La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
Un rapporto di Fao e Omm lancia l’allarme sugli effetti del caldo estremo sui sistemi agroalimentari mondiali.
Le ondate di calore causano stress biologico agli esseri viventi e portano spesso a siccità, incendi, diffusione di parassiti.
Servono politiche condivise per aumentare la resilienza e favorire la transizione.
Il caldo estremo si sta rivelando una crescente minaccia ai sistemi agroalimentari mondiali: lo ribadisce il nuovo rapporto “Extreme heat and agriculture” redatto dalla Fao e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). Il documento esamina come il caldo estremo si propaga in agricoltura e allevamento e come le ondate di calore possano interagire con altre variabili climatologiche, tra cui precipitazioni, radiazione solare, umidità, vento e siccità, per innescare effetti combinati che devastano individui, animali ed ecosistemi interi. Il rapporto cita diversi casi studio e offre raccomandazioni politiche.
Cos’è il caldo estremo e come agisce su piante, animali e persone
Gli eventi di caldo estremo, la cui frequenza, intensità e durata sono aumentate drasticamente negli ultimi cinquant’anni, sono situazioni in cui le temperature diurne e notturne superano i loro livelli abituali per un periodo prolungato, causando stress fisiologico e danni fisici diretti alle colture, al bestiame, ai pesci, agli alberi e alle persone.
L’aumento delle temperature medie globali e gli eventi di caldo estremo riducono il “margine di sicurezza termico” su cui le specie fanno affidamento per i processi biologici che supportano la fotosintesi, la rigenerazione cellulare, la riproduzione e la sopravvivenza. Secondo il rapporto, l’intensità del caldo estremo raddoppia circa con un riscaldamento globale di 2 gradi Celsius e quadruplica con 3 gradi, rispetto a un aumento medio globale di 1,5 gradi.
Per le specie di bestiame più comuni, lo stress inizia sopra i 25 gradi Celsius, e a temperature leggermente inferiori per polli e suini, che non sono in grado di raffreddarsi sudando. Al di sopra di questa soglia, gli animali iniziano a soffrire: inizialmente cercano l’ombra, bevono più acqua, mangiano e si muovono meno; se l’esposizione persiste, possono subire danni al tratto digestivo, insufficienza degli organi e shock cardiovascolare. Anche quando non è letale, il caldo estremo riduce la produzione di latte e ne abbassa il contenuto di grassi e proteine, aumentando al contempo l’impronta di carbonio degli alimenti di origine animale. Nel tentativo di mantenere alti ritmi respiratori, i pesci possono sviluppare insufficienza cardiaca in acque impoverite di ossigeno a causa del caldo estremo. Nel 2024, il 91 per cento dell’oceano globale ha sperimentato almeno un’ondata di calore marino.
Per la maggior parte delle principali colture agricole, i cali di resa iniziano a verificarsi sopra i 30 gradi Celsius — e anche a temperature inferiori per alcune colture come patate e orzo — portando a pareti cellulari indebolite, pollini sterili e alla produzione di composti ossidativi tossici. A temperature estreme, i tassi di fotosintesi e respirazione degli alberi divergono, creando uno squilibrio energetico che si traduce in una crescita ridotta e in una minore rimozione di carbonio dall’atmosfera.
Il rapporto cita come, nella primavera del 2025, una parte della catena montuosa del Fergana in Kirghizistan abbia subito un prolungato periodo con temperature di 30,8 gradi Celsius, 10 gradi in più rispetto alla norma. Ciò ha causato uno shock termico alle colture di frutta e grano, contribuendo a un’invasione di locuste, a un aumento dell’evaporazione che ha ridotto la capacità di irrigazione e, infine, a un calo del 25 per cento dei raccolti di cereali.
Il caldo estremo colpisce anche le persone, in particolare i lavoratori agricoli, arrivando in alcuni casi a risultare fatale. Secondo il rapporto, in ampie aree dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana tropicale e in alcune regioni dell’America centrale e meridionale, i giorni in cui è semplicemente troppo caldo per lavorare potrebbero arrivare fino a 250 all’anno.
Gli effetti combinati del caldo estremo
Il pericolo del caldo estremo non dipende solo dai suoi impatti diretti, ma anche dal suo ruolo di moltiplicatore di rischio: amplifica lo stress idrico, può innescare siccità improvvise e aumentare la probabilità di incendi boschivi, oltre a favorire la diffusione di parassiti e malattie.
Le siccità improvvise sono spesso innescate da eventi di caldo estremo che esauriscono l’umidità nello strato superficiale del suolo e nella zona delle radici. I dati mostrano che questi fenomeni iniziano sempre più precocemente, durano più a lungo ed espongono una quota crescente di terreni agricoli, aree forestali e popolazioni ai loro effetti. Possono inoltre lasciare conseguenze durature, come suoli induriti con minore capacità di assorbire acqua e maggiore vulnerabilità all’erosione.
Il rapporto presenta numerosi casi di studio, tra cui quello di una monumentale ondata di calore che nel 2021 ha interessato 3 milioni di chilometri quadrati in Nord America, quando le temperature di picco hanno superato di quattro deviazioni standard la media, causando forti cali di produzione nei frutteti e nelle piantagioni di alberi di Natale e un drammatico aumento degli incendi boschivi. Analisi di telerilevamento e indagini sul campo hanno rivelato l’attivazione di molteplici circuiti di feedback, come le condizioni di suolo secco che hanno intensificato l’effetto di riscaldamento della radiazione solare.
Strumenti di adattamento e politiche contro il caldo estremo
Il rapporto sottolinea la necessità di innovazione e di misure di adattamento efficaci, tra cui l’adeguamento delle pratiche di gestione agricola per proteggere colture e attività produttive dagli impatti del caldo estremo, sistemi di allerta precoce, accesso ai servizi finanziari, all’informazione e alla formazione per gli agricoltori nei Paesi a basso e medio reddito.
Secondo le conclusioni del rapporto, per proteggere il futuro dell’agricoltura e garantire la sicurezza alimentare globale serve il rafforzamento della resilienza delle aziende agricole, ma anche solidarietà internazionale e una volontà politica condivisa per la gestione e la condivisione del rischio, oltre a una transizione decisa verso un futuro a basse emissioni.
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