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La strategia di adattamento climatico che prevede di rimuovere asfalto e cemento per far spazio al verde sta diventando una priorità per le città italiane.
Lasciar respirare la terra. È l’ambizione del depaving, letteralmente “de-pavimentazione”, la pratica che punta a togliere il cemento e l’asfalto nelle aree urbane, ripristinando il terreno e lasciando spazio a piante, alberi e natura. Non si tratta solo di rimuovere lo strato superficiale: si ripristina parte del suolo precedente dopo aver rimosso gli strati impermeabilizzati, si dissoda il terreno sottostante e se ne ristruttura il profilo, in modo da recuperare un reale collegamento con il sottosuolo naturale.
L’idea nasce come iniziativa civica negli Stati Uniti. La nonprofit Depave, nata da un’associazione di quartiere a Portland, in Oregon, nel 2008, ha lavorato con scuole, organizzazioni sociali e attività locali per realizzare progetti di depavimentazione in tutta la città. Da allora il movimento si è diffuso: il gruppo Depave Portland ha dichiarato di aver depavimentato più di 70 parcheggi e rimosso circa 14.000 metri quadrati di pavimentazione da quando è stato fondato nel 2008.
Uno studio condotto ad Aswan, in Egitto, in un clima desertico caldo, ha misurato la temperatura sopra diversi materiali del suolo e ha trovato differenze nette. Le temperature medie dell’aria variavano da 25,47 gradi sopra l’erba a 41,4 gradi sopra l’asfalto. Mentre la temperatura superficiale raggiungeva un valore massimo sopra l’asfalto, con 50,27 gradi, e il più basso sopra l’erba, con 22,31 gradi.
Il perché è semplice. L’asfalto è composto principalmente da bitume e e inerti scuri, per cui ha un’elevata capacità termica volumetrica. Questo comporta che durante il giorno assorbe gran parte delle radiazioni solari, accumulando energia che poi finisce per rilasciare nell’aria anche ore dopo il tramonto. L’asfalto contribuisce così all’effetto isola di calore urbano. La sua depavimentazione (quindi la sua rimozione e/o sostituzione con terreno o vegetazione) aumenta la capacità del suolo di assorbire l’acqua, riducendo i rischi di alluvioni urbane. Restituire suolo permeabile, dunque, agisce su entrambi i fronti: il caldo estivo e le piogge intense, due fenomeni resi più frequenti dalla crisi climatica. Ma i vantaggi riconosciuti dalle amministrazioni e dalla letteratura sono anche altri: l’aumento visibile della copertura arborea e della biodiversità locale, e il miglioramento della qualità dell’aria che raffredda i quartieri, soprattutto nelle aree più svantaggiate che storicamente hanno meno accesso al verde e in cui la legge del 3-30-300 viene meno rispettata.
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In Italia, Genova è la prima città ad aver formalizzato la pratica nello strumento di pianificazione cittadina. La sindaca Silvia Salis ha inserito strutturalmente la pratica del depaving all’interno del proprio Piano Urbanistico Comunale. La campagna parte da Cornigliano, quartiere genovese segnato da una lunga pressione industriale, in cui verrà tolto il cemento dal piazzale davanti a Villa Bombrini per realizzare un parco di oltre 13 ettari, grazie a un finanziamento di oltre 3 milioni di euro di Regione Liguria e Società per Cornigliano. La misura non riguarda solo gli interventi pubblici: chi destinerà gli oneri di urbanizzazione a interventi di depavimentazione potrà beneficiare di sgravi fiscali, a patto di garantire la manutenzione delle aree verdi per almeno dieci anni.
Poi c’è Milano dove la depavimentazione è già parte della strategia della “città spugna”. La strategia del depaving, dal 2022 a oggi, ha consentito di de-impermeabilizzare oltre 50mila metri quadrati, di cui oltre 20mila di nuovo verde e oltre 30mila di pavimentazioni drenanti, e l’amministrazione ha identificato altre 27 nuove aree, che si aggiungono ai 27 cantieri attualmente in corso o programmati. Un esempio già realizzato è via Toce, all’Isola, dove 1.800 metri quadri di asfalto hanno lasciato spazio a superfici permeabili, a 720 metri quadri di nuovo verde e a 35 nuovi alberi. Bologna interviene su scala ancora maggiore. Con il programma Bologna Verde, cemento e asfalto verranno rimossi su oltre 100mila metri quadri della città, a partire dalle aree di ex Ravone ed ex Casaralta. Il programma prevede l’aumento della vegetazione in centro storico, l’incremento di massa arborea, la depavimentazione di aree urbane e la riqualificazione di spazi verdi, con particolare attenzione alle aree caratterizzate da valori critici di fragilità microclimatica.
Infine, Roma, dove la depavimentazione rientra nel programma “100 Parchi per Roma”. L’intervento più recente e concreto è quello di via Ipponio, a Porta Metronia: i lavori di depavimentazione hanno permesso la rimozione di uno strato di asfalto sostituito con 960 metri quadri di pavimentazione stabilizzata e oltre 1.000 metri quadri di superfici verdi, un intervento che aumenta la capacità drenante del suolo, migliora il microclima locale e contribuisce alla diminuzione dell’effetto isola di calore. Un secondo intervento è in programma: un nuovo parco interesserà Piazzale Clodio, all’altezza di viale Mazzini, con la depavimentazione delle attuali aiuole spartitraffico, oggi parzialmente asfaltate e in stato di abbandono.
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