Il sogno di Ben-Ami: realizzare un tributo a Lorde con cover in ebraico e arabo

“Mettere insieme un omaggio al proprio cantante preferito è una cosa banale – se si vive in un paese normale”. Ma per Ben-Ami, ebreo israeliano, l’impresa non è stata così semplice.

Scrittore, giornalista ma anche musicista, Yuval Ben-Ami è nato a Gerusalemme. Scrive per svariate riviste di cultura ebraica e ha pubblicato romanzi molto acclamati in patria. Di solito apprezza la musica classica, Schubert soprattutto. Ma da quando ha ascoltato il primo album di Lorde, la cantante neozelandese è diventata per lui una vera e propria ossessione. A PRI (radio pubblica americana) ha detto di non aver mai più provato una sensazione simile dai tempi dell’adolescenza, quando in prima media si era fissato con i Beatles.

 

Yuval Ben-Ami
Yuval Ben-Ami, 39. Credit: Osnat Skoblinski

 

Fra le sue tante attività, Ben-Ami è guida di un tour che accompagna in Cisgiordania i turisti in visita a Israele, al di là della barriera di separazione.

 

Riguardo alla situazione geopolitica del suo Paese, afferma:

Devo essere sincero: quello che vedo è un Paese in cui vivono due società che si ignorano. Le persone non si avvicinano ai luoghi dove l’alfabeto è diverso dal loro (…) Così anche la musica di Lorde, che risuona su entrambi i lati della barriera, ha un significato particolare: in qualche modo unisce.

 

Alla luce di questo, il giovane ha pensato di realizzare un album che contenesse brani di Pure heroine, primo album della sua beniamina, con i testi delle canzoni tradotti in ebraico e in arabo. Sembrava un’impresa semplice, ma Ben-Ami ha dovuto fare i conti con l’esistenza del movimento palestinese “anti-normalizzazione”, che contrasta partenariati culturali fra israeliani e palestinesi: l’idea è che qualsiasi cooperazione, legittimi l’occupazione israeliana.

 

Così Ben-Ami, parlando del progetto – a cui ha dato il nome di The Israel-Palestine Lorde Project – spesso esordisce dicendo: 

Mettere insieme un omaggio al proprio cantante preferito è una cosa banale – se si vive in un paese normale.

 

Il giovane ha cercato per lungo tempo musicisti palestinesi che aderissero al progetto, ma senza successo. Così è stato costretto a cambiare direzione: se si fosse rivolto esclusivamente alla società israeliana (essa stessa molto variegata, in cui convivono diversi modi di pensare e vengono parlate lingue diverse), forse la convinzione che vede il contrasto israelo-palestinese come insormontabile, si sarebbe sgretolata dall’interno, favorendo la coesistenza di culture opposte.

 

Ben-Ami aveva del tutto perso la speranza di trovare un esponente in lingua araba, quando ha conosciuto Rasha Nahas, una giovane cantautrice palestinese di Haifa, nel nord di Israele. Anche se Nahas non proviene dalla Cisgiordania, Ben-Ami considera la sua presenza nel disco un successo:

L’idea era di fare un tributo di artisti locali alla mia cantante preferita. ‘Locale’ significa israeliani e palestinesi: le due società esistono e sono divise ovunque, anche in terra israeliana.

 

 

Ben-Ami ha incontrato molti ostacoli durante la realizzazione del suo progetto, ma questi hanno contribuito a chiarire le sue idee su arte e politica in una terra dove le due culture vivono fianco a fianco, ma raramente interagiscono positivamente. Ben-Ami ha capito soprattutto di non poter più biasimare gli artisti palestinesi che non hanno voluto collaborare con un ebreo israeliano:

Per loro Israele ha un potere politico assoluto. E perché un bambino dovrebbe consegnare il suo pranzo al bullo della scuola?

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