Repubblica Democratica del Congo, proteste per chiedere a Kabila di andarsene

Scontri e arresti hanno seguito la decisione del presidente Kabila, il cui mandato è scaduto il 19 dicembre, di nominare un nuovo governo. Nel paese si teme un’esplosione di violenza.

Appelli alla calma si sono susseguiti per tutta la giornata del 20 dicembre in Repubblica Democratica del Congo dove almeno 11 persone sono morte e diverse sono rimaste ferite in scontri tra polizia e manifestanti. La situazione nel paese africano è precipitata dopo che il presidente Joseph Kabila, il cui secondo e ultimo mandato è scaduto alla mezzanotte del 19 dicembre, ha nominato a sorpresa un nuovo governo. La decisione ha provocato la reazione della società civile, riversatasi per le strade delle principali città del paese per protestare.

Proteste da Kinshasa a Lubumbashi

Secondo la missione Onu presente nel paese (Monusco) oltre 100 persone sarebbero state arrestate nelle ultime 24 ore tra la capitale Kinshasa e Lubumbashi, seconda città del paese e roccaforte del capofila di opposizione in esilio Moïse Katumbi. In un video postato su Youtube, il leader storico dell’opposizione Étienne Tshisekedi ha invitato la popolazione alla “resistenza pacifica” contro quello che ha definito “un colpo di stato, realizzato con l’aiuto della corte costituzionale”. Nell’appello, girato nella sua residenza di Limete, l’84enne capofila dell’opposizione ha accusato Kabila di “alto tradimento” avendo arbitrariamente deciso di restare al potere “in aperta violazione della Costituzione” che limita a due i mandati presidenziali.

Cali di tensione per rallentare il web

In poche ore la campagna “Kabila doit partir” (Kabila deve andarsene) ha raggiunto migliaia di condivisioni sui social network. Anche per questo, oltre che per ostacolare l’organizzazione di manifestazioni di massa, le autorità starebbero rallentando le connessioni al web attraverso cali di tensione e veri e propri blackout.

I vescovi impegnati nella mediazione

La decisione di nominare un nuovo governo è intervenuta mentre la Conferenza episcopale congolese (Cenco) è impegnata da settimane in una difficile opera di mediazione tra le parti. Sospesi sabato sera, i colloqui avrebbero dovuto favorire un sistema di transizione che coinvolgesse la maggioranza uscente e l’opposizione. Gli incontri – secondo quanto annunciato dai vescovi congolesi, ricevuti da papa Francesco in Vaticano – avrebbero dovuto riprendere mercoledì. L’opposizione dell’Unione per la democrazia e il progresso (Upds) e la piattaforma dei partiti dissidente nota con il nome di “Rassemblement” chiede elezioni entro il 2017 e la garanzia che Kabila, al potere dal 2001 non si ripresenti più.


Il deteriorarsi dello scenario politico interno ha messo in allarme anche le cancellerie internazionali: “Va fissata al più presto una data per le elezioni, nell’interesse della pace civile”, ha commentato il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, aggiungendo che “se non succede niente, l’Ue sarà costretta a rivedere il livello delle sue relazioni con la Repubblica Democratica del Congo”.

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Una foto pubblicata da Josiane Efoya (@yayabkg) in data:

Elezioni rinviate al 2018

Che Kabila non avesse intenzione di fare un passo indietro alla scadenza del mandato, era divenuto via via più chiaro negli ultimi mesi. Le elezioni, in programma nel paese a ottobre scorso, erano state rinviate all’aprile del 2018 con il beneplacito della Corte costituzionale che aveva stabilito anche che fino ad allora il presidente avrebbe prolungato il suo mandato. Una mossa, avevano denunciato allora i suoi oppositori, volta a modificare costituzione eliminando la clausola dei due mandati per ricandidarsi e vincere.

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