Dalla pesca intensiva alla tutela degli ecosistemi: la lezione del tonno

Negli ultimi decenni la pesca della maggior parte delle popolazioni di tonno è passata da una pratica intensiva che ha messo a rischio le popolazioni ittiche a una gestione virtuosa che rispetta l’equilibrio dell’ecosistema. Grazie anche alla certificazione MSC.

  • La pesca intensiva del tonno praticata dagli anni ’70 fino all’inizio del nuovo millennio ha reso necessario un cambio di rotta.
  • Con normative e controlli più rigorosi, collaborazione tra gli attori del settore e l’utilizzo di strumenti scientifici, la pesca del tonno è tornata a livelli sostenibili.
  • Fondamentale il ruolo delle certificazioni come MSC che garantiscono al consumatore una gestione sostenibile della pesca nel rispetto dell’ecosistema marino.

Il tonno è uno dei pesci più apprezzati dai consumatori, complice forse la praticità delle conserve sott’olio, ma proprio per questa sua popolarità e per la crescita esponenziale della domanda globale di tonno a partire dagli ‘anni 70, questo straordinario patrimonio del mare, negli ultimi decenni è stato il simbolo di una pesca intensiva e non sostenibile per gli ecosistemi marini.

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Alcune popolazioni di tonno hanno subito per decenni la pesca intensiva © Getty Images

Ad esempio, per il tonnetto striato le catture annuali sono aumentate da circa 400mila tonnellate nel 1970 a circa 1,9 milioni di tonnellate nel 1998. Per specie iconiche come il tonno rosso, il sovrasfruttamento, specialmente nel Mediterraneo, ha significato sfiorare l’estinzione commerciale, con popolazioni ridotte ai minimi storici e un ecosistema marino privato di uno dei suoi regolatori fondamentali.

Secondo i dati dell’ultimo rapporto dell’International Seafood Sustainability Foundation (Issf), nel 2024 la cattura mondiale di tonno ha raggiunto circa 5,8 milioni di tonnellate: il tonnetto striato rappresenta il 58 per cento delle catture totali, seguito dal tonno pinna gialla (30 per cento). La maggior parte del tonno proviene dall’Oceano Pacifico Centro-Occidentale, che rimane l’area con la maggiore pressione di pesca, ma anche quella con le popolazioni più produttive.

Tuttavia, oggi il racconto del tonno non è più solo la cronaca di un declino. Negli ultimi anni, la direzione è cambiata grazie a diversi fattori: una regolamentazione e un controllo più rigorosi, l’utilizzo di strumenti scientifici a disposizione della pesca, un maggior coordinamento nella gestione delle attività, un aumento della consapevolezza dei consumatori.

 

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Sempre il rapporto Issf rivela che il 74 per cento delle popolazioni di tonno soggette a pesca è a un livello di abbondanza sano, il 96 per cento delle popolazioni di tonno non è soggetto a sovrapesca e il 97 per cento del pescato di tonno totale proviene da popolazione sane in termini di abbondanza. Quest’ultimo dato è da ricondurre soprattutto al fatto che il tonnetto striato, che costituisce circa il 58 per cento del pescato mondiale, è in stato di salute ovunque.

Tra i cambiamenti climatici che alterano le rotte migratorie dei tonni (la pesca del tonno è considerata una delle più a rischio proprio per il clima) e la piaga della pesca illegale, il futuro del tonno resta un delicato equilibrio tra necessità alimentari globali e integrità degli oceani da tutelare con pratiche di pesca virtuose.

C’è una pesca capace di proteggere il mare? 

I dati positivi sul tonno sono il risultato di anni di gestione più controllata ed efficiente della pesca verso una sempre maggiore sostenibilità, a partire dal Codice di condotta per la pesca responsabile (Ccrf) stilato dalla Fao nel 1995 che definisce i principi fondamentali, gli obiettivi e le azioni che gli Stati dovrebbero intraprendere per raggiungere una conservazione e una gestione responsabili delle popolazioni ittiche mondiali.

In questi anni sono state poi introdotte quote di pesca conformi alle migliori valutazioni scientifiche disponibili, sono nate le Organizzazioni regionali di gestione della pesca che permettono a paesi diversi di sedersi allo stesso tavolo e concordare regole condivise per la pesca del tonno, sono stati introdotti osservatori a bordo e strumenti come le griglie di esclusione per evitare la cattura accidentale di altre creature marine come tartarughe e delfini. Inoltre, sono nate le certificazioni che conferiscono potere e responsabilità al consumatore. 

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Imbarcazioni da pesca alle Maldive © iStock

Il marchio blu di MSC (Marine Stewardship Council) certifica che il prodotto ittico proviene da una pesca sostenibile secondo tre principi: deve lasciare in mare abbastanza risorse per far sì che la popolazione possa riprodursi e l’attività di pesca possa proseguire nel tempo; dev’essere effettuata in modo da minimizzare il suo impatto sugli ecosistemi e sugli habitat marini; dev’essere gestita in modo responsabile e nel rispetto delle leggi vigenti, così che possa adattarsi ai cambiamenti.

Nel 2025, sono state sbarcate 3,1 milioni di tonnellate di tonno certificato MSC, pari a oltre la metà del pescato globale di tonno.

Il caso del tonno a pinna gialla dell’Oceano Indiano, dal sovrasfruttamento al recupero  

Nel Report MSC sul tonno sostenibile viene riportata la vicenda virtuosa che riguarda la pesca del tonno pinna gialla nell’Oceano Indiano. Qui, nel 2016, la specie era in declino e le attività di pesca certificate MSC non potevano più pescare il tonno pinna gialla in modo responsabile. Per riportate la pesca a livelli di sostenibilità, la Commissione per il Tonno dell’Oceano Indiano ha avviato un progetto di conservazione del tonno noto come “Risoluzioni per la Ricostituzione del Tonno Pinna Gialla” con l’obiettivo di recuperare e ricostituire le popolazioni di tonno pinna gialla impoverite.

La collaborazione tra attività di pesca certificate MSC, ricercatori scientifici, ong ambientaliste e gli Stati costieri è stata fondamentale per gestire la popolazione in modo responsabile e ridurre drasticamente le catture. Inoltre, per alleviare la pressione di mercato, partner di MSC come Carrefour, Tesco, Bolton e Princes, hanno sostenuto le attività di pesca e ridotto di oltre il 30 per cento l’approvvigionamento di tonno pinna gialla dell’Oceano Indiano rispetto ai livelli storici. Alla fine del 2025, la Commissione ha annunciato che le popolazioni di tonno pinna gialla dell’Oceano Indiano si erano riprese, non erano più sovrasfruttate né soggette a sovrasfruttamento. Le attività di pesca certificate secondo lo Standard MSC, dunque, erano di nuovo in grado di pescare tonno pinna gialla in modo sostenibile e di proporlo sul mercato.

Pescatori di attività di pesca maldiviane certificate MSC © www.msc.org

Il tonno rosso dall’Atlantico al Mediterraneo, una storia a lieto fine

Anche quella del tonno rosso è una storia dal risvolto positivo. Negli anni ’80, la crescente domanda di tonno rosso ha portato alla pesca eccessiva della popolazione: si stima che, negli anni ‘90, nell’Atlantico orientale e nel Mar Mediterraneo venissero catturate tra le 50mila e le 61mila tonnellate di tonno rosso all’anno, una quantità che, secondo gli esperti, esponeva la specie a rischio di estinzione. Nel 2007 è stato avviato un piano di recupero che ha ridotto le quote di cattura consentite, ha limitato le stagioni di pesca in base agli attrezzi e alle dimensioni delle imbarcazioni e ha innalzato la taglia minima da 10 chili a 30 chili. Il piano ha inoltre limitato le catture da imbarcazioni da diporto, introdotto la presenza obbligatoria di osservatori a bordo delle imbarcazioni di lunghezza superiore a 15 metri e vietato il trasferimento delle quote, il trasbordo e l’uso di aeromobili per individuare i banchi di tonno.

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Un piano di recupero del tonno rosso ha evitato il rischio di estinzione di questo pesce © Getty Images

Negli anni sono seguiti rafforzamenti del piano e nel 2010 si sono visti i primi miglioramenti. Nel 2015 il tonno rosso passa da “in pericolo” a “quasi minacciato”. Nel 2017 la popolazione di tonno rosso dell’Atlantico orientale non è più sovrasfruttata e nel 2018 le prime attività di pesca del tonno rosso entrano in valutazione per la conformità allo Standard MSC: sono la pesca giapponese del tonno rosso con palangari di Usufuku Honten e Sathoan, cooperativa di pesca artigianale francese del tonno rosso con palangari e lenze a mano nel Mediterraneo, che ottengono entrambe la certificazione nel 2020.  Nel 2021, lo stato di estinzione del tonno rosso atlantico passa a “rischio minimo”.

Cosa possiamo fare noi: cercare il marchio blu e diversificare i consumi di pesce

Come possiamo fare la nostra parte nella salvaguardia degli ecosistemi marini e delle popolazioni ittiche? Ognuno può farlo scegliendo di acquistare prodotti da pesca sostenibile. Il marchio blu MSC ci aiuta a identificarli semplificando le scelte di acquisto e garantendo la provenienza da pratiche di pesca sostenibili verificate secondo lo Standard MSC da enti indipendenti su tutta la filiera.

I prodotti certificati MSC non comprendono solo il tonno, ma tante specie ittiche così da promuovere la diversificazione dei consumi. Quest’ultimo aspetto è importante sia per ridurre la pressione su una singola popolazione ittica, sia per la nostra salute, favorendo la diversità due volte: nel mare e a tavola.

Il problema del mercurio nel tonno

I pesci di grossa taglia accumulano più mercurio rispetto ai pesci piccoli. Pertanto, gli esperti consigliano di non superare una porzione a settimana di pesce di grandi dimensioni e alternare altri pesci di taglia medio-piccola (come gli sgombri ad esempio), molluschi e crostacei. Grazie a scelte consapevoli, quindi, orientate verso una maggiore varietà, è possibile proteggere la biodiversità e beneficiare, al tempo stesso, degli importanti nutrienti presenti nel pesce.

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