Satish Kumar. “La terra non sporca le mani, anzi ci nutre, sostiene e connette a noi stessi”

Le parole sanno sempre arrivare dritte al cuore. Così quando parliamo di terreno o suolo fertile, parliamo di humus. E “humus” ha la radice di “umano”.

  • L’evento Humus a Città della Pieve ha ospitato Satish Kumar, ex monaco gianista, attivista per la pace e l’ambiente, fondatore del Schumacher College, oggi direttore della rivista Resurgence & Ecologist.
  • Tenutosi all’interno del progetto agricolo Quintosapore, l’evento è partito dalla consapevolezza ambientale del presente per trovare nuovi strumenti di cambiamento in armonia con la natura.
  • Il suolo e l’humus, la sua parte organica e fertile, come base per una visione olistica dell’ambiente e della vita sul nostro Pianeta.

“Gli esseri umani devono agire con rispetto verso l’humus, dando prova di umiltà; anche la parola “umiltà” è stata associata alla radice di “humus”, come “umidità”. Il suolo viene nutrito attraverso l’umidità, e l’anima viene rispettata attraverso l’umiltà”. È il pensiero di Satish Kumar, attivista per la pace e l’ambiente, Editor Emeritus della rivista Resurgence & The Ecologist, co-fondatore del Schumacher College e anima ispiratrice di “Humus”, l’evento creato da Quintosapore, un progetto agricolo innovativo a Città della Pieve, nella meravigliosa e verdissima campagna umbra. Con tanti ospiti di prestigio.

I fratelli Alessandro e Nicola Giuggioli di Quintosapore con Satish Kumar, durante Humus © Ermes Massoli

“Il suolo – la terra sotto i nostri piedi – è il fondamento della vita sul nostro pianeta. Tutti gli esseri viventi vengono dalla terra e alla terra ritornano”. Satish Kumar

“Humus” ha voluto raccontare e approfondire il rapporto inscindibile tra natura e uomo partendo dal suolo, mettendo “le mani nella terra”, senza sporcarle. Perché la terra non sporca, come sostiene Satish Kumar, ma nutre, ci sostiene, è un organismo vivente, quindi sacro, che ci connette all’ambiente, dunque a noi stessi, che ne facciamo parte. La natura come organismo vivente diventa così elemento di rispetto, non di sfruttamento, perché strettamente e intimamente interconnessa a noi, alla vita. “Sporcarsi” le mani con la terra diviene connettersi profondamente alla natura.

Satish Kumar ospite e anima ispiratrice di Humus © Ermes Massoli

“Coltivando la terra, prendendoci cura della Natura, ci riconnettiamo agli elementi naturali e coltiviamo così anche la nostra anima. È in questo modo che entrano in relazione il suolo e lo spirito, l’humus e l’umano”.  Satish Kumar, ‘Radical love’

In questa amorevole prospettiva, il rispetto per la terra, per il suolo, è un’esigenza profonda umana naturale, un atto spirituale e un modo per ritrovare l’equilibrio tra l’umanità e il pianeta. Satish Kumar, l’Unione Buddhista Italiana, e i tanti appassionati sostenitori e ospiti di “Humus”, ognuno attraverso la propria esperienza, hanno approfondito questo delicato e ancestrale rapporto umano riscoprendo e dando forza al pensiero di un’ecologia come un movimento che metta in relazione le esigenze più profonde dell’uomo quali la nutrizione e l’ambiente, l’arte e la spiritualità, con quelle del nostro Pianeta. Un movimento per ritrovare la connessione profonda tra la terra, l’uomo e la Terra. Perché, sempre a proposito di etimologia, anche la parola “cultura” è legata al suolo: “deriva dal latino còlere, ‘coltivare’, come coltura e agricoltura”, precisa Kumar.

“Il suolo è il grande tessuto connettivo della vita, l’inizio e la fine di ogni cosa”. Wendell Berry

Prendere consapevolezza e agire

Bisogna partire, dunque, dalla consapevolezza che “molti dei problemi urgenti che affrontiamo oggi hanno le loro radici nel modo in cui trattiamo la nostra terra e il nostro mare, coltiviamo il nostro cibo e ciò che mangiamo. È tempo che noi, come investitori grandi e piccoli e consumatori, iniziamo a prestare molta più attenzione al terreno sotto i nostri piedi”, sostiene il team di Toniic, RegenEarth and podcast Investing in Regenerative Agriculture and Food. Si tratta di prendere atto, per esempio, che la cosiddetta agricoltura tradizionale, cambiando la struttura chimica del suolo, è causa del suo impoverimento, quindi della sua erosione. La furia sempre più estrema degli elementi naturali, come vento o acqua, provocherà poi i conseguenti disastri idrogeologici. Ed è tempo di rendersi conto che l’agricoltura intensiva e le monocolture sono causa di deforestazione, di perdita di habitat, che a loro volta impoveriscono ulteriormente il suolo. Per contrastare tutto questo diventa fondamentale la rigenerazione del terreno, riconoscendo e riscoprendo la biodiversità del suolo come fonte primaria di vita e di nutrienti.

Un mix di tecniche organiche, rigenerative, biodinamiche e agroforestali efficaci, per coltivare il cibo, come quello praticato dall’esperienza di Quintosapore, diventa un percorso integrato potente per aiutare il recupero della biodiversità e della salute del suolo con un notevole vantaggio agroecologico. “I nostri campi sono strutturati in modo diverso, con passaggi non coltivati in cui si lascia crescere l’erba e la coltivazione di piante che con la loro struttura radicale aiutano a prevenire le infestanti. Poi si lavora la loro biomassa nel terreno, arricchendolo così di sostanza organica e rendendolo più leggero, friabile e lavorabile per poi piantare”, spiega Nicola Giuggioli di Quintosapore. “L’agricoltura convenzionale produce, ma il cibo non si produce, si coltiva, si cresce, è un essere vivente. L’agricoltura rigenerativa non produce, coltiva secondo i principi della natura, come in un bosco o in un campo non coltivato, in cui tutto deve essere in equilibrio, in cui la natura si aiuta. Non c’è una soluzione ad un problema, ci sono tanti problemi che messi insieme fanno sì che non esista un problema”, precisa Alessandro Giuggioli di Quintosapore.

Come ritrovare connessione con la terra facendo rete

Per ritrovare l’armonia e il contatto con la terra, prima di tutto bisogna dunque acquisire consapevolezza dell’estrema necessità e urgenza di questa visione olistica, che sappia mettere in armonia gli elementi per la salvezza del Pianeta e della stessa salute dell’uomo. Ecco allora che partire dal suolo, come base, diventa indispensabile per riuscire a sostenere (letteralmente) il presente con uno sguardo fiducioso al futuro, creando una rete di interconnessione tra i diversi elementi della vita. Perché “entrare in relazione con la natura crea fiducia”, dice Ruchi Shroff di Navdanya International, l’organizzazione indiana fondata da Vandana Shiva che lavora con l’intersezione tra ecologia, società ed economia, per trasformare i sistemi agroalimentari e creare comunità rigenerative. Dando voce ai giovani è infatti possibile “l’indispensabile rigenerazione del pensiero, per una sostenibilità globale che abbracci in armonia tutti i campi della vita. Il presente lo racconta già, basta prenderne coscienza, perché l’agricoltura alternativa sfama già la maggioranza della popolazione mondiale”, spiega Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia. Un aiuto importante può venire dalla finanza, uno strumento potente, perché “la disponibilità economica permette di investire in ricerca. Aziende, istruzione, facoltà avrebbero maggiore possibilità di dedicarsi alla qualità della terra, quindi a quella degli ingredienti che nascono da essa”, spiega Dario Fornara, Direttore di ricerca del Davines Group – Rodale Institute European Regenerative Organic Center (EROC).

E poi sviluppare le comunità locali, dando sostegno alla creazione di opportunità di lavoro e di istruzione che aiutino a conoscere, a dar sostegno e ispirazione verso l’agricoltura rigenerativa. Ancora, “decentralizzare, generare localmente, creare un effetto a lungo termine”, aggiunge Alessandro Bonavita di Amadeco e “democratizzare di più gli alimenti quando il 50 per cento della popolazione non ha voce” precisa Annette Mueller di La Vialla. Perché “l’unico modo di parlare di transizione ecologica e di creare comunità rigenerative è parlare da livello locale a livello globale”, suggerisce Shroff, mettendo in gioco anche la comunicazione, “possibilmente emozionale, di impatto, che sappia focalizzare sulla speranza, i sentimenti o la nostalgia delle tradizioni perse”, conclude Afua Hirsch   di The Guardian, per coinvolgere nel cambiamento sempre più generazioni.

Satish Kumar e Livia Giuggioli di Quintosapore in azienda © Beatrice Spagoni

“Al momento la nostra civiltà è disconnessa dalla natura. Ma bisogna ricordare che noi siamo natura. Per questo vorrei che ogni scuola nel mondo avesse un giardino, così i bambini potrebbero imparare dal giardino e provare l’esperienza, la magia e il miracolo della natura. Perché un seme nel suolo diventa un albero che regalerà migliaia e migliaia di mele, anno, dopo anno, dopo anno… La natura è la più grande maestra: l’arte, la musica, la religione, tutto è natura, per cui vorrei che i bambini facessero esperienza con la natura”, afferma Kumar.

La connessione con la terra diventa quindi una rete indispensabile di rigenerazione vitale: la terra non sporca le mani, nutre e ci connette all’ambiente di cui facciamo parte. Non resta che agire, sporcandosi le mani, questa volta davvero, con azioni concrete che oltrepassino le parole per diventare fertile humus di cambiamento.

Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L'autenticità di questa notizia è certificata in blockchain. Scopri di più
Articoli correlati