Cinque paesi europei chiedono di limitare il livello di protezione degli orsi bruni

A chiedere di non considerare più gli orsi bruni come “specie fortemente protetta” sono Romania, Slovacchia, Croazia, Repubblica Ceca e Finlandia.

Gli orsi bruni sono dei “super-predatori” e minacciano sia il bestiame che gli esseri umani: per questo, occorre ridurre il loro grado di protezione in Europa, al fine di poterli abbattere più facilmente. A chiederlo sono cinque paesi dell’Unione europea: Croazia, Repubblica Ceca e Finlandia, che hanno fatto sapere di aver aderito alla richiesta, avanzata congiuntamente da Romania e Slovacchia.

Una limitazione della protezione permetterebbe di abbattere più facilmente gli orsi bruni

La questione è stata discussa nel corso di una riunione dei ministri dell’Agricoltura che si è tenuta in Lussemburgo il 22 giugno. I governi di Bucarest e Bratislava hanno insistito sul fatto che è necessaria “una gestione efficace della specie” e che le nuove misure dovrebbero essere adottate “con urgenza”. Il tutto è stato posto nero su bianco su un documento preparatorio.

Le cinque nazioni in questione fanno riferimento all’esempio del lupo, la cui protezione è stata indebolita di recente in tutta l’Unione europea: si è appassiti in quel caso dalla condizione di “specie fortemente protetta” a quella di “protetta”. Il che ha appunto facilitato la possibilità di abbattere degli esemplari. Per i governi che chiedono che una decisione analoga venga applicata anche agli orsi bruni, ciò “garantirebbe un livello ragionevole ed equilibrato del rischio sociale ed economico”.

In particolare, la Finlandia è una delle nazioni che ha aderito all’iniziativa con maggiore entusiasmo: la ministra dell’Agricoltura del governo di Helsinki, Sari Essayah, ha spiegato che per il paese scandinavo “è molto importante, poiché la popolazione di orsi sul nostro territorio arriva a quasi 2.600 esemplari. Al momento, ciò rappresenta un rischio per gli esseri umani. Dobbiamo ricorrere a una forma di caccia preventiva”.

Romania e Slovacchia denunciano morti e feriti, la Germania propone “deroghe mirate”

La Romania ha da parte sua insistito sul fatto che la popolazione di orsi (circa 11.500 esemplari) nel suo caso non è gestibile e afferma che negli ultimi cinque anni attacchi degli animali agli esseri umani hanno provocato 14 morti e 150 feriti gravi. La Slovacchia, che ospita 2.500 esemplari, parla allo stesso modo di quattro persone uccise e 64 ferite.

Orso bruno
Un esemplare di orso bruno © Anbeast25/Wikimedia Commons

Ma le cinque nazioni in questione non sono sole. La Germania, ad esempio, pur non avendo appoggiato direttamente la richiesta ha fatto sapere di essere favorevole a delle “deroghe mirate” per consentire di eliminare un determinato numero di orsi. Di diverso avviso la Francia (che ha circa 90 orsi concentrati sui Pirenei), che indica di voler puntare piuttosto su strategie per mettere in fuga gli animali, come precisato dalla ministra dell’Agricoltura Annie Genevard.

Gli orsi bruni nella lista rossa dell’Uicn, le Ong: “Formazione su, comportamento degli animali”

Le organizzazioni non governative ambientaliste si sono sempre espresse con grandi riserve su scelte che portano alla riduzione della protezione delle specie animali. Già in passato in paesi come Spagna e Francia è stata sottolineata la necessità di non impedire la reintroduzione di una specie considerata a rischio estinzione poiché nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Uicn), e che occorre formare i cacciatori e la popolazione affinché conoscano i comportamenti degli orsi bruni di fronte all’uomo.

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