Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Il Salvagente ha elaborato una classifica della frutta e della verdura italiana considerando il multiresiduo, ovvero la presenza simultanea di residui di pesticidi diversi su un solo campione.
Uva bianca, pere e fragole tra la frutta, pomodori, zucchine e insalata tra gli ortaggi: sono questi gli alimenti più contaminati dai pesticidi in Italia secondo la classifica stilata da Il Salvagente sulla base di migliaia di analisi svolte negli ultimi 11 anni dalla rivista dei consumatori.
La classifica della frutta e della verdura più contaminata da pesticidi è stata fatta per fornire una bussola a chi acquista, uno strumento per cercare di difendersi dalla chimica invisibile. Il giornale sottolinea come, in questi anni di test di laboratorio, è emerso sempre più frequentemente il fenomeno del cosiddetto “effetto cocktail” o multiresiduo, ovvero la presenza contemporanea di diversi fitofarmaci all’interno di un singolo alimento.
Il Salvagente spiega che, per non superare i limiti massimi consentiti dalla legge per ogni singola sostanza, gli agricoltori utilizzano una miscela di pesticidi diversi che hanno la stessa funzione abbassando però le dosi di ciascuna sostanza. In questo modo l’alimento risulta legalmente “conforme”, ma l’organismo, attraverso il consumo di frutta e verdura viene esposto a una combinazione di sostanze chimiche dannosa per la salute.
Nelle varie analisi de Il Salvagente, l’uva da tavola ha registrato un record assoluto con 19 molecole trovate in un solo campione, 10 fungicidi e 9 insetticidi; seguono le pere con 12 residui, le fragole con 9, le banane con 6 residui presenti anche anche nella polpa, poi le mele con 5 residui. Nei pomodori sono state trovate 16 molecole diverse: è successo in un campione di pachino che presentava residui di 12 fungicidi e 4 insetticidi; nelle zucchine sono stati trovati 8-9 tracce per campione, nella valeriana in busta 8 molecole. Anche nelle zuppe a base di fagioli o lenticchie del banco frigo sono state trovate 6 tracce chimiche, incluso il glifosato, e nei legumi in scatola o in vetro erano presenti tre molecole, oltre a sostanze vietate in Italia, ma presenti nei prodotti importati.
Tra i pesticidi più presenti ci sono il Boscalid, un fungicida le cui tracce sono state trovate su mele, fragole, pomodori, insalate in busta, fagioli e zuppe pronte di legumi, e anche lo Spinosad, un insetticida rilevato in fragole, banane, pomodorini e valeriana. Quello che può fare un consumatore è scegliere in primis prodotti da agricoltura biologica liberi da pesticidi, non solo per la propria salute, ma anche per quella dell’ambiente.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Secondo uno studio di alcune università italiane, l’accessibilità economica di una dieta sana in Italia non è omogenea nel tempo e nello spazio. Il costo può superare anche i 200 euro mensili.
Un rapporto sugli allevamenti in Lombardia svela come il sistema produttivo intensivo superi le capacità del territorio causando problemi alla salute delle persone, dell’ambiente e degli animali.
La campagna “Per la salute, le api e gli agricoltori” punta a impedire che vengano concesse autorizzazioni illimitate per i pesticidi. I cittadini europei possono firmare la petizione online.
Un test di Altroconsumo ha evidenziato come spesso i burger vegetali contengano additivi e sale in quantità elevate, rivelandosi cibi ultra-processati.
Uno studio canadese ha osservato il legame tra il consumo di cibi ultra-processati nei bambini di 3 anni e il loro comportamento a 5 anni, rivelandone l’impatto.
Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Una buona caraffa filtrante migliora il profilo organolettico dell’acqua del rubinetto e riduce particelle e sostanze inquinanti. Brita ne ha misurato l’efficacia contro i Pfas e l’impatto ambientale.
Ridurre le emissioni è l’unica via per diminuire il rischio di eventi climatici estremi. Come quelli che hanno colpito lo stato del Minas Gerais in Brasile, dove si coltiva caffè.
Il giusto prezzo tiene conto dei costi di produzione ma anche dei servizi sistemici con cui gli agricoltori bio si prendono cura della salute delle persone e del Pianeta.

