di spostare la popolazione civile di Gaza in tendopoli nel nord del Sinai, per poi costruire città permanenti e un corridoio umanitario, senza spiegare nei dettagli come realizzare tutto questo. Inoltre, si propone di istituire una zona di sicurezza all’interno di Israele per impedire l’ingresso dei palestinesi sfollati, quindi fare di tutto per prevenire un loro possibile ritorno. Infine, il rapporto non dice cosa ne sarà di Gaza una volta rimossa interamente la sua attuale popolazione.

Il documento respinge altre due opzioni, che sono ripristinare l’Autorità palestinese con sede in Cisgiordania come sovrana a Gaza, o sostenere un altro regime locale diverso da Hamas. Il ripristino dell’Autorità palestinese, che è stata espulsa da Gaza dopo una settimana di guerra nel 2007 che ha portato Hamas al potere, viene considerata dagli autori del rapporto “una vittoria senza precedenti del movimento nazionale palestinese, una vittoria che costerà la vita di migliaia di civili e soldati israeliani, e non salvaguarda la sicurezza di Israele”, c’è scritto nel documento.

Il governo israeliano minimizza: è solo un “concept paper”

L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha per ora minimizzato il rapporto compilato dal ministero dell’Intelligence, declassandolo a “esercizio ipotetico”, un “concept paper”. Ma così facendo, ne ha comunque legittimato l’autenticità. Intanto però le conclusioni del rapporto confermano i timori egiziani di vecchia data che Israele voglia fare di Gaza un problema dell’Egitto, e hanno ravvivato nei palestinesi il ricordo del loro trauma più grande, la nakba, ovvero lo sradicamento di centinaia di migliaia di persone che fuggirono o furono costrette ad abbandonare le loro case durante i combattimenti del 1948.

“Siamo contrari al trasferimento in qualsiasi luogo, in qualsiasi forma, e lo consideriamo una linea rossa che non permetteremo che venga oltrepassata”, ha detto del rapporto Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Mahmoud Abbas, meglio conosciuto come Abū Māzen. “Non permetteremo che ciò che accadde nel 1948 accada di nuovo”. Uno sfollamento di massa, ha detto Abu Rudeineh, equivarrebbe “a dichiarare una nuova guerra”.

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Tank israeliani © JALAA MAREY/AFP via Getty Images

L’Egitto intanto schiera i carri armati al confine

Il ministero degli Esteri egiziano guidato da Sameh Shoukry non ha risposto alle richieste di commento. Ma l’Egitto ha chiarito durante questa guerra che non vuole accogliere un’ondata di rifugiati palestinesi.

L’Egitto teme da tempo che Israele voglia imporre l’espulsione permanente dei palestinesi dal suo territorio, come accadde durante la guerra per l’indipendenza di Israele. L’Egitto governò Gaza tra il 1948 e il 1967, quando Israele conquistò il territorio, insieme alla Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha affermato che un afflusso di massa di rifugiati da Gaza rischierebbe di portare militanti nel Sinai, che potrebbero lanciare attacchi contro Israele e mettere in pericolo il trattato di pace del 1979 tra i paesi. Al-Sisi ha proposto invece a Israele che ospiti i palestinesi nel deserto del Negev, rimandendo in territorio israeliano, finché non porrà fine alle sue operazioni militari. Intanto, l’Egitto ha cominciato a schierare i carri armati al confine con la Striscia di Gaza.

Ma l’Egitto non sarebbe necessariamente l’ultima tappa dei profughi palestinesi. Il documento parla anche di Turchia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che potrebbero sostenere il piano di trasferimento forzato sia finanziariamente, sia accogliendo i residenti sradicati di Gaza come rifugiati e, a lungo termine, come cittadini. Anche il Canada è designato, date le sue politiche – dice il rapporto – “indulgenti” nei confronti degli immigrati, come potenziale obiettivo del reinsediamento. Insomma, per il ministero dell’Intelligence i palestinesi possono stare ovunque, tranne che in Palestina.

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