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Dopo le sedi veneziane di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, a fine 2018 il magnate bretone François Pinault inaugurerà nella capitale francese un nuovo spazio espositivo per la sua collezione di arte contemporanea.
Perfino i più danarosi magnati del lusso e del mecenatismo custodiscono qualche sogno nel cassetto. Per François Pinault sembra ormai giunta l’occasione di concretizzare uno dei più ambiziosi, ovvero la creazione di un sito parigino che accolga parte di quell’imponente collezione di arte contemporanea (3,500 opere) alla quale già attingono i suoi due musei veneziani di Palazzo Grassi (col relativo Teatrino) e Punta della Dogana.
Dunque, archiviato il progetto elaborato undici anni fa per l’île Seguin e rivelatosi irrealizzabile, il facoltoso collezionista bretone (qui la sua biografia) ottiene oggi, grazie al convinto sostegno del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, l’opportunità di avvalersi di una location ancor più prestigiosa e suggestiva. Ovvero, nel pieno centro della capitale francese, l’antico edificio otto-novecentesco della Bourse de Commerce, caratterizzato da una tipica pianta circolare, anticamente adibito a sede dei magazzini generali del grano e classificato in molte sue parti come monumento storico nazionale.
Come annunciato nel corso della conferenza stampa svoltasi a fine maggio, il Comune di Parigi, al quale l’immobile è stato ceduto dalla Camera di Commercio e dell’Industria di Parigi, che acquisirà in cambio il diritto di insediarsi in un altro stabile di proprietà comunale situato nel X arrondissement, elargirà alla Fondazione Pinault una concessione cinquantennale. Oltre al pagamento di un canone, l’istituzione privata finanzierà il restauro, il rinnovamento e lo svolgimento delle attività culturali ed espositive previste.
Il progetto, che si inserisce in un più ampio disegno di riqualificazione urbana della zona de Les Halles, comporterà una spesa stimata intorno ai 100 milioni di euro, verrà inaugurato alla fine del 2018. Sarà affidato all’architetto di fiducia di Monsieur Pinault, il giapponese Tadao Ando, già artefice dei restauri delle sedi veneziane, nonché a Pierre-Antoine Gatier, specializzato nella conservazione dei beni architettonici vincolati, ai due giovani Lucie Niney e Thibault Marca, all’agenzia Nem (già artefice di una residenza d’artista a Lens) e al gruppo Setec incaricato degli aspetti tecnici.
Secondo gli auspici del magnate bretone allo scadere della concessione l’attività della sede parigina (la cui denominazione non è stata ancora decisa) sarà destinata ad essere proseguita dagli eredi. In primis dal figlio François-Henri, presente al momento dell’annuncio ufficiale, in collaborazione con i dirigenti attuali, ovvero Martin Bethenod, direttore unico di tutti i siti, e Jean-Jacques Aillagon, cui verrà conferita la presidenza del consiglio di orientamento.
E poiché i francesi sono tradizionalmente molto attenti alla valorizzazione dei loro “gioielli” architettonici secondo parametri di interesse collettivo, il futuro concessionario Pinault ha ribadito con particolare enfasi l’obiettivo prioritario di riuscire a coinvolgere anche il pubblico solitamente meno avvezzo a confrontarsi con l’arte contemporanea. Verranno privilegiate le risorse della multidisciplinarità, cioè elaborando una programmazione imperniata sul dialogo tra arte, musica, letteratura e teatro che potrà opportunamente svolgersi in un auditorium moderno e tecnicamente performante costruito ad hoc.
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