La Francia abbandona la ricerca sui reattori nucleari di quarta generazione

Il quotidiano Le Monde ha rivelato che la ricerca sui reattori nucleari di quarta generazione è stata abbandonata. Soprattutto per via dei costi esorbitanti

La Francia non proseguirà la ricerca sui reattori nucleari di quarta generazione. Dopo i grandi problemi riscontrati con gli Epr, sia in termini di difficoltà tecniche, sia in termini di esplosione dei costi e dei ritardi, la filiera nucleare non vedrà lo sviluppo di quello che avrebbe dovuto rappresentare il futuro del settore. Ovvero il reattore a neutroni veloci (Rnr) chiamato “Astrid”.

“Il progetto Astrid è morto”

A rivelarlo è il quotidiano francese Le Monde, che spiega il Commissariato per l’energia atomica e le energie alternative (Cea) “abbandonando l’idea. Soltanto alcuni studi preliminari attualmente in corso proseguiranno quest’anno, ma verranno parcheggiati sugli scaffali”.

Le informazioni raccolte dal quotidiano parigino sono state confermate dallo stesso Cea, che ha spiegato: “Il progetto di costruire un prototipo di reattore di quarta generazione non è previsto né a breve né a medio termine”. Ancor più chiara una fonte anonima interna all’organismo, secondo la quale “Astrid è morto. Non ci si stanno investendo più né risorse, né energie”.

scorie nucleari francia
Controlli ai container pieni di scorie nucleari in arrivo dall’Australia per essere ritrattate nel sito di La Hague, in Francia Charly Triballeau/Afp/Getty Images

Anche Didier Guillaume, delegato sindacale della Cfdt presso il Commissariato ha confermato di aver “visto i progetti preliminari venire via via bloccati”. Ciò nonostante, finora il quantitativo di denaro investito per un progetto giunto al capolinea prima ancora di vedere la luce è enorme. Secondo la Corte dei Conti francese, alla fine del 2017 gli stanziamenti erano arrivati già a 738 milioni di euro.

La ricerca sui nuovi reattori nucleari è già costata 738 milioni di euro

L’Advanced Sodium Technological Reactor for Industrial Demonstration (da cui l’acronimo Astrid) avrebbe dovuto essere costruito presso il sito nucleare di Marcoule, non lontano da Avignone. L’obiettivo era di utilizzare come combustibile del plutonio e dell’uranio impoverito. Ovvero trovare il modo di riciclare gli scarti della produzione di energia derivante dall’attuale (e sempre più vecchio) parco nucleare transalpino.

Questa enorme quantità di materiale radioattivo è stoccata in gran parte presso il sito di stoccaggio di La Hague, sulla Manica. Con Astrid i nuclearisti francesi speravano non soltanto di trasformare in combustibile materiali oggi inutilizzati, ma anche di ridurre fortemente il quantitativo di rifiuti nucleari.

centrale nucleare francia
Una centrale nucleare in Francia © Patrick Hertzog/Afp/Getty Images

Rimane in costruzione l’Epr di Flamanville da 11 miliardi di euro

D’altra parte, già negli anni Novanta si tentò di seguire tale strada. Con il reattore Superphénix allo studio a Creys Malville (nella regione Auvergne-Rhône-Alpes). ma il progetto fu chiuso nel 1997 dal governo del socialista Jospin. Tuttavia la ricerca è stata rilanciata dai conservatori Chirac e Sarkozy, nonché dal socialista Hollande.

Per sviluppare Astrid, tuttavia, sarebbero stati necessari tra i 5 e i 10 miliardi di euro. Il che ha costretto il Cea a fare marcia indietro, anche tenendo conto dell’ultima Programmazione pluriennale dell’energia, che ha posto sul progetto una pietra tombale: “Un prototipo di Rnr non è considerato utile almeno fino alla seconda metà del secolo”.

Leggi anche: Nucleare, nuovo stop al cantiere infinito del reattore francese di Flamanville

Resta tuttavia in costruzione il reattore di terza generazione a Flamanville, sulla Manica. Nonostante sia ormai in ritardo di dieci anni rispetto alla tabella di marcia prevista inizialmente. Avrebbe dovuto essere inaugurato nel 2012, mentre non sarà pronto prima del 2022. In termini di costi, poi, si è passati dai 3,3 miliardi di euro inizialmente previsti al budget attuale di 11 miliardi. In continua crescita.

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