Expo 2015

Gli ogm raccontati da chi li usa: creano insetti super resistenti

A un anno da Expo 2015, l’appuntamento che farà dell’Italia il fulcro mondiale dell’alimentazione, l’allarme ogm non cessa di suonare. Anzi.

Durante l’incontro di ieri promosso dalla task force “Per un’Italia libera da ogm” sono stati resi noti i dati pervenuti da chi le colture transgeniche le sta attuando da alcuni anni, nello specifico gli agricoltori degli Stati Uniti.

 

 

Secondo quanto esposto da Manuela Giovannetti, Professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, le colture con semi biotech hanno causato la selezione di insetti nocivi e piante infestanti resistenti a insetticidi ed erbicidi. Giovannetti, in particolare, ha sottolineato che l’83 per cento dei semi transgenici di soia, mais, cotone e colza porta in sé la resistenza agli erbicidi e ad alcune tossine. Questa nel tempo, ha generato effetti negativi come la seleziona di infestanti e di insetti super resistenti che ora sono arrivati a danneggiare fino al 50 per cento dei raccolti. Negli Stati Uniti, per tentare di contenere il fenomeno, si è arrivati a consigliare agli agricoltori di creare aree “rifugio” pari almeno al 20 per cento del campo, dove coltivare piante rigorosamente non ogm.

 

”Secondo uno studio pubblicato su Nature Biotechnology”, spiega Giovannetti, “questa resistenza sta verificandosi in tutto il mondo per cinque diverse specie di insetti, che avrebbero dovuto essere combattuti proprio dal mais ogm”.

 

colza contadino

 

Per Simone Vieri, Professore di Economia e politica agraria e di Agricoltura e sviluppo territoriale presso Sapienza Università di Roma, ”gli ogm non sono causa, ma effetto di un modello di sviluppo sbagliato, dove 147 multinazionali controllano il 40 per cento della ricchezza del mondo facendo enormi profitti su produzioni agricole i cui costi sono scaricati sul resto della collettività”.

 

Wes Shoemyer, agricoltore ogm “pentito” del Missouri, ha spiegato che negli Stati Uniti il movimento dei coltivatori che si sentono traditi dalle multinazionali è in crescita: queste dopo aver preso le redini del mercato, hanno imposto prezzi più alti per i loro semi, mentre le coltivazioni biotech anziché limitare l’uso della chimica hanno fatto esattamente l’opposto, creando parassiti super resistenti. In alcuni Stati sono nate aziende a cui gruppi di agricoltori conferiscono prodotti ogm free, ricevendo anche un aiuto statale.

 

Ora l’Italia resta in attesa della sentenza del Tar del 9 aprile sul ricorso di un agricoltore friulano contro il decreto che proibisce la semina di mais Mon810. Se questo dovesse essere accolto, la strada alle semine biotech potrebbe aprirsi anche nel nostro Paese.

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