Gran parte dell’Europa occidentale sta già facendo i conti con temperature che in molte città sfiorano o superano i 35 gradi.
Le fiamme nella Patagonia argentina hanno già bruciato 150 kmq di territorio. Eppure, nel 2025 il presidente Milei ha tagliato del 70% le risorse antincendio.
Le fiamme stanno devastando la Patagonia argentina. Il 5 gennaio a Puerta Patriada, una piccola località della provincia meridionale di Chubut, è scoppiato un incendio che in tempi brevissimi ha bruciato 150 chilometri quadrati di territorio. In questa stagione (in Argentina è estate) gli incendi non sono rari, ma negli ultimi anni hanno subito un grande aumento in termini di espansione, frequenza e durata. Le immagini satellitari diffuse dalla Nasa mostrano che tra le aree colpite dagli incendi c’è anche il sito patrimonio Unesco del Parco nazionale Los Alarces, dove circa tremila turisti sono stati costretti all’evacuazione, mentre tantissime abitazioni sono andate carbonizzate.
Che l’innesco degli incendi in Patagonia non sia stato di cause naturali è l’ipotesi che ha messo sul tavolo il governatore di Chubut, Ignacio Torres, offrendo anche una ricompensa di 50 milioni di pesos (quasi 30mila euro) a chi scoverà possibili piromani o presterà aiuto alla risoluzione delle indagini. Intanto, per placare le fiamme è stato dispiegato un gran numero di forze: solo nel Parco Nazionale Los Alarces sono intervenuti più di 200 operatori e sei aerei (due bombardieri d’acqua e quattro elicotteri). C’è un secondo problema che però sta impedendo il normale spegnimento del fuoco: il termometro. La siccità e le alte temperature (le massime sono sui 34 gradi) insieme alle forti raffiche di vento hanno ostacolato il lavoro dei soccorsi. Solo la pioggia dell’ultimo fine settimana ha dato un po’ di tregua portando a un calo delle temperature e a un aumento dei livelli di umidità.
¿Sabés que hizo Milei para prevenir los incendios en nuestro país? NADA
1. Desfinanció el Servicio Nacional de Manejo del Fuego: en 2024 ejecutó, en términos reales, 81,0% menos que en 2023, en 2025 70,8% menos y en el presupuesto 2026 (de ejecutarse el 100% de lo presupuestado)… pic.twitter.com/AIYpj5gYeB
— Julia Strada (@Juli_Strada) January 8, 2026
“Un ecocidio previsto”. Sono le parole di Hernán Giardini, coordinatore della campagna Foreste di Greenpeace, sugli incendi nella Patagonia argentina. Una vicenda che mette in luce un sistema fragile che pecca di infrastrutture adeguate, monitoraggio e prevenzione e che interroga sull’operato del presidente Milei. Eletto nel novembre 2023, Javier Milei ha provato a smantellare i due principali pilastri della tutela ambientale in Argentina: la legge sui ghiacciai che ne vieta l’attività estrattiva; e la legge sulle foreste native che limita il disboscamento. Nonostante abbia dovuto ritirare la proposta per l’assenza di una maggioranza in Parlamento, il suo tentativo di ridefinire la legge forestale che proteggeva l’ecoregione del Chaco, nel nord del Paese, è andato a buon fine. La legge rivisitata ha concesso così totale libertà e impunità alle operazioni di deforestazione locale che solo nel 2024 l’ecoregione del Chaco ha visto sparire quasi 400 km² di boscaglia e foreste. Tra le ultime notizie che riguardano Milei e la sua politica sull’ambiente c’è la scelta molto discussa di ridurre i fondi per le risorse antincendio (il Servizio nacional del manejo del fuego). Infatti, come riporta Julia Strada, politologa e deputata argentina, su X, nel 2025 il budget destinato alla gestione degli incendi è stato tagliato del 70 per cento rispetto al 2023.
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