Nel luogo a più alta quota della Groenlandia è piovuto per la prima volta

A 3.216 metri di altitudine, in Groenlandia, presso la base scientifica Summit station, per la prima volta si è registrata una precipitazione piovosa.

Alla base scientifica National snow and ice data center (Nsidc), a  3.216 metri di altitudine, in Groenlandia, non era mai accaduto. Per numerose ore consecutive, nella giornata di sabato 14 agosto, al posto della consueta neve è scesa pioggia. Qualcosa di “inimmaginabile”, secondo i commenti dei meteorologi.

La pioggia alla Summit station in Groenlandia è durata nove ore

Si tratta infatti della terza volta nella storia che la stazione – nota con il nome di “Summit” e gestita dalla National science foundation – sperimenta temperature superiori al punto di congelamento: il termometro ha segnato valori positivi per nove ore. Ma si tratta della prima volta che sul sito, situato ad una latitudine di 72 gradi Nord, le precipitazioni non risultano nevose.

A causare lo straordinario e inquietante evento estremo sono state la potente depressione presente al di sopra dell’isola di Buffin, appartenente al territorio canadese del Nunavut, assieme all’alta pressione a sud-est della Groenlandia. Assieme, hanno contribuito a spingere aria calda e umida, proveniente da settori meridionali, verso nord.

Il climatologo Marco Tedesco: “Evento di portata storica”

“Si tratta di un evento eccezionale e di portata storica – spiega Marco Tedesco, climatologo della Columbia University– poiché è molto difficile immaginare una precipitazione piovosa così lunga a quelle altitudini e a quella latitudine. È chiaro che da un singolo evento non si possano tratte conclusioni, ma determinate condizioni, a cominciare dalla situazione del vortice polare, sono sempre più frequenti. Ondate di caldo eccezionali sono già avvenute nel 1995, nel 2012 e nel 2019. Porsi delle domande per uno scienziato è sempre necessario, ma questi eventi sembrano davvero trovare una spiegazione nella presenza eccessiva di gas ad effetto serra nell’atmosfera”.

La fusione dei ghiacci nell’Artico © Sean Gallup/Getty Images

Secondo lo scienziato, inoltre, “sono presenti elementi che accelerano i fenomeni. Se accade tutto ciò alla Summit station, immaginiamo cosa possa accadere altrove. La pioggia è di per sé un elemento molto pericoloso perché non solo accelera la fusione e la perdita della calotta, ma rimuove anche la massa che si dovrebbe accumulare per la stagione successiva. In altre parole, priva la regione di una struttura di base”.

La calotta glaciale di nuovo in ritirata dopo il caldo estremo di luglio

Al contempo, il caldo ha provocato un’enorme riduzione dell’estensione della calotta glaciale artica: “La superficie ha raggiunto gli 872mila chilometri quadrati il 14 agosto, scendendo a 754mila il 15 e a 512mila il giorno successivo”, ha spiegato l’Nsidc. Il che si va ad aggiungere all’ondata di caldo eccezionale che aveva colpito la Groenlandia alla fine dello scorso mese di luglio, quando le temperature erano state di oltre dieci gradi superiori alla media del periodo.

In particolare, i termometri del piccolo aeroporto di Nerlerit Inaat, il 29 luglio, avevano segnato 23,4 gradi centigradi: il valore più alto mai misurato nella stazione meteorologica. Di conseguenza, tra il 28 e il 31 luglio la calotta aveva perso 8 miliardi di tonnellate di ghiaccio al giorno, ovvero il doppio rispetto al ritmo medio che si registra nel periodo estivo, secondo i dati indicati dal sito specializzato danese Polar Portal.

L'Atmospheric watch observatory, nei pressi della Summit station in Groenlandia
L’Atmospheric watch observatory, nei pressi della Summit station in Groenlandia © geo-summit.org

Si tratta inoltre della prima volta dal 1979 che la fusione di più della metà della superficie della colata è stata registrata alla metà di agosto. Normalmente il picco viene raggiunto infatti un mese prima. “Quando si arriva alla seconda metà di agosto, di solito si registra un rapido calo dell’attività di fusione e un abbassamento della temperatura”, ha concluso al New York Times Thomas Mote, climatico dell’università della Georgia. La Groenlandia, dunque, è sempre più in difficoltà. E, sempre più, rappresenta un campanello d’allarme per il mondo intero.

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