Il cavallo: lo sport dell’anima

Se chiedi a una persona che va a cavallo perché lo fa, ti risponderà che è una malattia.

L’equitazione è
l’unico sport in cui l’uomo interagisce intimamente con un soggetto
vivente che reagisce con coscienza e intelligenza agli stimoli cui
è sottoposto.
Il cavallo non è uno strumento immobile e muto di cui essere
fruitori passivi, ma è un soggetto vivente capace di
trasmetterci le sue sensazioni e i suoi sentimenti e sensibile al
punto di capire i nostri stati d’animo verso di lui.

Andando a cavallo il nostro essere entra in simbiosi con l’animale
non solo attraverso la corporeità statica, ma anche
attraverso il temperamento e la dinamica del ritmo e del
movimento.
Proprio questa particolare interazione fa sì che i due corpi
si fondano e che due fisicità diventino una sola. Chi va a
cavallo sa bene che in alcuni momenti la sua vita è
completamente affidata al suo compagno. E non solo in situazioni
limite come alcune competizioni, ma anche in una semplice
passeggiata capita spesso di chiedere al cavallo un impegno
importante e determinante. Proprio per questo quando si va a
cavallo è difficile pensare ad altro, ci si immerge
completamente nel suo mondo, abbandonati e presi dal ritmo del suo
movimento.
La sensazione che si prova è quasi di estraneità dal
proprio essere tant’è che quando si scende da cavallo, si
ritorna “con i piedi per terra” e il distacco risulta
particolarmente critico.

L’equitazione è una malattia cronica perché ci si
deve curare in continuazione. L’appassionato di cavalli sente il
bisogno del contatto con l’animale fino a diventarne dipendente. Il
rapporto uomo-cavallo non è univoco, ma è un continuo
dare-avere. Forse è proprio per questo che l’uomo ne sente
il bisogno e cerca di appagare questo desiderio non solo fisico,
come la maggioranza degli sport, ma soprattutto spirituale.

Alessandro Pellegrini
Rivista “Il Mio Cavallo”

 

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