Gli eventi meteorologici estremi, provocati o esacerbati dai cambiamenti climatici, non dipendono soltanto dalla circolazioni delle correnti nell’atmosfera terrestre. A rappresentare un “carburante” sia per le ondate di caldo che per tempeste, uragani e inondazioni è anche il mare. Per questo il record raggiunto al largo dell’isola spagnola di Maiorca, nel Mediterraneo, risulta particolarmente preoccupante: si è arrivati a ben 33,02 gradi centigradi, secondo i dati registrati da una boa dell’agenzia meteorologica Aemet.
🌡️🌊 La temperatura del agua de nuestros mares está más de 3 °C por encima de lo normal para estas fechas en el Cantábrico y más de 4 °C en el Mediterráneo occidental.
➡️ Esto provoca noches muy cálidas en la costa y un aumento de la sensación de bochorno por la elevada humedad. pic.twitter.com/8tjDneDGgc
Quest’ultima ha precisato che “la temperatura superficiale dell’acqua è di oltre 4 gradi superiore alla media del periodo nel Mediterraneo occidentale e di circa 3 gradi superiore a quella del Mar Cantabrico”.
Nel 2024 sfiorati i 32 gradi al largo dell’Egitto
Temperature troppo alte nelle acque possono infatti non soltanto impedire il raffrescamento dell’aria tipico delle zone costiere, ma garantire l’umidità necessaria per alimentare fenomeni estremi, soprattutto a seguito di perduranti periodi di caldo.
Negli ultimi anni i record nel Mediterraneo si sono moltiplicati. Nell’agosto del 2024, nell’acqua al largo di Nizza, in Francia, furono misurati 30 gradi centigradi. Poche settimane più tardi, i termometri raggiunsero i 31,96 gradi centigradi, sulla costa di fronte a el-Arish, in Egitto.
“Le ripetute ondate di caldo – spiega Luca Lombroso, meteorologo e divulgatore scientifico – non si ripercuotono solo sulle temperature dell’aria ma anche del mare. In Adriatico sono stati superati i 30 gradi e al largo delle Baleari i 33 gradi: è una notizia che ci deve inquietare soprattutto in vista dell’autunno. È in quella stagione che pagheremo il prezzo di questa situazione”.
Luca Lombroso: “Con temperature del genere rischiamo dei Medicane in autunno”
Secondo l’esperto, infatti, “temperature di questo tipo rappresentano un combustibile esplosivo: siamo sopra la soglia oltre la quale si formano addirittura gli uragani. La nostra fortuna è che il Mediterraneo non presenta condizioni geografiche tropicali, tuttavia questa energia potrà trasformare le normali perturbazioni nei cugini stretti degli uragani, ovvero i Medicane, che possono scaricare enormi quantitativi di pioggia. È il prezzo dell’inazione sul clima di tutti questi anni”.
Il 31 marzo scorso, inoltre, i dati del servizio di monitoraggio europeo Copernicus hanno indicato che la temperatura media sulla superficie degli oceani di tutto il mondo ha raggiunto un valore superiore ai 21 gradi centigradi. Ovvero quasi 0,5 gradi in più rispetto alla media del periodo compreso tra il 1992 e il 2022. Contemporaneamente, la National oceanic and atmospheric administration (Noaa) aveva pubblicato dati simili: l’agenzia statunitense aveva parlato di 21,12 gradi centigradi, appena al di sotto del record assoluto stabilito alla fine di marzo del 2024, quando si raggiunsero i 21,16 gradi. E 0,57 gradi in più rispetto alla media del periodo 1991-2020.
Dati di questo genere non rappresentano solamente una fonte di disagio per gli esseri umani e rischi di eventi meteorologici violenti, ma perturbano anche profondamente gli ecosistemi marini. Incidono infatti sulla vita della fauna acquatica, colpiscono le barriere coralline provocandone lo sbiancamento e la morte, oltre a modificare le correnti.
Anche l’Asia colpita dagli impatti dei cambiamenti climatici: record di caldo in Corea del Sud, inondazioni in Cina e il Vietnam attende il tifone Dolphin.