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Con quali tecnologie gestiremo gli edifici del futuro? Come saranno costruiti, con quali materiali, su quali princìpi? Lo rivelano le startup presenti a Klimahouse 2026.
Entrare alla Fiera di Bolzano nei giorni in cui si svolge Klimahouse, incontro internazionale per l’edilizia responsabile e l’efficienza energetica, è un po’ come ricevere un’anteprima sul futuro prossimo. Anche quest’anno, dal 28 al 31 gennaio, negli stand campeggiavano mattoni ottenuti con materiali di recupero, infissi super efficienti, vernici coibentanti, architetture in legno a basso impatto.
Solo questo basterebbe per ricordarci che le soluzioni per abbattere le emissioni climalteranti provenienti dall’edilizia (circa un terzo del totale a livello globale) ci sono già. Ma Klimahouse ha fatto un passo in più: da tre anni a questa parte, la fiera ha deciso di ospitare le startup del Future Hub, l’ecosistema di innovazione per l’edilizia del futuro, realizzato con PoliHub del Politecnico di Milano, per andare alla scoperta delle innovazioni più promettenti sul mercato.
Per la fiera di quest’anno sono state selezionate 20 startup, divise in due sezioni, Early stage e Late stage. Nel primo gruppo si trovano le startup che si sono costituite da poco e che si presentano per la prima volta sul mercato; nel secondo, quelle che si sono già messe alla prova e che si presentano a Klimahouse in cerca di contatti e finanziamenti.
Cinque le macrocategorie di appartenenza: in Materiali innovativi per l’edilizia rientrano le startup che sviluppano soluzioni all’avanguardia; in Fonti rinnovabili e energy storage si trovano quelle imprese che hanno scommesso sulla gestione intelligente dell’energia e l’ottimizzazione dei consumi; in Soluzioni circolari rientrano le startup che promuovono l’economia circolare e producono nuovi materiali dai rifiuti; in Soluzioni digitali e AI ci sono quei progetti che applicano l’intelligenza artificiale e la blockchain per automatizzare la gestione dei cantieri, digitalizzare i processi di acquisto e monitorare l’efficienza degli edifici; infine, in Salubrità degli edifici si trovano tecnologie IoT e software di monitoraggio per il controllo delle strutture e della qualità ambientale. Assieme ad alcuni prodotti fisici, dunque, a farla da padrone sono stati i software gestionali che ottimizzano tempi e consumi.
Durante le due sessioni di pitch del 28 e 29 gennaio, ciascuna startup ha avuto pochi minuti per presentare il proprio progetto e rispondere alle domande della giuria di esperti. Presieduta da Anna Amati – Socia fondatrice di EUREKA! Venture SGR Spa – era composta da professionisti di calibro internazionale, come Luca Canepa, Stefano Dal Savio, Eva Ogriseg e Riccardo De Filippi. Al termine della presentazione dei pitch, il 30 gennaio sono state elette le migliori realtà nelle categorie Early e Late stage.
Il premio per la prima categoria è andato a EnPower, un software dedicato al monitoraggio dei pannelli solari, che ottimizza i consumi e riduce i costi, e che segnala quado è più conveniente vendere l’energia, utilizzare l’elettricità, ricaricare le batterie. Il vincitore otterrà un percorso di mentorship specializzata in Polihub.
A vincere il premio per la categoria Late stage è stato invece Pillar, una piattaforma digitale pensata per le imprese edili che semplifica la gestione e il controllo dei cantieri. Per questa startup è prevista la partecipazione a Klimahouse 2027 con un proprio stand.
Tra i progetti presentati in fiera durante la sessione dei pitch, alcuni ci hanno incuriosito più di altri. Per esempio, Blokko – che ha ricevuto una menzione speciale per le startup Early stage – spinoff del Politecnico di Bari che realizza pareti modulari montate a secco, più o meno come Lego, in grado di rimodellare facilmente gli spazi riducendo lo spreco di materiali. Il grande tema a cui risponde il progetto è quello di riadattare i luoghi in rapporto ai nostri bisogni, in particolare gli spazi espositivi. Alla fine del ciclo di vita, le componenti, che sono monomateriche, possono essere differenziate e riciclate, col minimo spreco.
Geomatrix risponde invece al grande tema dell’inquinamento da plastica, prodotta nell’85 per cento dei casi dal petrolio e responsabile del 6 per cento delle emissioni di CO2. Per ovviare al problema, la startup che ha sede in Alto Adige ha creato un nuovo materiale composto da plastica riciclata, fibre di legno al 45 per cento e leganti naturali con l’obiettivo di andare a sostituire il polipropilene.
Sempre di economia circolare si occupa SiPow, che risponde al problema della carenza di silicio vergine, costoso ma soprattutto monopolizzato dalla Cina. La startup con sede in Italia e Norvegia ha messo a punto un sistema che purifica il silicio dai raee in circa tre ore, per poi rimetterlo sul mercato e riuscire così a produrre batterie “nostrane” per affrontare la transizione ecologica senza dipendere da attori extraeuropei.
Infine, ci ha incuriosito Terra Tiles, che recupera la terra di scarto dai cantieri edili, la pressa e ne fa mattonelle per pavimenti in terra cruda, che vengono rifinite con una cera naturale. Il materiale è locale al 100 per cento, sostenibile e completamente riciclabile, oltre a presentare tutti i vantaggi della terra cruda, come la regolazione termica e dell’umidità.
Visitare Klimahouse è un’esperienza sorprendente, che mostra quanto le nuove soluzioni per un futuro più sostenibile siano davvero a portata di mano. Non potremo che tornare, anche il prossimo anno!
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