Editoriale

Human design: cinque progetti di design sociale per far fronte ai grandi problemi globali

Sono cinque i progetti virtuosi protagonisti della rubrica Human design: modelli sostenibili per migliorare le condizioni di vita in vari paesi del mondo.

Sono cinque i protagonisti e i progetti a carattere internazionale della rubrica video sul design realizzata da LifeGate con il titolo Human design: Lorenzo Giorgi di Glocal impact netwok con Agritube, il sistema di coltivazione idroponica sperimentato in Senegal; Irene Giglio dello studio Cucinella con il progetto Tecla, un modello di abitazione sostenibile stampato in 3D in terra cruda locale; il manuale d’uso “Back to school” e la scuola sostenibile di Dakar progettati da Federico Monica di Taxibrousse; il movimento Humanitarian design fondato dal giovane designer francese Cédric Fettouche, che si pone come link tra i designer impegnati sul fronte umanitario e le ong attive nel settore; il progetto del Creative hub Ethiopia, nato per creare network tra designer, artisti e artigiani e raccontato da Lensa Kebede, la giovane creative hub manager. Li accomuna il pensiero che, per migliorare la vita delle persone e avere un reale impatto sociale, qualsiasi progetto debba essere uno strumento inclusivo e accessibile a tutti.

Lorenzo Giorgi e Glocal impact network

Lorenzo Giorgi ha una lunga storia di collaborazione con governi e istituzioni, tra cui le Nazioni Unite, nell’ambito di progetti per lo sviluppo sostenibile. Dal 2017 è cofondatore di Glocal impact network, una società che opera nel campo dell’innovazione allo sviluppo sui temi dell’energia, dell’agricoltura e dello sviluppo urbano, soprattutto nel sud del mondo. “Sono un imprenditore sociale che non ha mai sognato di fare l’imprenditore, ma sono convinto che l’imprenditoria abbia il dovere di produrre soluzioni capaci di rispondere ai bisogni delle persone e migliorare le nostre vite”, spiega.

“Ho fondato Glocal impact network come esperimento, per dimostrare che si può fare impresa senza seguire un modello di business lineare e tradizionale, ma soprattutto per mettere in discussione lo status quo dell’imprenditoria che deve continuare a produrre beni per risolvere problemi. Noi produciamo idee, il meno inquinanti possibili, per provare a trovare soluzioni e risolvere problemi”.

L’Agriculture unit è una parte del progetto generale ed è nata per offrire soluzioni low-tech a basso costo per costruire sistemi innovativi per l’agricoltura: realizza prototipi open-source e sperimenta pratiche di agricoltura circolare di coltivazioni fuori suolo con apporto tecnologico minimo, così da rendere le tecnologie fruibili a tutti. Un pannello solare fornisce l’energia necessaria per il funzionamento dell’impianto, rendendolo così adatto anche a contesti rurali basici.

Nel video Giorgi racconta Agritube, il sistema di coltivazione idroponica sperimentato in Senegal: economicamente sostenibile e a basso input tecnologico, si inserisce nell’ambito dei sistemi semplificati di coltivazione fuori suolo sponsorizzati dalla Fao. È realizzato utilizzando soltanto materiale reperibile localmente – tubi in pvc, vasi, recipienti, pannelli solari –, garantendo la sostenibilità e la scalabilità sul lungo periodo. L’impianto è alimentato a energia solare, ottenuta da pannelli solari e batterie ricaricabili.

Tecla, il racconto di Irene Giglio sul progetto di abitazione stampata in 3D

Tecla, ovvero technology and clay, è un modello di abitazione ecosostenibile stampato in 3D in terra cruda locale. Ispirato metaforicamente a una delle città invisibili di Italo Calvino – la città in continua costruzione –, il nome Tecla evoca il forte legame tra passato e futuro, unendo la materia e lo spirito di antiche dimore senza tempo con il mondo della produzione tecnologica del XXI secolo.

Nata da un progetto di Mario Cucinella – fondatore e direttore creativo di Mario Cucinella architects – e da una visione di Massimo Moretti – fondatore di Wasp (World’s advanced saving project) –, Tecla risponde alla sempre più impellente emergenza climatica, al bisogno di abitazioni sostenibili a km 0 e al grande tema globale dell’emergenza abitativa cui si dovrà fare fronte, specie nei contesti di crisi generati ad esempio dalle grandi migrazioni o da catastrofi naturali.

Lo racconta nel video Irene Giglio, architetto dello studio Cucinella responsabile dello sviluppo del progetto: “Con circa 83 milioni di persone che si aggiungono alla popolazione mondiale ogni anno, per lo più concentrati nelle aree più povere del mondo, i governi si trovano oggi ad affrontare una sfida importante. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, infatti, punta, tra le altre cose, a far sì che tutti abbiano accesso a una casa adeguata e sicura e ai servizi di base”. Con questo in mente lo studio Cucinella e Wasp si sono lanciati nella progettazione di un nuovo habitat sostenibile che si propone come un concept di abitazione completamente nuovo. Terminata la prima fase di stampa dell’involucro, è iniziata la fase di allestimento e definizione dei dettagli.

Tecla è un innovativo modello circolare di abitazione in cui confluiscono le ricerche sulle pratiche costruttive vernacolari, lo studio del clima e dei principi bioclimatici, l’uso di materiali naturali e locali. È un progetto a emissioni quasi zero; il suo involucro e l’utilizzo di un materiale totalmente locale hanno permesso di ridurre sprechi e scarti. Questo e l’uso della terra cruda fanno di Tecla un esempio pionieristico di abitazione a basse emissioni di carbonio.

Back to school e un nuovo modello di scuola sostenibile: i progetti di Taxibrousse per l’Africa

Sono due i progetti sociali dedicati alla scuola realizzati per l’Africa dallo studio di progettazione per la cooperazione Taxibrousse di Federico Monica: un manuale d’uso, e una costruzione sostenibile e innovativa dal punto di vista educativo.

Back to school è un progetto sviluppato per favorire la riapertura in sicurezza delle scuole nel continente africano: un manuale di idee semplici, economiche ed efficienti rivolto a ong, associazioni locali, personale scolastico e a chiunque operi a supporto delle scuole in Africa. Una raccolta di idee, indicazioni e semplici istruzioni di montaggio per realizzare dispositivi per il lavaggio delle mani di più alunni per volta in piena sicurezza e con il minimo spreco idrico; e su come ripensare gli spazi scolastici, interni ed esterni, per garantire distanziamenti adeguati e condizioni di sicurezza in tutte le fasi della giornata degli alunni.

Alla periferia di Dakar sta sorgendo Le fil rouge, la prima scuola del continente africano interamente progettata secondo i modelli pedagogici innovativi del sistema integrato 0-6, l’utilizzo di materiali Montessori o destrutturati e l’outdoor education, grazie al supporto della ong Bambini nel deserto e dell’associazione Musica solidale. Gli spazi e le architetture sono stati progettati appositamente per valorizzare al massimo questi modelli e le attività che implicano, come il superamento della suddivisione in classi e per età, l’esplorazione autonoma degli ambienti, il gioco libero, la realizzazione di attività in piccoli gruppi e il ruolo degli spazi esterni.

Un modello che è stato tradotto in architettura attraverso ambienti flessibili, in grado di trasformarsi rapidamente nell’arco della giornata, e spazi il più possibile articolati, interconnessi e aperti verso l’esterno. L’edificio è stato progettato secondo i criteri della sostenibilità ambientale e utilizzando materiali locali e naturali, come la terra cruda per le pareti esterne e le fibre vegetali intrecciate per ombreggiare spazi esterni, suddividere aule e cortili e riparare dal sole le coperture piane degli edifici.

Il movimento Humanitarian design creato da Cédric Fettouche

Giovanissimo designer strategico, Cédric Fettouche ha già accumulato un’esperienza internazionale notevole in progetti interdisciplinari, compreso un periodo sull’isola di Lesbo, in Grecia, con le organizzazioni che si occupano dei migranti. Dopo questa esperienza determinante, ha capito ciò che vuole fare: occuparsi di progetti che abbiano un forte impatto sull’uomo e sull’ambiente.

Per questo motivo ha fondato un movimento che ha chiamato Humanitarian design: “Voglio ispirare la generazione più giovane di designer a non fare business nel modo consueto, ma piuttosto ad assumere un forte comportamento etico che segua i propri valori profondi. Ci sono molte discipline del design. Ciò che fa di te un abile professionista non è il tuo titolo, ma la tua capacità di adattarti a un contesto e utilizzare gli strumenti e i metodi giusti per il miglior risultato”.

L’obiettivo di Humanitarian design è di diventare un ponte di collegamento tra i designer, sempre più numerosi, che vogliono operare in settori sociali, e le organizzazioni, governative e non, che promuovono e sostengono economicamente questo genere di progetti nel mondo.

Creative hub Ethiopia: la visione della manager Lensa Kebede

Lensa Kebede è la creative hub manager di Creative hub Ethiopia, una realtà innovativa inaugurata di recente nella capitale Addis Abeba che ha l’obiettivo ambizioso di porsi come punto di riferimento per l’Africa, sostenendo gli ecosistemi dell’economia circolare, favorendo l’interconnessione e promuovendo il patrimonio culturale etiope.

Con un background professionale nel sociale e aziendale, Kebede ha gestito diversi progetti per le organizzazioni di aiuto umanitario e di sviluppo nel paese e rappresenta perfettamente la nuova generazione di donne designer e manager con una forte impronta etica e sociale che sta emergendo nei paesi africani.

Creative hub Ethiopia, realizzato grazie alla partecipazione di partner istituzionali internazionali come Unido e Aics (Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo), vuole diventare il network collettore delle energie creative degli artisti, artigiani e designer etiopi desiderosi di migliorare il proprio mestiere, mettendoli in rete con professionisti internazionali, esperti dell’industria creativa e offrendo un luogo fisico di incontro completamente attrezzato e tecnologicamente avanzato. Lo spazio è gestito anche da due pionieri dell’industria innovativa: iceaddis, il primo incubatore di startup, e African mosaique, primo incubatore di moda in Etiopia.

Articoli correlati