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Si chiama Climate Sense ed è un’esperienza immersiva per comprendere cosa vorrà dire convivere con il clima del futuro.
“Il 2026 è stato uno degli anni più freschi del resto delle nostre vite”. La frase, pronunciata di recente dalla geografa francese Magali Reghezza-Zitt, riassume in modo estremamente efficace la realtà che vive in questa fase il clima della Terra. L’umanità ha continuato finora ad aumentare le emissioni mondiali di gas ad effetto serra, alimentando il riscaldamento globale. Il più diffuso tra tali gas, il biossido di carbonio, è inoltre una molecola stabile: ciò significa che una volta dispersa nell’atmosfera vi rimane per secoli.
È per questa ragione che, anche qualora riuscissimo a diminuire drasticamente e immediatamente le emissioni, i risultati in termini di abbassamento della temperatura media globale arriverebbero comunque soltanto tra qualche decennio. Di conseguenza, un ruolo cruciale è rivestito dal processo di adattamento. Occorre cioè imparare a convivere con un mondo che già non è più quello di alcuni decenni fa e che, inesorabilmente, continuerà a cambiare nel prossimo futuro.
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In Francia, i ricercatori dello Human Adaptation Institute, organismo di ricerca pluridisciplinare di Marsiglia, si sono posti però una domanda cruciale: per quale ragione, nonostante gli avvertimenti della comunità scientifica, si fa fatica ancora così tanto ad agire sul clima? Da una parte, esistono indiscutibili gangli di potere economico che preferiscono mantenere il cosiddetto business as usual, per continuare a lucrare grazie, ad esempio, allo sfruttamento dei combustibili fossili. Ma per quale ragione noi stessi non chiediamo ancora, in massa, a gran voce, un’azione immediata per mitigare i cambiamenti climatici.
Una ragione potrebbe risiedere nel fatto che a quelle spiegazioni scientifiche “non abbiamo ancora affiancato l’esperienza diretta”, spiega l’istituto marsigliese. Ovvero le sensazioni e le emozioni che proveremo quando gli effetti della crisi climatica saranno davvero la nostra quotidianità.
Da qui è nata un’iniziativa particolare, battezzata Climate Sense: un camion che da un paio di anni gira per la Francia e permette a chi vuole un’esperienza immersiva. Provare a vivere per qualche ora a 50 gradi centigradi. Ovvero a una temperatura che verrà raggiunta durante le estati dei prossimi decenni anche in piena Europa, come illustrato da un rapporto di Météo France nel 2021 (non a caso la città di Parigi ha pubblicato un rapporto per spiegare come sarà vivere con ondate di caldo di quel tipo).
Il camion-sauna è stato concepito da Christian Clot, esploratore e ricercatore. Di recente, durante una tappa a Saint-Lô, sulla Manica, una giornalista del quotidiano Ouest France ha passato trenta minuti a bordo per poter raccontare cosa vuol dire vivere a 50 gradi centigradi. “Poco dopo aver varcato la soglia, si comincia già a sudare e la pelle si arrossa”, ha raccontato.
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La visita prevedeva tre prove da dieci minuti ciascuna, per simulare azioni che si compiono normalmente: un’attività fisica (salire dei gradini); dei giochi di coordinazione e di precisione; la risoluzione mentale di problemi. “Più si va avanti, più è difficile concentrarsi e comunicare. In appena mezz’ora si sperimenta già una perdita di alcune funzioni cognitive, si fatica ad esempio a memorizzare alcune cose”, ha spiegato la responsabile di Climate Sense, Eva Macaigne.
Al termine dei trenta minuti, l’organismo appare già affaticato soltanto osservando il volto. La pelle e gli indumenti sono bagnati per il sudore, ma la temperatura corporea della giornalista è comunque passata da 36,2 a 38,2 gradi.
“I nostri studi – ha aggiunto Macaigne – mostrano che la decisione di modificare un comportamento dipende sempre dalle emozioni vissute. Informare è importante e necessario, ma sono proprio le emozioni a permetterci di cambiare. Il nostro obiettivo è mostrare cosa sarà il clima del futuro al fine di adottare le azioni necessarie per ridurre il più possibile i rischi e prepararci”.
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