Come sta andando la tregua tra Israele e Hamas

Un bilancio dei (primi) quattro giorni di tregua tra Hamas e le forze israeliane. Intanto non si fermano gli attacchi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

  • Tregua prolungata di altri due giorni grazie alla mediazione di Egitto e Qatar
  • Colpito, sabato, un convoglio della missione di pace delle Nazioni Unite nel sud del Libano
  • Almeno 8 palestinesi uccisi nel weekend nei raid israeliani in Cisgiordania e momenti di tensione a Gerusalemme Est

Oggi, lunedì 27 novembre, è il quarto e ultimo giorno della tregua iniziata venerdì tra Israele e Hamas e mediata dal Qatar. Dalle cancellerie, però, sembrerebbe che possa aver luogo un’estensione della pausa. Israele, infatti, sta subendo le crescenti pressioni per estendere la tregua da parte di Qatar, Stati Uniti ed Egitto e dalla comunità internazionale tutta, anche se i suoi leader hanno respinto qualsiasi suggerimento di un arresto duraturo dell’offensiva. Nel pomeriggio Diaa Rashwan, responsabile del Servizio di Informazione di Stato egiziano, ha riportato che Doha e Il Cairo hanno mediato per un prolungamento della tregua per altri due giorni, in cambio del rilascio di altri ostaggi da parte di Hamas, accordo raggiunto alle 17:30 ore italiane.

La tregua dai bombardamenti ha permesso il rilascio di numerosi ostaggi e prigionieri

Nella giornata di domenica, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha effettuato una visita a sorpresa a Gaza City e ha dichiarato che “niente ci fermerà […] fino alla vittoria”, ribadendo, quindi, la volontà di continuare l’offensiva sulla Striscia. Non solo, il primo ministro ha anche ordinato ai servizi segreti israeliani, il Mossad, di uccidere i leader di Hamas ovunque essi siano. Tutto questo renderà ancora più complessa la mediazione per il prolungamento del cessate il fuoco, anche se il portavoce del governo di Tel Aviv ha aperto la possibilità di prolungare la pausa in cambio del rilascio di altri 50 ostaggi.

Da venerdì, Hamas ha rilasciato 58 ostaggi, tra cui cittadini di Israele, Thailandia, Stati Uniti e Russia, mentre le autorità di Tel Aviv hanno rilasciato 117 palestinesi, donne e minori, dalle loro prigioni. Se i bombardamenti sulla Striscia si sono fermati, non si può, però, sostenere, che la tregua abbia riguardato tutti i fronti aperti.

Ma le aggressioni nella Striscia non si sono fermate

Secondo gli accordi tra Hamas e l’esercito israeliano, ai cittadini palestinesi era concesso muoversi liberamente sulla Salah al-Din Road, per evacuare il nord della Striscia. Un esodo di migliaia di persone a cui è stato concesso solo di muoversi verso sud. A nessuno, infatti, è stato concesso di rientrare verso Gaza City. Le telecamere di Sky News UK hanno filmato sabato 25 novembre, il secondo giorno della tregua, cecchini israeliani sparare ad altezza uomo contro chiunque tentasse di avvicinarsi verso il checkpoint creato dalle forze di difesa israeliane (Idf). In diversi sono rimasti feriti.

La Mezzaluna Rossa palestinese ha dichiarato che un agricoltore palestinese è stato ucciso e un altro ferito domenica 26 novembre dopo essere stato preso di mira dalle forze israeliane nel campo profughi di Maghazi, nel centro di Gaza.

Un’altra violazione degli accordi riguarda la questione dell’invio degli aiuti umanitari nella Striscia. La tregua sarebbe dovuta servire anche per permettere ai convogli umanitari di entrare nel territorio e di portare rifornimenti di benzina alle strutture sanitarie ormai collassate da decine di giorni. Tuttavia, Mohammed Zaqout, il responsabile generale degli ospedali a Gaza, ha dichiarato ad Al Jazeera che nessun ospedale nel nord della Striscia ha ricevuto i rifornimenti di benzina.

Continuano gli scontri nel sud del Libano

Dopo l’annuncio del raggiungimento di un accordo tra Israele e Hamas, i portavoce di Hezbollah hanno confermato che avrebbero osservato la tregua. Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas a Gaza, gli scontri al confine libanese con Israele hanno causato quasi 50.000 sfollati e almeno 13 civili sono stati uccisi in Libano, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite e dai funzionari libanesi.

Nonostante le dichiarazioni di Hezbollah e il fermo degli scontri nel sud del Libano, sabato 25 novembre Hezbollah ha lanciato un razzo contro un drone israeliano e la Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite, Unifil, ha dichiarato che il fuoco israeliano ha colpito una delle sue pattuglie.

La Cisgiordania e Gerusalemme Est

Esclusi dalla tregua sono i territori della Cisgiordania. Le forze israeliane che operano nei territori occupati hanno ucciso almeno otto palestinesi nell’arco di 24 ore, secondo quanto riportato ieri dal ministero della Sanità dell’Autorità nazionale palestinese. Cinque palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Jenin, mentre altri tre sono stati uccisi in operazioni militari nel villaggio di Yutma, a sud di Nablus, a al-Bireh e nella città di Qabatiyeh. La vittima ad al-Bireh è un adolescente.

La violenza in Cisgiordania è aumentata nelle settimane successive all’attacco di Hamas contro Israele, il 7 ottobre. Le forze israeliane hanno ucciso almeno 211 palestinesi, tra cui 54 minori, e ne hanno 3.200. Ad essersi intensificati non sono solo gli attacchi dell’Idf, ma anche quelli dei coloni.

Altro terreno di scontro è il quartiere arabo di Gerusalemme Est. Venerdì 23 novembre, primo giorno della tregua, le forze israeliane hanno limitato per la sesta settimana l’accesso alla spianata delle moschee, per evitare alla gioventù palestinese di raggiungere Al Aqsa, con momenti di tensione e lancio di lacrimogeni.

Se in Cisgiordania, in particolare a Ramallah, abbiamo visto immagini di giubilo per il rilascio dei prigionieri, a Gerusalemme Est è stato impedito di festeggiare. Le autorità israeliane hanno annunciato che i prigionieri rilasciati sono considerati terroristi, così come chiunque festeggi il loro rilascio.

Il lavoro della comunità internazionale, concentrata su Gaza, sta però distogliendo attenzioni da ciò che accade negli altri territori occupati, dove la presenza delle forze israeliane è massiccia e, oltre a essere aumentato il controllo sugli spazi accessibili ai palestinesi, continuano i fermi, come la scorsa notte quando, dopo la liberazione di 39 prigionieri, 60 palestinesi sono stati arrestati.

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