L’Italia sarà il primo Paese europeo ad avere un impianto per recuperare le terre rare

Via libera del ministero dell’Ambiente: la struttura sorgerà a Ceccano, nel Frusinate, e sarà il primo di una serie 47 progetti europei.

In Italia sta per nascere il primo impianto europeo per recuperare le terre rare da hard disk e motori elettrici buttati via, per riutilizzarle invece di estrarne di nuove. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nei giorni scorsi ha dato il via libera al progetto, che si chiama Life Inspiree e sorgerà a Ceccano, in provincia di Frosinone, nello stabilimento dell’azienda Itelyum, capofila del progetto insieme ad altri partner.

Si tratta di un progetto potenzialmente fondamentale per il recupero delle terre rare, un gruppo di elementi chimici fondamentali per costruire motori elettrici, pale eoliche, smartphone e computer, soprattutto per il motivo che l’Europa non ne produce quasi nessuna: le importa quasi tutte dall’estero, soprattutto dalla Cina, esponendo il continente a una pericolosa dipendenza da attori stranieri spesso in concorrenza con la Ue Per questo l’Unione europea ha deciso di puntare sul riciclo: l’obiettivo, fissato da un regolamento europeo del 2024, è arrivare entro il 2030 a recuperare così almeno un quarto del fabbisogno annuale di queste materie.

Cosa sono e dove si trovano le terre rare

Si tratta, nello specifico, di 17 elementi chimici fondamentali per l’industria e la tecnologia. Nonostante il nome, sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre, ma si trovano molto diluite in natura e richiedono processi di estrazione complessi e costosi. L’elenco completo comprende Scandio, Ittrio, Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio. Il progetto italiano rientra in una lista di 47 iniziative scelte dalla Commissione europea come prioritarie per ridurre la dipendenza dall’estero. Tra queste, solo quattro si trovano in Italia e riguardano proprio il riciclo: Inspiree è una di loro.

L’idea alla base del progetto è semplice: dentro hard disk e motori elettrici a fine vita ci sono dei magneti molto potenti, che contengono appunto le terre rare. Il primo passo è smontare questi magneti dagli apparecchi dismessi. Il secondo è trattarli chimicamente per separare le terre rare e trasformarle in materiali che possono essere venduti e riutilizzati dall’industria.

tecnologie per l'economia circolare per il recupero di terre rare
Le tecnologie per l’economia circolare consentono di recuperare terre rare, preziose per i dispositivi elettronici e per le batterie delle auto elettriche © kynny/iStockphoto

Come funziona il recupero 

A coordinare i lavori è Itelyum, l’azienda che gestirà l’impianto. Con lei come detto lavorano altri quattro partner: Glob Eco, che si occupa di smontare i magneti dai vecchi apparecchi; Erion, il consorzio che gestisce la raccolta dei rifiuti elettronici in Italia, che punterà anche a far raccogliere più magneti possibile; l’Università dell’Aquila, che segue la parte tecnica e controlla l’impatto ambientale e sociale del progetto; ed EIT RawMaterials, un’organizzazione europea che metterà a disposizione la sua rete di contatti per far conoscere i risultati del progetto. Il lavoro parte dall’esperienza di un impianto pilota più piccolo, chiamato New-RE, realizzato in precedenza dallo stesso gruppo di partner.

Per il viceministro dell’Ambiente, Vannia Gava, questa autorizzazione è un passo importante: “Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica”, ha dichiarato, sottolineando che il recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici è “una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale”. Nel 2023 in Svezia è stato scoperto un enorme giacimento di terre rare, il più grande mai rinvenuto in Europa, che potrebbe diventare fondamentale per sottrarre l’Unione Europea al monopolio quasi totale esercitato oggi dalla Cina su queste preziosissime risorse. Ma non basta questo a garantire l’autosufficiente dell’Unione Europea.

Per questo rimangono tutt’oggi valide le conclusioni del rapporto del 2021 di Cewaste, un progetto di due anni finanziato dall’Ue come parte del suo programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, che hanno chiesto regole più severe sul riciclo, sostenendo che dovrebbe essere obbligatorio soprattutto per le principali materie prime utilizzate nei circuiti stampati, nei veicoli elettrici e nelle lampade fluorescenti.

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