Cammini e itinerari

Il Cammino dei ribelli: quando camminare diventa un atto sociale e rivoluzionario

Un cammino sociale ad anello alla scoperta di una terra spopolata e bellissima che sta iniziando a “ribellarsi” e a rinascere attraverso il turismo lento.

Non occorre l’auto nemmeno per raggiungere il punto di partenza del Cammino dei ribelli. Basta il treno, fermata Arquata Scrivia sulla linea Genova-Milano e Genova-Torino. È una delle caratteristiche di questo itinerario ad anello che attraversa la val Borbera per 130 chilometri da percorrere in 7 tappe e quindi in una settimana andando alla scoperta di un territorio poco noto e per questo ricco di fascino. Piccoli borghi dove trovare ospitalità e cibo locale, torrenti da risalire e storie da ascoltare camminando lentamente. Tutto godendo della pace regalata dalla semplicità della natura.

Come è nato il Cammino dei ribelli

Questo cammino è davvero tutto da scoprire: anche la sua genesi è una storia da raccontare. Nasce dall’idea e dalla passione di Giacomo D’Alessandro e dalle sue esperienze “in cammino” in giro per l’Italia, specie seguendo Repubblica nomade, un movimento che negli ultimi anni ha dato vita a quelli che ora vengono chiamati cammini sociali o civili, creati cioè per trasmettere dei messaggi, per andare a sostegno di alcuni territori spesso lacerati, soprattutto dopo la crisi economica. Il Cammino dei ribelli è quindi lo strumento ideato da Giacomo non tanto per far conoscere la val Borbera ai turisti – che pure ne avrebbe bisogno, visto la poca notorietà di cui gode – ma pensato soprattutto per le persone della valle stessa, per far sì che si riscoprano valle.

“Il rilancio di queste terre  – ci ha detto Giacomo – non deve necessariamente passare per le grandi infrastrutture e gli eventi di massa. Può passare per la piccolezza dei camminatori, per un loro rapporto con il territorio sincero e autentico”. La terra di cui si parla è un luogo particolare, compreso tra 4 regioni (e 10 comuni) – Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna – caratterizzato da un fiume, il Borbera, e dall’Appenino.

Un territorio complesso perché miscela culture e tradizioni differenti e molto poco attraversato e conosciuto, persino da chi lo abita. “In queste zone i sentieri sono tanti, ma nessuno li percorre. La sfida è stata quindi quella di creare un nuovo cammino, con una sua narrazione, partendo di fatto da ciò che già esiste e ora è poco valorizzato”. Il riscontro sembra esserci e chi intraprende il Cammino dei ribelli ne rimane sorpreso: a colpire è in particolare la varietà dei paesaggi che ci si trova ad attraversare. Fitti boschi, prati immensi, canyon e torrenti sono ciò che i camminatori incontrano nelle diverse tappe.

Cammino dei ribelli
La tappa di Persi dove si incontra il Borbera © Luca D’Alessandro

Il cammino sociale che racconta la valle

Un itinerario ad anello pensato per percorrere tutta la valle e abbia un valore sociale per la stessa. Ma cosa significa per un cammino essere sociale? Solitamente pensiamo a un cammino come a qualcosa di solitario, un’esperienza di immersione nella natura ma con pochi scambi umani, se non con chi lo percorre con noi. Il Cammino dei ribelli invece permette la piena scoperta dei vari paesaggi della zona, ma anche la possibilità di connettersi e incontrarsi con la popolazione locale e la sua realtà: lavorativa, artigianale e sociale appunto. Un plus che lo rende a nostro parere ancor più interessante, specie per chi lo affronta in solitaria. Lungo tutte le 7 tappe infatti è possibile pranzare in locande e agriturismi capaci di valorizzare i genuini prodotti tipici del territorio e alloggiare presso gente del posto in sistemazioni semplici ma accoglienti che favoriscono un’atmosfera conviviale e la reale conoscenza di chi ci abita e quindi delle tradizioni del luogo.

Camminare a ritmo lento qui significa anche fare esperienza della possibilità di vivere e creare un’attività virtuosa e fiorente in un territorio che sembra al primo sguardo inospitale, spopolato e depresso, ma forse non lo è. Anche solo attraversare una valle può essere un gesto importante, di cambiamento e mutamento, quasi rivoluzionario.

Un tratto del Cammino dei ribelli
Un tratto del Cammino dei ribelli © Luca D’Alessandro

Perché si chiama Cammino dei ribelli

Un po’ di rivoluzione c’è anche nel nome del cammino che è stato scelto dall’ideatore dopo aver letto e studiato la storia di questo territorio così particolare ma senza un’unica specifica connotazione se non quella di essere stato vissuto e attraversato da ribelli, di varia natura. Citando un cantautore a me caro, in valle c’è stata da sempre la presenza di persone che sono andate in direzione ostinata e contraria, ribelli: dai liguri in età preromana, quando le tribù in valle erano nomadi, fino ai contadini sotto le imposizioni feudali; i banditi durante la monarchia, i partigiani nel Nazifascismo e infine i ribelli moderni, quelli dei giorni nostri, che non hanno lasciato morire i sentieri, le tradizioni e i prodotti locali”.

Questi ultimi sono anche tra i camminatori che hanno partecipato qualche settimana fa alla staffetta organizzata per far conoscere il cammino e riprendere a percorrerlo dopo l’inevitabile stop dovuto alla pandemia.

Ora il Cammino dei ribelli è pronto per chi avrà voglia di conoscere questa valle a piedi: sul sito sono disponibili tutte le informazioni necessarie per ogni tappa (descrizione testuale e tracce GPS), oltre ai contatti utili per il pernottamento e i pasti. Il consiglio per la bella stagione appena iniziata è quello di prendere in considerazione la versione “all river” della seconda tappa del tragitto che prevede di risalire il torrente Borbera da dentro. Un’esperienza da non perdere.  
                                                                                                                                                                                                                                                                       

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