I primi colpi di fucile in aria per festeggiare sono stati già sparati: con 80 voti favorevoli, solo 56 contrari e due astenuti, il Senato ha dato il primo via libera alla riforma della legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Il provvedimento, noto semplicemente come ddl sulla caccia, ora passa alla Camera: solo con l’approvazione di Montecitorio la riforma diventerà legge, ma è solo una questione di “quando”, non di “se”, perché l’ok finale pare solamente una formalità.
#Caccia. Con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni, approvate in Aula le modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della #FaunaSelvatica omeoterma e per il prelievo venatorio https://t.co/MdZlhUXk0N Il ddl passa alla Camera pic.twitter.com/t3db9w3x9T
Il ddl sulla caccia riscrive una normativa che risale a quasi 35 anni fa e che, secondo la maggioranza, andava aggiornata alla luce della riduzione dei cacciatori in Italia (scesi sotto i 500mila rispetto a circa 1,5 milioni del 1992) e della necessità di contenere specie come il cinghiale, anche per il rischio di diffusione della peste suina africana. Ma dietro a queste motivazioni tecniche, le opposizioni e le associazioni ambientaliste e animaliste vedono chiaro l’intento di allargare le maglie della caccia in Italia, favorendo la lobby dei cacciatori, al punto di aver ribattezzato la legge “ddl sparatutto”, denunciando un arretramento sulle tutele della biodiversità.
Cosa cambia con il ddl sulla caccia
Il principio cardine della riforma è il passaggio dalla sola “protezione” alla “gestione” della fauna selvatica: una novità concettuale, teorica fino a un certo punto, perché la caccia viene definita attività che concorre alla tutela dell’ambiente e dell’equilibrio degli ecosistemi, e i cacciatori vengono descritti come “bioregolatori”.
Tra le modifiche principali previste dal ddl sulla caccia, troviamo aree di caccia estese: l’attività venatoria viene aperta anche ad aree demaniali, boschi pubblici, oltre a parchi e aree protette, sebbene la parola finale resti alle Regioni. A proposito della parola finale, le indicazioni scientifiche dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale su alcuni aspetti dei calendari venatori non saranno più vincolanti: le Regioni potranno discostarsene motivando la scelta con altre fonti scientifiche, incluse quelle indicate dalla Commissione europea. I calendari venatori potranno ampliarsi, con la stagione di caccia che potrà andare anche oltre la tradizionale soglia di inizio febbraio per alcune specie, anche durante le fasi di migrazione e nidificazione, e oltre il tramonto.
#NoDdlCaccia Italia Nostra esprime forte preoccupazione: un provvedimento che rischia di segnare un grave arretramento nella tutela della fauna selvatica, degli ecosistemi e della biodiversità, in aperto contrasto con l'articolo 9 della Costituzione.https://t.co/aNJeOGwvnmpic.twitter.com/Q327jdOQW2
Il testo elimina il riferimento al lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette, aprendo alla possibilità che venga incluso tra gli animali cacciabili. Si introducono regole più permissive su numero e gestione dei richiami vivi, gli uccelli utilizzati come richiamo nella caccia da appostamento.
Per la caccia di selezione agli ungulati (come i cinghiali, ma anche cervi e daini) viene autorizzato l’uso di strumenti ottici e optoelettronici, a eccezione del materiale classificato come armamento militare. Si apre poi alle aziende faunistico-venatorie: potranno costituirsi anche in forma di impresa, non più solo come soggetti senza fini di lucro; viene inoltre meno la norma che permetteva ai proprietari di vietare la caccia sui propri terreni per motivi etici. Infine, cade l’obbligo per il cacciatore di scegliere un’unica modalità di esercizio dell’attività venatoria (vagante in zona Alpi, da appostamento fisso, o nelle altre forme previste). Resta confermata la quota di territorio agro-silvo-pastorale, tra il 20 e il 30 per cento, che le Regioni devono destinare alla protezione della fauna selvatica, comprendendo parchi nazionali e regionali, oasi e zone di ripopolamento.
Le associazioni ambientaliste e animaliste – Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e WWF Italia – hanno organizzato un sit-in al Pantheon, a due passi dal Senato, in concomitanza con il voto, definendo il provvedimento “una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici” e contrario alla volontà della maggioranza degli italiani, alle evidenze scientifiche e alla sicurezza pubblica. Le sigle sostengono che il conto della riforma lo pagheranno gli animali selvatici e i cittadini, privati della possibilità di vivere la natura in libertà, e annunciano che la mobilitazione si sposterà ora sulla Camera. Sul fronte opposto, le associazioni venatorie e Federcaccia hanno parlato di un primo importante risultato dopo un lungo lavoro di aggiornamento normativo, sottolineando che restano esclusi dalla caccia i centri urbani e che il ruolo dell’Ispra non viene cancellato.
Tra le opposizioni parlamentari è stato sollevato anche un profilo di possibile incostituzionalità, legato alla riforma dell’articolo 9 della Costituzione che ha introdotto la tutela dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali. Sul provvedimento pesa inoltre una lettera della Commissione europea che ha segnalato possibili profili di contrasto con le direttive Habitat e Uccelli, alla base di una procedura d’infrazione già avviata nei confronti dell’Italia su temi connessi. E in attesa del passaggio alla Camera, la mobilitazione proseguirà in queste settimane anche nelle piazze, e online: è attiva infatti, su iniziativa del Wwf, una petizione per provare a scongiurare in extremis l’approvazione della legge sulla caccia: “Una legge pericolosa che mette a rischio animali già vulnerabili e trasforma la natura in un campo di tiro – si legge nella pagina dedicata – Dobbiamo fermarlo! Firma per difendere la biodiversità, il diritto degli animali a vivere liberi e la nostra sicurezza”. Alle 11 della mattina del 25 giugno, la petizione era stata
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