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10 borghi medievali più golosi d’Italia

Alla scoperta dei borghi medievali che ancora nascondono l’antico rapporto tra l’uomo e il territorio deliziando con le migliori pietanze della tradizione italiana.

La bellezza dei borghi fondati in epoca medievale è la più efficace dimostrazione che l’età buia non era poi così oscura. Nell’Alto Medioevo, il periodo che va dal Quinto secolo all’anno Mille, si sviluppa il sistema feudale favorendo un’economia agraria e la nascita di insediamenti intorno alle abbazie o ai castelli. Gli insediamenti medievali si articolano nella ramificazione di piccole e tortuose strade che si snodano intorno a un castello o monastero, solitamente posto su una altura. Questi nuclei urbani ancora oggi si relazionano con la natura nel rapporto tra il tessuto urbano e l’orografia del luogo. Oggi possiamo ritrovare il sodalizio tra la città e la natura in ciò che rimane dell’urbanistica medievale e nei piatti tipici prodotti solo in questi luoghi. A bordo dell’auto (ecologica), si parte.

Venzone e la zucca

Tra la valle del Tagliamento e la val Canale, Venzone, in provincia di Udine, è un borgo medioevale immerso nel Parco nazionale regionale delle Prealpi Giulie. Il centro storico, fedelmente ricostruito dopo il terremoto del 1976 che lo rase al suolo, è chiuso da una doppia cinta muraria circondata da un fossato, in origine riempito con le acque del torrente Venzonassa. Una vera particolarità è la cinta muraria più esterna dotata di numerosi torri difensive e il tessuto stradale monoassiale sul quale si affacciano abitazioni dai tratti ancora medioevali e una serie di stradine strette che si diramano per tutto il borgo. Data la vicinanza con l’Austria Verzone per lungo tempo ha svolto la mansione di dogana, qui infatti veniva pagato il dazio per le merci che venivano alla Germania. Dal 1965 Verzone viene considerato monumento nazionale, in quanto unico borgo medioevale della regione. A Venzone il piatto tipico è a base di zucca, usata in tutte le maniere, condisce tutti i tipi di pasta, è un ottimo contorno e ingrediente di salse. Protagonista di una sagra di fine ottobre, la zucca è degna rivale della lavanda in quanto a produzione.

Taggia, il borgo delle olive

Taggia, nella provincia di Imperia, nasce lungo la costa con un insediamento militare romano, Tabia. Nel Settimo secolo, durante le invasioni barbariche, la città si sposta nell’entroterra, dove i rilievi collinare giocavano un ruolo difensivo. Quando alcuni monaci benedettini cuneesi decisero di costruire il loro monastero inizia a rifiorire l’economia del borgo, grazie a una serie di attività agricole che presto permisero l’esportazione dei prodotti fino in Inghilterra. La città inizia a espandersi oltre la prima cinta muraria e vengono bonificati molti territori verso valle dove viene piantata una qualità di oliva che passerà alla storia, l’oliva taggiasca. Questo innesto, introdotto dai monaci di San Colombo attecchisce perfettamente lungo i crinali della riviera ligure e nei secoli si diffonde in tutta Italia diventando una delle migliori olive da mensa e per la produzione dell’olio extravergine. Quando nel XII secolo Taggia venne ricostruita dopo le razzie saracene l’abitato continuò a espandersi verso valle e a fortificarsi dentro una nuova cinta muraria protetta da un castello munito di torri. La posizione di potere della città si rispecchia nello sviluppo urbano intorno castello, con un abitato molto denso e pieno di vicoli e scalinate, tipici della tradizione urbana ligure, e dalla presenza di tre cerchie di mura difensive.

Cortemilia e la nocciola piemontese

Fin dal medioevo Cortemilia, in provincia di Cuneo, è un importante polo politico e commerciale. La collocazione strategica della cittadina, tra le valli di Bormida e Uzzone e la vicinanza con la Liguria, ha permesso il fiorire di attività artigianali e agricole. Nel cuore delle Langhe Cortemilia è la capitale della nocciola piemontese. La pregiata varietà di nocciola tonda delle Langhe, esportata in tutta Europa, ha il marchio di indicazione geografica protetta (I.G.P.) ed è sempre stata impiegata nella produzione dolciaria regionale. Cortemilia, nota ai romani come Cohors Aemilia, conserva un centro storico dalla fedele struttura urbanistica medievale. Il fiume Bormida divide in due nuclei, quello di San Pantaleo sulla riva destra e quello di San Michele sulla sinistra, attorno ai quali si distribuisce una fitta rete di abitazioni che ancora conservano i portici trecenteschi. L’insediamento medievale è dominato dalla torre cilindrica e dai ruderi del castello della famiglia Aleramica, arroccati su un’altura rocciosa e perfettamente protetti dall’ansa del fiume Bormida

I quattro vini della cantina di Neive

Questa cittadina in provincia di Cuneo deve il suo nome alla famiglia romana della Gens Naevia che qui aveva dei possedimenti terrieri. Neive conserva l’impianto medievale costituito da strade ad anelli, concentriche rispetto all’altura dove sorgeva prima il castello e poi il monastero benedettino. Con le invasioni dei longobardi, nel VI secolo, viene eretto il castello fortificato di Neive e la cinta muraria aperta solo con due porte di accesso alla città. Più tardi nel X secolo il monastero benedettino di cui è rimasta solo la torre campanaria, oggi simbolo della municipalità. Neive, immersa nel paesaggio delle Langhe è nota per il tartufo, ma si distingue per la produzione vinicola. Le colline neivesi producono il Barbera e il Dolcetto d’Alba entrami D.O.C e il Barbaresco e il Moscato d’Asti di denominazione di origine controllata e garantita (D.O.C.G.).

Il brodo di giuggiole di Arquà Petrarca

In provincia di Padova, l’antico borgo Arquà Petrarca, in onore del poeta Francesco Petrarca che vi ha vissuto gli ultimi anni della sua vita (1369 – 1374), deve la forma attuale agli interventi urbani di epoca medievale. Arquà si articola in due nuclei a diversi livelli, il borgo di Sopra e quello di Sotto, edificati probabilmente lungo la linea difensiva tra la Rocca di Monselice e Vicenza. Delle fortificazioni che circondavano l’altura con il castello (oggi Monte Castello) non se ne ha più traccia, ma molte delle trecentesche abitazioni che sorgono lungo le pendici dei monti Piccolo e Ventolone conservano ancora le tracce dell’architettura tardo medievale. Riconosciuto tra i borghi più belli d’Italia quello di Arquà Petrarca ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club italiano per il valore naturalistico e il patrimonio storico. Da secoli, proprio in questa cittadina veneta, viene coltivata la pianta del giuggiolo dai cui frutti, le giuggiole, si ricava nei primi mesi autunnali il liquore noto come brodo di giuggiole. Offerto all’arrivo degli ospiti più importanti e apprezzato per la dolcezza, si deve a questo liquore l’espressione “andare in brodo di giuggiole” usata per manifestare un grande entusiasmo.

Bobbio e la zuppa del pellegrino

In provincia di Piacenza, Bobbio è una piccola città di orgine romana, Bobium. In epoca medievale, la vita del borgo è connesso all’attività dell’abbazia di San Colombano, centro religioso e culturale di grande rilievo per tutto il medioevo per la sua prestigiosa biblioteca. La rilevanza acquisita dall’abbazia permette a Bobbio di ottenere il titolo di città sin dal 1014. Il centro storico è ancora fedelmente rispondente all’urbanistica medievale di origine monastica. Al primo monastero si sostituì un vero e proprio feudo che orbitava intorno all’abbazia permettendo ai monaci la sussistenza. In questo periodo, con l’attività dei feudi monastici viene introdotta l’agricoltura intensiva soprattutto nella coltivazione di vigneti, oliveti e castagneti. Non a caso caratteristica della zona sono i mulini che usavano la forza dell’acqua per il funzionamento delle macine. L’importanza di Bobbio in tutta l’Italia settentrionale e la vicinanza con la via francigena hanno fatto della città della Val Trebbia un passaggio obbligato per i pellegrini che venivano ospitati dai monaci. Nei monasteri medievali, come nelle moderne osterie, i pellegrini che passano per Bobbio possono mangiare pisarei e faso, una specie di gnocchetti di farina e pangrattato conditi con sugo a base di cipolla e fagioli.

Lo zafferano di San Gimignano

Il territorio della Valdelsa ospita la cittadina di San Gimignano. Lo sviluppo di San Gimignano si ha nei primi secoli dopo il Mille quando sulla via francigena i pellegrini alla volta di Roma si sostituiscono alle ondate barbare. La città fortificata di San Gimignano diventa a breve un luogo di passaggio per i viandanti e un importante nodo commerciale. In età comunale, nonostante i contrasti politici tra i guelfi filopapali e i ghibellini filoimperiali, il borgo prosperò nell’attività agricola legata alla produzione del vino e dello zafferano. Alla crescita economica seguì quella urbana con la costruzione di una seconda cinta muraria a protezione di un territorio che ben presto si contrasse a causa della peste. Le tredici torri che ancora svettano dal profilo delle colline sono la testimonianza della ricchezza della città. La torre, infatti, era il massimo simbolo di potenza delle famiglie nobili, le quali costruivano questi imponenti edifici a dimostrazione del loro potere economico e di controllo del territorio. Lo zafferano, dall’arabo Jafaran (giallo) ha avuto da sempre un ruolo fondamentale nell’economia di San Gimignano, tanto da essere usato persino come forma di pagamento dei debiti. Oggi lo zafferano è l’ingrediente principale dei piatti tipici sangimignanesi e riconosciuto come prodotti D.O.P. che consentite la produzione solo nel territorio di San Gimignano.

San Gemini, il borgo delle acque

Il borgo di San Gemini, in provincia di Terni, venne fondato da un monaco siriano di nome Yemin o Gemine che qui costruì il suo monastero. Questa zona lungo la via Flaminia antica era costellata di piccoli insediamenti strategici per le comunicazioni tra Roma e l’Italia settentrionale, nonostante ciò sono molto incerte le origini romane di San Gemini. I saccheggi e le guerre che coinvolsero il borgo prima di passare sotto lo Stato Pontificio (XV secolo) hanno comunque permesso a San Gemini di conservare intatta la struttura urbana medievale tipica dei castelli. Oggi è ancora visibile la strada principale di accesso al borgo, la fitta rete di stradine e parte delle imponenti fortificazioni. Il rapporto con il territorio circostante è sottolineato dal tessuto urbano come dalla relazione con il vicino Parco delle fonti, una distesa di 70mila metri quadrati di querce secolari ed essenze autoctone. Il parco attraversato da fiumi e ruscelli ospita la fonte dell’acqua San Gemini e Fabia, già note in passato per le proprietà curative.

Casperia e gli stringozzi

Situata sulla riva sinistra del Tevere, lungo le pendici occidentali dei monti Sabini Casperia, in provincia di Rieti, era un insediamento sabino. L’attuale struttura urbana del borgo di Casperia (Aspra Sabina fino al 1947), definita a “bulbo di cipolla”, è costituita da una serie di strade concentriche, via via sempre più strette, raccolte all’interno delle mura di cinta. Nel borgo non mancano gli elementi tipologici dell’architettura medioevale difensiva come i torrioni, le fortificazioni delle porte d’accesso alla città (rivellini) e le casematte che, internamente alla cinta muraria, erano indispensabili per la protezione della città dalle bombarde nemiche. Vista la particolare conformazione Casperia è un borgo pedonale. In quanto a culinaria Casperia ospita ogni fine agosto la sagra degli stringozzi aspresi, un tipo di pasta lunga fatta con farina e acqua, tipica delle zone umbro laziali, solitamente offerta condita con sughi di carne.

Altamura e il pane D.O.P.

Altamura, una città dell’alta Murgia, in provincia di Bari, venne fondata dai saraceni sfatando il mito che la riconosceva nella città greca di Altilia (altra Troia). Sulle macerie del primo insediamento distrutto dai barbari, Federico II di Svevia costruì un nucleo urbano protetto da un castello e fortificato da poderose mura che ripopolò concedendo speciali franchige che permettevano anche agli ebrei e ai greci di abitare ad Altamura. Fu proprio la diversità culturale delle popolazioni a costituire i differenti tessuti urbani della cittadina. Per esempio le abitazioni intono alla cattedrale di Santa Maria Assunta si svilupparono lungo dei vicoli ciechi, mentre quelle nate intorno a San Nicolò dei Greci, di rito ortodosso, si espansero con una tipologia edilizia a cortile. Tipico della cittadina pugliese è il pane che nel 2005 ha ottenuto la denominazione di origine controllata, il primo prodotto della categoria panetteria e prodotti da forno in Europa a fregiarsi del marchio di denominazione di origine protetta (D.O.P.). Il famoso pane di Altamura viene prodotto esclusivamente in questa zona con farine provenienti dalle aree limitrofe alla città, così ogni forma può fregiarsi del sigillo di garanzia del consorzio di tutela.

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