Festival dei diritti umani 2017, perché parole e silenzi sono ugualmente importanti

Com’è andato il Festival dei diritti umani che si è tenuto alla Triennale di Milano. Un festival di cui si sente il bisogno, oggi più che mai.

La seconda edizione del Festival dei diritti umani ha attirato l’attenzione sul tema della libertà di espressione, argomento che ancora oggi ha bisogno di attente riflessioni per rivendicarne la necessità in un’epoca in cui troppo spesso viene attaccata e compromessa.

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la proprio opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

(Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo)

Ogni parola ha conseguenze, ogni silenzio anche

“Ogni parola ha conseguenze, ogni silenzio anche”, questa citazione da Jean Paul Sartre è servita da guida e riferimento per la manifestazione che si è tenuta dal 2 al 7 maggio alla Triennale di Milano e il cui programma ha offerto incontri con gli studenti organizzati con la collaborazione del Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti), la proiezione di una selezione di 19 documentari in concorso e tre fuori concorso selezionati dal Sole Luna Festival e di una selezione di lungometraggi scelti da Vanessa Tonnini, programmatrice e direttrice artistica del Festival Rendez-Vous, e ancora mostre, convegni, dibattiti e dialoghi con intellettuali e studiosi italiani e internazionali.

Ciò che è emerso con più forza dalla sintesi di questi scambi culturali è la presenza pressoché costante dell’utilizzo di una parola che ha attraversato l’edizione del festival seppur declinata in diversi contesti: rispetto. Un termine che racchiude un significato ampio e fondamentale per la serenità di ogni essere vivente, condizione senza la quale non è possibile alcun amor proprio e reciproco e che si fa notare per la sua assenza o presenza in quasi ogni ambito della nostra esistenza. Un concetto spesso di un’importanza apparentemente ovvia, ma se assente capace di sconvolgere individui e comunità, donne e uomini di ogni età e di qualsiasi provenienza.

La libertà di espressione è essenziale e non scontata

Oggi più che mai i contrasti che definiscono il mondo sono evidenti e paradossali: mentre in alcuni Paesi si è vittime di brutali censure e ci si prepara a combattere per guadagnarsi nuovamente il diritto di parola, in altri ci si auto-conferisce quello di trascinatori di menti, anche senza avere alcuna reale autorità derivante da studi ed esperienza, o anche solo da un’intelligenza portatrice di valori come libertà e rispetto. In situazioni di questo tipo, di cui non mancano certo gli esempi, si è spesso vittime di una deriva negativa e lamentosa, fatta di atteggiamenti critici cui non fanno seguito ipotesi costruttive. Uno dei meriti del Festival dei diritti umani è stato proprio quello di aver affrontato di petto la questione della libertà d’espressione, e per analogia del rispetto, non tanto per denunciarne l’assenza quanto per ricordarne la necessità e l’importanza essenziale. Un impegno che molti riescono ogni giorno a diffondere attraverso l’esercizio e lo studio di questi concetti, evitandone non solo l’estinzione, ma soprattutto la scontatezza.

festival dei diritti umani
Achilleas Souras e autore di S.O.S Save Our Souls

La libertà di espressione segue un altro tema attualissimo su cui il festival aveva incentrato la sua prima edizione, i diritti delle donne con un focus sulla Tunisia. Con questo manifesto il direttore Danilo De Biasio aveva inaugurato la prima edizione della manifestazione culturale. C’è bisogno di un Festival dei diritti umani. Ora più che mai.

Un’esigenza che prende forza ad ogni barca che sfida il mare affidandosi agli schiavisti del Ventunesimo secolo, nello sguardo spaventato di un genitore che prova a garantire il futuro al proprio figlio facendolo passare nel varco del filo spinato, ogni volta che una donna si ribella ad un sopruso compiuto in nome di religioni, consuetudini o interessi. Immagini che si fanno carne, luoghi lontani che diventano così vicini con l’esplosione di guerre, con il perdurare delle crisi. Ma dove c’è un abuso, prima o poi, ci sarà anche chi lotterà per sconfiggerlo, per restaurare il diritto cancellato e per tutelarlo a favore delle nuove generazioni. Il Festival dei diritti umani vuole raccontare questo ciclo perenne e vitale. Film, documentari, racconti, esperienze. Da luoghi lontani ma anche inaspettatamente vicini.

Un festival che usa più linguaggi per raggiungere il maggior numero possibile di persone a partire dagli studenti, i cittadini che determineranno il nostro futuro.

Un festival di cui c’è bisogno. Oggi più che mai

Il Festival dei diritti umani 2017 è stato organizzato da Reset-Diritti umani, con il patrocinio della presidenza della Camera dei deputati, del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, della città metropolitana di Milano, del comune di Milano, dell’Ordine degli avvocati di Milano, di Amnesty International, dell’Università degli studi di Milano e dell’Università Milano-Bicocca. Il comitato di coordinamento e direzione è composto da Paolo Bernasconi, Giancarlo Bosetti e Danilo De Biasio, che ne è direttore.

Il programma del festival ha preso il via martedì 2 maggio da un duello verbale tra due gruppi di ragazzi che si sono sfidati a colpi di repliche, seguito dalla proiezione di Un bacio, film di Ivan Cotroneo e da domande e riflessioni sul bullismo. Nelle giornate a seguire, si sono alternati numerosi incontri, dibattiti, proiezioni, testimonianze e interventi di coloro che possono raccontare in prima persona cosa significhi subire la censura, cosa sia la libertà di espressione, come mai sia così importante difenderla. Voce narrante del festival, per il secondo anno di fila, è stata quella di Gianluca Costantini, che lo ha raccontato attraverso le sue vignette.

Durante gli appuntamenti si è parlato di rispetto relativamente a differenti situazioni: lì dove la sua mancanza porta ad abusi di potere e a dittature, come in Turchia, Russia e Cina, oppure dove si traduce in atteggiamenti di violenza psicologica e fisica, come il bullismo. Inoltre, sono state discusse quelle situazioni più velate, ma non per questo meno gravi e portatrici di valori opposti alla tolleranza e al rispetto. Si tratta, per esempio, dell’ormai diffusissimo “hate-speech”, l’utilizzo di un linguaggio fatto di accuse e giudizi da parte dei media che snaturano così la missione stessa del proprio mestiere. E ancora, non si è persa occasione per ricordare quanto sia importante portare rispetto verso tutte le vittime degli atteggiamenti citati sopra e altri ancora.

Il Festival dei diritti umani 2017 ha dato prova di toccare temi che in tanti hanno bisogno di analizzare, conoscere e spiegare, a testimonianza dell’universalità e immortalità degli atteggiamenti di tolleranza e rispetto tra gli esseri viventi e dei disastri in cui incorriamo lì dove mancano.

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