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Decimata dalla caccia negli anni Trenta e Quaranta, la popolazione di lamantini delle Amazzoni si sta finalmente riprendendo.
I lamantini che popolano il bacino del rio delle Amazzoni (Trichechus inunguis) sono talmente elusivi che vengono anche chiamati “animali fantasma”. Nonostante siano i mammiferi d’acqua dolce più grandi del Brasile e possano raggiungere i cinquecento chili di peso e i tre metri di lunghezza, è molto difficile avvistarli. Da un lato, sanno mimetizzarsi molto abilmente; dall’altro, hanno imparato a nascondersi dagli esseri umani, lasciando spuntare dall’acqua soltanto le narici per respirare. Tra il 1930 e il 1950, infatti, questi placidi mammiferi sono stati cacciati in maniera incontrollata, per via dell’alta richiesta dei loro pellami in ambito industriale. Ora, finalmente, sembra che la popolazione si stia riprendendo.
A dirlo è Diogo de Souza, biologo e vicepresidente dell’Associazione amici dei lamantini (Ampa), che ha condotto uno studio utilizzando varie metodologie per stimare la distribuzione di questi animali nell’Amazzonia centrale. Insieme al suo team di ricercatori ha esaminato 33 laghi della riserva Piagaçu-Purus, istituita nel 2003 a circa 200 chilometri da Manaus.
Nei 44 giorni trascorsi nella riserva, i biologi hanno riscontrato segnali di ripresa da parte della specie, classificata come vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). Nonostante sia impossibile contare gli esemplari uno per uno, indicatori come le feci, lo stato di salute delle piante di cui si cibano, e l’intensificarsi degli avvistamenti fanno ben sperare. Anche le comunità locali sono concordi nell’affermarlo.
“La creazione dell’area protetta deve aver avuto un effetto positivo”, spiega de Souza. L’ennesima conferma che i progetti di conservazione, se messi a punto nella maniera corretta, funzionano. “Abbiamo intervistato i pescatori e gli altri membri della comunità, e hanno confermato che le tracce dei lamantini sono evidenti. Noi ne abbiamo visti fino a dodici contemporaneamente, anche durante la fase dell’accoppiamento. Ci siamo nascosti rimanendo in silenzio, anche se avremmo voluto urlare di gioia”.
Il fatto che siano finalmente protetti e che sia vietato venderne delle parti ha sicuramente contribuito all’aumento del numero di esemplari, aggiunge la ricercatrice Vera da Silva, co-autrice dello studio. La gestazione dei lamantini dura dodici mesi e le femmine partoriscono un solo cucciolo che per due anni si nutre soltanto del latte materno.
Un’altra scoperta curiosa è stata che molti lamantini vivono nei pressi degli insediamenti umani. Pare che le due specie prediligano gli stessi habitat, caratterizzati da acque ricche di nutrienti e vegetazione rigogliosa. Un esempio di convivenza pacifica. “Le persone che abitano qui conoscono bene la foresta, proteggono i lamantini, e monitorano lo stato di salute di laghi e pesci”, aggiunge de Souza. “Le loro conoscenze sono fondamentali e fungono da base per le operazioni da condurre nella riserva”.
Un aiuto arriva anche dai centri di riabilitazione che si occupano di salvare i cuccioli rimasti orfani. Queste strutture affrontano spese molto elevate, ma tenerle aperte risulta davvero cruciale. Una femmina “dimessa” negli ultimi mesi è stata ritrovata incinta, segnale che l’opera di reintroduzione funziona.
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