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Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
Tornado, alluvioni, ondate di caldo estremo, siccità, grandinate. Per l’intera nostra vita siamo stati abituati a considerare eventi meteorologici estremi come inusuali, rari, sorprendenti. Ormai, però, si sono trasformate nella “nuova normalità”. E ciò non soltanto per esperienza diretta di ciascuno di noi, bensì per evidenza scientifica.
A confermare che i fenomeni estremi siano ormai diventati la nostra nuova quotidianità è infatti il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus, che in un rapporto pubblicato mercoledì 10 giugno sottolinea anche come il mese di maggio appena trascorso sia stato a livello mondiale il secondo più caldo di sempre (ovvero da quando le temperature vengono monitorate con regolarità).
Non a caso, numerosi record mensili sono stati registrati in varie nazioni europee: dalla Francia al Regno Unito, dall’Irlanda al Portogallo. “Maggio 2026 è stato il secondo maggio più caldo mai registrato a livello globale, prolungando l’eccezionale ondata di caldo mondiale, con temperature quasi da record sia nell’atmosfera che nell’oceano. In Europa, un’ondata insolitamente precoce e intensa dimostra quanto rapidamente gli eventi climatici estremi stiano diventando la nuova normalità piuttosto che l’eccezione”, ha sottolineato Samantha Burgess, climatologa.
Nel rapporto, Copernicus precisa d’altra parte che “benché particolarmente rilevante, questo fenomeno rientra nel quadro del rapido riscaldamento climatico che subisce l’Europa e nella tendenza a lungo termine che porta verso ondate di caldo più frequenti, più intense e che si verificano in anticipo nella stagione”. In particolare, la seconda metà di maggio ha portato “temperature percepite hanno raggiunto i 35-40 gradi centigradi in gran parte della regione, corrispondenti a condizioni di stress termico ‘forte’ (oltre i 32 gradi) e ‘molto forte’ (oltre i 38 gradi). La rapida transizione ha probabilmente aumentato l’impatto sulle popolazioni, lasciando poco tempo alle persone, o alle colture e agli ecosistemi durante la stagione vegetativa, per acclimatarsi”.
Ma il fatto che il clima del Vecchio Continente sia sempre più stravolto è dato anche da altri fattori: “È stato osservato – prosegue il rapporto – anche un contrasto tra condizioni di siccità e umidità. Nel corso del mese, gran parte dell’Europa occidentale, centrale e orientale – comprese l’Italia e la Spagna – ha registrato condizioni più secche della media. Al contrario, si sono verificate inondazioni diffuse in Turchia, Bulgaria e Moldavia, mentre alcune zone dell’Europa continentale nord-occidentale, della Scandinavia settentrionale, della Finlandia, della Turchia e della regione del Mar Nero sono state più piovose della media”.
Sempre in Europa, Copernicus rivela che quella compresa tra i mesi di marzo e di maggio è stata la terza primavera più calda di sempre. Con alcune regioni – è il caso dell’Italia e del sud della Spagna – che hanno registrato “condizioni più secche della media, in parte favorite da persistenti condizioni di alta pressione”.
Il documento precisa poi che, a livello mondiale, la temperatura media a maggio è stata di 15,81 gradi centigradi, ovvero 0,55 gradi al di sopra della media del periodo 1991-2020. E di 1,42 gradi superiore al periodo pre-industriale: prima cioè che l’umanità cominciasse a bruciare in modo massiccio, carbone, petrolio e gas per alimentare le proprie produzioni.
Nella regione artica, in particolare, “l’estensione media del ghiaccio marino a maggio è stata di circa il 4 per cento inferiore alla media, classificandosi al quarto posto tra le più basse per il mese”, con punte nel Mare di Barents settentrionale e attorno alle Svalbard. Allo stesso modo, in Antartide, l’estensione è stata di circa il 9 per cento inferiore alla media di maggio, al settimo posto tra i valori più bassi registrati per il mese, in linea con i dati osservati negli ultimi due anni”.
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