Sono almeno 3mila i palestinesi in fuga dalle bombe israeliane su Jenin

L’attacco israeliano è considerato il più vasto degli ultimi 20 anni. Si contano almeno dieci morti, di cui due bambini. Nel campo profughi di Jenin sono state tagliate elettricità, linee telefoniche e acqua corrente. Manca anche il cibo. Almeno 3mila palestinesi sono fuggiti dal campo per mettersi in salvo dalle bombe. L’operazione militare di Israele

  • L’attacco israeliano è considerato il più vasto degli ultimi 20 anni. Si contano almeno dieci morti, di cui due bambini.
  • Nel campo profughi di Jenin sono state tagliate elettricità, linee telefoniche e acqua corrente. Manca anche il cibo.
  • Almeno 3mila palestinesi sono fuggiti dal campo per mettersi in salvo dalle bombe.

L’operazione militare di Israele nel campo profughi di Jenin non è ancora terminata. L’attacco ha preso il via nella notte tra il 2 e il 3 luglio attraverso l’uso di mezzi di terra e aerei per colpire i gruppi armati palestinesi presenti nell’area. Da Israele fanno sapere che l’operazione potrebbe durare per giorni e al momento il bilancio conta dieci vittime, di cui due bambini. Almeno 3mila persone sono fuggite dal campo profughi per mettersi in salvo.

Israele continua a bombardare Jenin

L’attacco di Israele sul campo profughi di Jenin ha preso il via verso l’una di notte del 3 luglio. Jenin si trova in Cisgiordania ed è nel territorio occupato da Israele in violazione della risoluzione Onu 242 del 1967, che imponeva a Israele di lasciare i territori palestinesi occupati militarmente. 

Nel campo profughi vivono circa 14mila persone, per la quasi totalità famiglie con donne e bambini. Ma ci sono anche alcuni combattenti dei gruppi armati palestinesi, ed è proprio questi che Israele dice di voler colpire. L’operazione militare è avvenuta attraverso migliaia di soldati, con mezzi corazzati e anche per via aerea con l’utilizzo di droni. Al 4 luglio il bilancio è di almeno dieci morti, di cui due bambini secondo l’organizzazione non governativa Defence for Children International. I feriti sono almeno un centinaio, ma i numeri sono destinati a salire perché Israele ha fatto sapere che l’operazione potrebbe andare avanti ancora per giorni. L’operazione è stata definita la più vasta degli ultimi 20 anni in Cisgiordania e per ritrovare qualcosa di simile bisogna in effetti tornare al 2002, sempre a Jenin. Qui nel corso della seconda intifada una serie di attacchi da parte dell’esercito israeliano avevano causato 52 morti tra i palestinesi.

Ora la scena si ripete, con  le autorità israeliane che considerano il campo profughi  di Jenin come una “culla di terroristi”. Come scrive il media britannico Bbc, il campo è diventato più che altro la roccaforte di una nuova generazione di militanti palestinesi in prima linea nelle rivolte contro l’oppressione israeliana, ma anche critici nei confronti dell’Autorità nazionale palestinese. Il campo negli ultimi anni è stato oggetto di numerose operazioni militari da parte di Israele, ma mai delle dimensioni attuali. Proprio questo ha a sua volta fatto crescere gli attacchi palestinesi contro obiettivi israeliani, per mano di persone provenienti proprio dal campo profughi di Jenin.

Profughi da un campo profughi

Le bombe di Israele sul campo profughi di Jenin lo hanno in parte svuotato. Al di là delle vittime, almeno 3mila persone sono scappate per mettersi in salvo dall’attacco. Le immagini strazianti mostrano genitori che si fanno strada nel fumo dei bombardamenti con i loro figli in braccio.

Le realtà umanitarie presenti in loco hanno denunciato che i bombardamenti sono avvenuti senza preavviso e che le famiglie sono rimaste intrappolate nelle loro case, con Israele che non ha permesso la loro la fuga né la consegna di beni di prima necessità. Diverse persone in loco hanno poi sottolineato che sono stati ostacolati i soccorsi con le ambulanze alle vittime. Le autorità israeliane hanno anche interrotto l’elettricità e le comunicazioni telefoniche nell’area, che è stata dichiarata zona militare chiusa.

Chi è fuggito si è rifugiato all’interno di scuole e altri edifici istituzionali di Jenin. Qualcun’altro ha trovato rifugio da amici e familiari. L’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha denunciato la situazione molto problematica all’interno del campo, dove manca perfino il latte in polvere per i bambini, ma anche per chi è dovuto fuggire. Israele si è giustificato dicendo che chi è scappato lo ha fatto di sua volontà e non sotto costrizione.

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