Billie Eilish, un nuovo modo di essere popstar tra emergenza climatica e ansie post millennial

Trionfatrice ai Grammy awards 2020, Billie Eilish ha sovvertito l’immaginario della popstar spostando l’attenzione sui problemi ambientali e sui lati più oscuri della generazione Z. Ne raccontiamo l’ascesa in un podcast.

I Grammy Awards di Los Angeles, gli Oscar della musica, si sono conclusi con il successo ben oltre le aspettative della giovane Billie Eilish. Nonostante una cerimonia partita con l’ombra della sospensione della presidente Deborah Dugan e soprattutto lo shock per la scomparsa della leggenda del basket Kobe Bryant, la cantante ha portato a casa nell’ovazione le quattro statuette più ambite: miglior artista esordiente, miglior album dell’anno (When we fall asleep, where do we go?), miglior canzone e miglior registrazione per Bad guy. Oltre al miglior album pop vocale e ad altri due riconoscimenti andati al fratello Finneas, coautore e produttore della sua musica.

Billie Eilish con il fratello Finneas ai Grammy
Billie Eilish con il fratello Finneas fanno il pieno di Grammy © Alberto E. Rodriguez/Getty Images for The Recording Academy

Il fenomeno Billie Eilish spiegato in un podcast

Chiamata a più riprese sul palco, la popstar ha continuato a ringraziare, sorpresa, entusiasta e imbarazzata per aver soffiato qualche premio ad Ariana Grande e Lizzo. Ad appena diciotto anni, compiuti il mese scorso, Billie Eilish è così diventata la più giovane vincitrice nella storia dei Grammy, superando Taylor Swift nel primato. Per raccontarne l’ascesa, dalle prime canzoni composte in cameretta ai suoi attuali 50 milioni di follower, abbiamo riunito alcuni giornalisti, scrittori, artisti e attivisti in un podcast a cura di Giacomo De Poli, disponibile su Spreaker, Spotify e Apple podcasts.

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È nata una stella

Anche se si parla di Billie Eilish come astro nascente della musica pop già da qualche tempo, è solo nell’ultimo anno che il suo nome è esploso a livello mondiale. Dopo Greta Thunberg, tra l’altro una delle sue eroine, è probabilmente diventata lei la teenager più famosa del pianeta. Figlia di due attori poco noti di Hollywood, nasce nel dicembre del 2001 e viene cresciuta con il fratello Finneas, maggiore di quattro anni, con cui condivide fin da piccola la passione per la musica. Comincia prestissimo a scrivere canzoni. A otto anni entra nel coro dei bambini di Los Angeles, a tredici carica su Soundcloud il suo primo brano, Ocean eyes e, senza alcun contratto discografico, ottiene un enorme successo. È solo l’inizio di una vertiginosa ascesa.

Billie Eilish live sul palco dei Grammy
Billie Eilish live sul palco dei Grammy © Emma McIntyre/Getty Images for The Recording Academy

Billie Eilish icona della generazione Z

Prima artista nata dopo il 2000 a firmare un brano numero uno in classifica, l’anno scorso Billie Eilish ha superato ogni record di vendite, streaming e download negli Stati Uniti con il suo album d’esordio. È stata definita da Dave Grohl “la prova che il rock non è ancora morto”, oltre che “innovativa e di grande ispirazione” da Jack White. Tuttavia, l’aspetto musicale è solo una parte della sua fama, anche se questa è cominciata proprio da una canzone.

Divenuta in breve tempo un fenomeno di costume e corteggiata dal mondo della moda, questa artista è perfino riuscita a trasformare un colore (lime green) nel suo trademark. Dipinta come la voce della generazione Z, è un personaggio senza filtri, che ha imparato a convivere con la sindrome di Tourette e con le ansie generazionali, gli spettri della depressione e gli istinti suicidi. Vegana e schierata in difesa dei diritti degli animali, oltre che delle donne, Billie lotta prima di tutto per sensibilizzare i suoi fan alla gravissima emergenza climatica. E il suo imminente tour mondiale cercherà di essere il più possibile eco-friendly anche in vista della partecipazione al Global citizen festival di settembre.

Billie Eilish con la mascherina
La maschera e il color verde lime sfoggiato da Billie Eilish ai Grammy © Amy Sussman/Getty Images

Il podcast, parte 1: musica, moda, social e gender

Inquadrare un piccolo prodigio nascosto in abiti oversize non è impresa facile. Ci abbiamo provato in questo podcast, diviso in due parti. Nella prima, il giornalista musicale Elia Alovisi analizza testi e canzoni di Billie Eilish, spiegando come abbia fatto a imporsi nel mondo del pop attraverso sonorità e temi solitamente avversi al pop stesso. Il look di Billie viene definito appariscente, mascolino e divertente dalla stylist e fashion consultant Ilaria Norsa, per la quale i capi extralarge e gli strati con cui gioca la cantante sono una sorta di “difesa, un modo per nascondere le sue forme, la sua femminilità, e non essere giudicata”.

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Considerata l’enorme popolarità di Billie Eilish in relazione alla sua giovane età, la giornalista Gaia Berruto parla di social media usati con equilibrio dalla popstar, spesso come trampolino per le sue battaglie ambientali, un po’ come Greta Thunberg ed Emma Gonzalez. Secondo Berruto, le tre attiviste usano i social media con più maturità rispetto a molti adulti, riuscendo a “sfruttarli senza farsi sfruttare”. La questione di “genere” è un altro tema ricorrente quando si parla di Billie e di generazione Z. La scrittrice Giulia Blasi fornisce una riflessione sull’argomento, definendo l’artista “uno spirito del tempo”, parte di un cambiamento storico che vede la fine del genere e del sesso come lo conosciamo.

Billie Eilish colta durante la 62esima edizione dei Grammy Awards a Los Angeles
Lo sguardo perso di Billie Eilish è spesso dovuto alla sindrome di Tourette © Kevork Djansezian/Getty Images

Il podcast, parte 2: ribellione, attivismo, emergenza climatica e… il giudizio di Elisa

Nella seconda parte del podcast Elena Favilli, autrice del bestseller internazionale Storie della buonanotte per bambine ribelli, considera anche Billie una “bambina ribelle”. Anticonformista e irriverente, per la scrittrice è un’artista rivoluzionaria sia nei testi sia nella propria estetica. “Una Lana Del Rey che ha incontrato Avril Lavigne per diventare un meme” e “l’incarnazione di un’estetica internettiana”. Così la giornalista Alice Oliveri vede Billie Eilish, portavoce di temi dark molto sentiti dalla generazione Z. Sofia Pasotto di Fridays for future condivide le “battaglie” per l’ambiente di Billie, di cui elogia il coraggio a esporsi. “È quasi una visione angelica in questo inferno di superficialità dettata dai social e dal voler apparire, perché sfrutta la popolarità per attivare i suoi seguaci e sensibilizzare il bacino di utenza su temi importanti e difficili da trattare”, dice l’attivista.

Per Tommaso Perrone, direttore responsabile di LifeGate, i cambiamenti climatici hanno fatto molta fatica a entrare nel lavoro di scrittori e musicisti, almeno fino all’arrivo di Greta Thunberg. “Eilish come Thunberg vuole lanciare messaggi carichi di aggressività positiva per far capire a tutti che bisogna agire qui e ora, prima che sia troppo tardi”, sostiene Perrone citando il video All the good girls go to hell. Infine scopriamo che la più grande cantante italiana degli ultimi anni, Elisa, è un’ammiratrice di Billie Eilish. “La trovo molto matura, pronta, concentrata sulla sua missione artistica”, dice Elisa, che la paragona ad Alanis Morissette per l’immagine diversa trasmessa di sé e della donna. E aggiunge, come ingredienti del successo di Eilish, “la forza di andare controcorrente e canzoni bellissime che rimarranno nel tempo”.

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