Spedizione in Groenlandia: là dove c’era il ghiaccio ora regnano le zanzare

Un team di metereologi e divulgatori italiani ha affrontato una spedizione in Groenlandia per toccare con mano gli effetti dei cambiamenti climatici in una delle regioni cruciali per il futuro del nostro Pianeta.

In Groenlandia c’è sempre meno ghiaccio e sempre più roccia nuda. La si vede chiaramente spuntare sulla sommità delle montagne, un tempo completamente imbiancate e ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio e neve. La si vede anche affiorare sulla costa, prima di gettarsi in mare, poiché sempre più spesso i ghiacciai non riescono a raggiungere il mare a causa delle elevate temperature. È questo lo scenario che si è mostrato innanzi al team della spedizione in Groenlandia organizzata da 3Bmeteo lo scorso giugno, partita dall’Italia per toccare con mano l’effetto dei cambiamenti climatici in uno dei luoghi cruciali per monitorare la fusione dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari.

La Groenlandia si scioglie più veloce delle previsioni

Dalla fine degli anni Settanta a oggi, la regione dell’Artico – che comprende anche la Groenlandia – ha perso complessivamente quasi 2 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio, con un tasso di perdita annuale di circa 37.000 chilometri quadrati. E il contributo dell’isola artica a questo triste risultato potrebbe essere persino maggiore rispetto stime dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Lo scorso anno, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change, ha rivelato come le stime passate sui livelli di fusione della calotta glaciale della Groenlandia potrebbero essere state sottostimate.

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Secondo lo studio la calotta, che occupa oltre l’80 per cento della superficie della Groenlandia per un totale di 1,71 milioni di chilometri quadrati, potrebbe perdere almeno il 3,3 per cento del suo volume complessivo stando ai livelli attuali di fusione causati dal riscaldamento globale. Un fenomeno che, sempre citando lo studio, produrrebbe una crescita del livello dei mari pari a 27,4 centimetri. Un dato considerato “prudente” da Jason Box, scienziato presso il Servizio geologico nazionale della Danimarca e della Groenlandia, secondo il quale la crescita potrebbe arrivare a 78 centimetri

In Groenlandia gli “iceberg sono sempre più piccoli”

“La nostra missione che aveva lo scopo di verificare gli effetti dei cambiamenti climatici e che, purtroppo, sono davvero evidenti e drammatici”, ha detto il meteorologo Paolo Corazzon una volta rientrato dalla spedizione, lo scorso 29 giugno. “I ghiacciai si stanno fondendo a una velocità impressionante – aggiunge Corazzon – sulla superficie dei ghiacciai si possono vedere pozzanghere enormi di acqua azzurrissima, lo spessore dei ghiacci si sta riducendo e si vedono adesso spuntare montagne dal ghiacciaio che un tempo erano ricoperte di ghiaccio e neve.

I ghiacci non riescono, sempre più spesso, ad arrivare al mare, stanno arretrando di diversi chilometri sulla fascia costiera e, quando ci arrivano, gli iceberg che si staccano sono sempre più piccoli proprio perché lo spessore del ghiaccio è sempre minore”. Alla base del costante aggravarsi delle condizioni dell’Artico c’è ovviamente l’aumento delle temperature: “Le temperature sono molto più alte di un tempo – continua Corazzon – d’inverno si arrivava fino a -40 gradi, ora a malapena si raggiungono i -20 gradi”.

Groenlandia

Lo scioglimento del permafrost minaccia gli insediamenti umani

Ad alimentare le preoccupazioni del team giunto in Groenlandia c’è poi lo stato del permafrost, il terreno perennemente ghiacciato tipico delle aree della Terra che sorgono ad alte latitudini. L’aumento delle temperature medie ne sta causando lo smollamento, provocando danni non solo in termini ambientali e poteziali rischi per la salute: “Lo scioglimento del permafrost sta impattando direttamente anche sulla vita della popolazione locale costretta, nei casi più estremi, ad abbandonare casa e cose”, ha detto Sergio Brivio, anche lui parte della spedizione. Nei pochi insediamenti umani presenti sull’isola artica – specie i più remoti – interi quartieri di alcune cittadine che poggiavano su questo terreno sono stati sfollati per timore dei crolli. Una guida locale di origine inuik, ha mostrato al team come sta cambiando il suo villaggio a causa del riscaldamento globale. “C’è molto meno ghiaccio, tanto che alcune case stanno sprofondando nel terreno nudo, venendo meno il supporto del ghiaccio preesistente e ormai fuso per diversi mesi dell’anno. La nostra baia conta molto meno ghiaccio marino rispetto a una volta, quando rimaneva completamente ghiacciata da ottobre a maggio. Oggi, invece, il ghiaccio si forma solo a gennaio e febbraio”.

Invasi dalle zanzare

Tra gli aspetti forse più curiosi della spedizione c’è l’incontro, o forse sarebbe meglio dire lo scontro, con una quantità di zanzare mai registrata in precedenza. Al pari di molte regioni ad alte latitudini, anche in Groenlandia la presenza delle zanzare non è una novità. La presenza di ghiaccio, e la conseguente fusione di parte di esso durante la stagione calda, crea zone umide adatte alla loro proliferazione. Fino a non molti anni fa, tuttavia, la presenza delle zanzare era concentrata nei mesi di luglio e agosto, mentre oggi la situazione è notevolmente cambiata: “Ciò che ci ha impressionato è il dilatarsi della stagione delle zanzare, che sono numerose. Negli ultimi 20 anni la Groenlandia ha regolarmente sperimentato primavere miti, con temperature vicine ai 10 °C già tra maggio e aprile. Questo ha anticipato la creazione di condizioni a loro favorevoli, che prima si verificavano solo in piena estate”, aggiunge Corazzon.

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Le popolazioni che vivono sull’isola soffrono gli effetti dei cambiamenti climatici © 3B Meteo

Il danno è fatto, sta a noi cercare di arginarlo

La spedizione è durata circa due settimane, dal 16 al 29 giugno. Il team era composto da meteorologi, divulgatori, fotografie e videomaker, e aveva l’obiettivo di monitorare e documentare lo stato di salute dell’isola artica e l’impatto dei cambiamenti climatici sul suo territorio. La Groenlandia è stato il primo luogo scelto per un progetto che, ogni anno, avrà come protagonista una località diversa: “Purtroppo è molto difficile, se non impossibile, invertire il trend in atto, i cui effetti tra l’altro saranno ancor più percepibili nei prossimi decenni”, continua Brivio. “Detto ciò, per poter aiutare l’ecosistema Terra tutti dovremmo iniziare a tenere un comportamento più consapevole con l’obiettivo di ridurre i gas serra. La CO2, principale responsabile del meccanismo di riscaldamento globale, è presente in tutte le attività quotidiane. Si tratta di limitarle, a partire a titolo di esempio da un’alimentazione più sostenibile frenando il consumo di alimenti di origine animale a favore dei vegetali”.

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