Il cambiamento climatico è una melodia inquietante

Daniel Crawford ha musicato 130 anni di riscaldamento globale e di cambiamento climatico. Il risultato è una melodia decisamente inquietante.

Quello sulla comunicazione scientifica è un dibattito largamente discusso: la criticità sta nel fatto che non è sempre facile parlare di argomenti che sono per loro natura molto tecnici, con parole chiare, semplici ma puntuali e senza il rischio di cadere nella generalizzazione. Il cambiamento climatico è uno di questi argomenti: un’appropriata divulgazione scientifica della tematica, che utilizzi comparazioni grafiche di dati, risulta spesso troppo tecnica e complessa.

 

Ma Daniel Crawford, uno studente dell’Università del Minnesota, ha tentato un approccio del tutto diverso: nel 2013, di fronte alla sfida di condividere le ultime scoperte sui cambiamenti climatici, ha convertito il grafico che illustrava visivamente le variazioni annuali della temperatura globale media, in una serie di note musicali, mediante un metodo chiamato data sonification.

 

Il risultato finale è la melodia di A song of our warming planet, composizione in cui ogni nota rappresenta un anno, il periodo musicale rappresenta un ventennio e l’intensità della nota la temperatura (le note basse sono gli anni più freddi, le note alte i più caldi).

 

[vimeo url=”https://vimeo.com/69122809″]

Il progetto è nato a seguito di una conversazione avuta dallo studente con il professore di geografia Scott St. George, il quale ha sottolineato:

La visualizzazione dei dati è efficace per alcune persone, ma non è il modo migliore per arrivare a tutti (…) Invece di dare alla gente qualcosa da guardare, le prestazioni di Dan danno loro qualcosa da poter ascoltare.

 

Poche settimane fa Crawford ha ripreso in mano il progetto per scrivere una nuova e più complessa composizione: Planetary bands, warming world. 

 

Analizzando e interpretando in musica i dati messi a disposizione dal Goddard Institute of Space Studies della Nasa provenienti da quattro regioni di diversa latitudine, questa volta Dan ha coinvolto un quartetto di archi, in cui ogni strumento rappresenta una fascia differente del globo. I dati sono stati convertiti in note coprendo tre ottave, la temperatura più fredda corrisponde alla nota più bassa; ad ogni aumento di 0,5 gradi, la nota si alza. Come spiega Crawford nel video:

Il violoncello corrisponde alla temperatura della zona equatoriale. La viola tiene traccia delle medie latitudini. I due violini seguono separatamente le temperature delle alte latitudini e dell’Artico.

 

[vimeo url=”https://vimeo.com/127083533″]

Questa volta il professor St. George osserva:

Ascoltare la tonalità della composizione che sale è incredibilmente efficace nell’illustrare l’entità del cambiamento climatico. In particolare è da notare il suono del violino associato alla regione artica, che è quella dove il fenomeno di riscaldamento si è verificato più che in qualsiasi altra parte del pianeta.

E Daniel aggiunge:

Se le previsioni climatiche per il futuro dovessero risultare corrette, utilizzando la scala che ho creato per le mie composizioni, le nuove note uscirebbero dalle frequenze dell’udito umano.

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