Ufficiale l’impegno al rafforzamento, nel mix energetico, della quota prodotta con i reattori di terza e quarta generazione. Ecco come ci siamo arrivati.
L’Italia farà la sua parte affinché, nel 2050, l’energia nucleare disponibile a livello globale sia il triplo di quella attuale. Dal vertice di Parigi sull’energia nucleare, lo scorso 10 marzo, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato l’adesione ufficiale dell’Italia alla Dichiarazione per triplicare l’energia nucleare, l’impegno internazionale per triplicare la capacità nucleare mondiale entro il 2050, firmata da diversi Paesi nel 2023. Una firma che per il nostro Paese arriva con oltre due anni di ritardo, visto che all’epoca l’Italia non aveva un proprio quadro legislativo che prevedere il ritorno all’energia nucleare, ma che il governo presenta adesso come il coronamento di un percorso normativo e industriale costruito passo dopo passo proprio a partire da quel 2023.
L’accordo impegna i paesi aderenti a sviluppare o incrementare la produzione di energia nucleare, investendo sulla costruzione di nuove centrali e sul miglioramento di quelle esistenti, con l’obiettivo di triplicare la capacità complessiva rispetto ai livelli del 2020, con l’orizzonte del prossimo quarto di secolo. Per l’Italia, che non dispone di alcun impianto nucleare attivo, aderire significa avviare da zero un programma nazionale attraverso la costruzione di nuovi reattori di terza o quarta generazione, contribuendo così all’incremento globale. Un obiettivo ambizioso, che secondo Pichetto Fratin si inserisce in un quadro più ampio: “In un sistema sempre più elettrificato — tra industria, mobilità, data center e intelligenza artificiale — il nucleare può contribuire alla decarbonizzazione, alla stabilità della rete e alla sicurezza degli approvvigionamenti”.
Triplicare l’energia nucleare: un’idea della Cop28
La dichiarazione, come detto, era stata siglata il 2 dicembre 2023 in occasione della COP28 di Dubai, la Conferenza delle Parti sul clima, da 22 paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Canada, Giappone e Corea del Sud. L’Italia non era tra i firmatari per mancanza dei presupposti essenziali: firmare avrebbe significato assumersi un impegno senza avere ancora i fondamentali su cui costruirlo. Fondamentali che in questi due anni sono stati messi in campo, come ha sottolineato Pichetto al vertice di Parigi: “L’Italia sta affrontando con realismo e responsabilità la possibilità di reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”. Il primo mattone è stato l’aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che per la prima volta ha integrato uno scenario nucleare nella pianificazione energetica italiana. Nel 2023, a questo scopo, era stata istituita la Piattaforma nazionale per un Nucleare Sostenibile, che ha riunito le migliori competenze tecnico-scientifiche del paese. Le proiezioni inserite nel piano prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 gigawatt con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11 per cento e il 22 per cento del mix energetico italiano, che per il resto dovrà essere composto di fonti rinnovabili.
Sul fronte europeo, nel giugno 2025 l’Italia inoltre è già entrata nell’Alleanza nucleare, il gruppo a guida francese che riunisce i paesi dell’Unione favorevoli a un ruolo del nucleare nella transizione energetica. Sul piano industriale, sempre nel 2025, è nata Nuclitalia, partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, con il compito di “valutare le tecnologie più adatte al contesto italiano”, come ha spiegato il ministro. L’Italia partecipa inoltre all’Alleanza industriale sugli Smr, i reattori modulari di piccole dimensioni che dovrebbero essere alla base del “nucleare sostenibile” di nuova generazione, e agli Ipcei — gli Importanti progetti di Comune Interesse Europeo — sulle tecnologie nucleari innovative, “nella convinzione che il nucleare possa rafforzare l’autonomia strategica e la competitività dell’Ue”.
— World Nuclear News (@W_Nuclear_News) May 15, 2025
Inoltre, alla fine dello scorso anno il governo ha presentato al Parlamento un disegno di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, che è tuttora in discussione: un testo che definisce il quadro di programmazione nazionale, la governance, il rafforzamento dell’autorità di sicurezza e la disciplina dell’intero ciclo di vita degli impianti, inclusa la gestione dei rifiuti radioattivi. “Abbiamo scelto di costruire prima un quadro regolatorio chiaro e credibile, e assumere successivamente decisioni industriali”, ha spiegato Pichetto Fratin.
Smr e Amr al centro della strategia italiana
Small modular reactors – a promising nuclear technology still under development – could offer reduced costs & faster construction compared to today’s nuclear power plants
More on these reactors, their potential & challenges for bringing them to market from IEA’s Brent Wanner 👇 pic.twitter.com/RU5QIaOVQH
La tecnologia su cui punta l’Italia, come già accennato, non è quella delle grandi centrali del passato: “Dal punto di vista tecnologico guardiamo nel breve-medio termine con attenzione agli Small modular reactorsdi terza generazione avanzata”, ha ricordato da Parigi il ministro, aggiungendo uno sguardo anche “alle tecnologie di quarta generazione, in particolare ai reattori veloci raffreddati al piombo“, i cosiddetti Amr (Advanced modular reactors). I promotori dei progetti, che potranno essere anche aziende private, dovranno dimostrare di poter coprire i costi di costruzione, gestione e smantellamento degli impianti. Sono previsti incentivi per i territori che ospiteranno le nuove infrastrutture, con l’obiettivo di garantire benefici economici e occupazionali per le comunità locali. L’adesione alla dichiarazione internazionale arriva al termine di un percorso che ha trasformato il nucleare da argomento controverso a componente formale della strategia energetica italiana, anche se naturalmente i critici del ritorno a un nucleare seppur diverso da quello delle grandi centrali degli anni Ottanta non hanno smesso di far sentire la propria voce.
Secondo le associazioni riunite nella rete 100% Rinnovabili Network, per esempio puntare oggi sul nucleare non ridurrà i costi energetici né aumenterà la sicurezza del sistema, ma al contrario “rischierebbe di rallentare il processo di decarbonizzazione e di imporre al nostro Paese investimenti elevati e incerti su tecnologie non disponibili. La scelta del governo italiano ignora, inoltre, la volontà popolare, espressa in due referendum – 1987 e 2011 – che hanno chiaramente escluso l’opzione nucleare”. C’è poi ancora la questione delle scorie generate dalle vecchie centrali nucleari, dismesse ormai dal : a oggi le scorie sono stoccate in ben 100 depositi su 22 siti sparsi per il Paese, una situazione però solamente provvisoria, dal momento che non è stato ancora individuato un sito definitivo, espone l’Italia a procedure di infrazione da parte della Commissione Europea. Il governo assicura che i nuovi sistemi, in particolare i futuribili Amr di quarta generazione, saranno in grado di ridurre sensibilmente gli scarti nucleari e anche le emissioni di carbonio, di fatto bruciando le scorie stesse per farne nuovo carburante, in un’ottica di vera economia circolare. Questi ultimi, però, dovrebbero essere disponibili e operativi non prima del 2040.
Sono passati dieci anni dal disastro dell’11 marzo 2011, ma questo capitolo si è tutt’altro che concluso. Viaggiando a Fukushima si percepiscono rinascita e distruzione, a volte separate soltanto da una strada.
Il ministro dell’Ambiente (uscente) si è espresso sulla sorte dell’acqua radioattiva presente nella centrale nucleare di Fukushima. Ma il governo smentisce.
Il quotidiano Le Monde ha rivelato che la ricerca sui reattori nucleari di quarta generazione è stata abbandonata. Soprattutto per via dei costi esorbitanti
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