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L’arte nelle mani. I capi al telaio

Una via di creazione e di guarigione si incontrano in un laboratorio artigianale di tessitura sul Naviglio. Intervista a Simona Lombardo che da anni realizza al telaio capi con filati naturali.

Intervista a Simona Lombardo, da anni realizza al telaio capi
che avvolgono come mantelle, sciarpe, poncho, utilizzando filati
naturali dal cotone al cashmere. Il suo è un laboratorio di
tessitura artigianale che si affaccia sul naviglio di Cassinetta di
Lugagnano, vicino a Milano, luogo dove si respira pace e armonia.
Sembra di entrare in un mondo che vive nel presente la memoria di
un passato che si proietta nel futuro.

Nel tuo logo c’è scritto: l’atto del tessere
raffigura l’atto della creazione, che valenza ha per te questa
affermazione?

Il tessuto e la sua creazione nascono all’altezza della pancia, una
parte fisica che riporta al grembo materno. Dal grembo esce e si
incarna la parte spirituale, come un disegno che prende forma e si
svela lentamente, frutto di un’unione armonica tra cuore e ragione.

Tu insegni che l’ordito è l’idea e la causa
formale di tutte le cose, che ha bisogno di intrecciarsi con la
trama per venire alla luce. Quale è il processo
simbolico?

L’ordito e la trama insieme al telaio fungono da strumenti che
portano alla luce ciò che è già. L’ordito
è l’intenzione, l’idea, la parte maschile e la trama
rappresenta il femminile che dà la possibilità
concreta di creare navigando nella dimensione dello spazio e del
tempo al fine di produrre la creatura. Ordito e trama sono due
unità indipendenti che per creare hanno bisogno di diventare
uno, proprio come avviene nell’incontro tra l’energia maschile
(yang) e l’energia femminile (yin).

Nel tessere, occorre praticare l’arte della pazienza,
della concentrazione, in un ritmo come dici tu, continuo e
costante. In che dimensione interiore si entra? E quali elementi si
recuperano rispetto alle normali azioni quotidiane?

Quando ho iniziato a tessere pensavo (con la testa) di non essere
paziente invece con il cuore ho scoperto un mio talento innato e ho
recuperato una parte di me dove non esiste il tempo che passa ma
sono io a passare nel tempo, così che il corpo e le mie mani
fanno esattamente ciò che è giusto fare con saggezza.
E’ come intraprendere un viaggio nella sfera più intima dei
sentimenti che si integrano e prendono forma nella tela in un ritmo
armonico e perfetto.
Tessere consente di recuperare l’attenzione e la consapevolezza
delle piccole cose e azioni che sono i pilastri delle grandi
imprese.

Il fuori, la creazione è espressione di un
movimento interiore in- divenire. Quale è il rapporto tra
questi due elementi?
Il fuori è il risultato e
l’incarnazione del dentro, io dico sempre, ascolta il tuo dentro e
crea il tuo fuori per quello che sei. Ascoltandomi ho visto come il
mio tessere sia andato di pari passo con la mia evoluzione
personale e come la mia opera sia somigliante al mio essere del
momento e viceversa.

Per la realizzazione della creazione occorre eseguire
operazioni “sincronizzate” . Quali doti vengono messe in atto in
questo susseguirsi di azioni e che portata simbolica ha tutto
questo?
In realtà non si compiono azioni
sincronizzate perché esse avvengono naturalmente nel momento
in cui si è presenti a se stessi. Quando lavoro mi sorprendo
di come le mie mani si muovono senza più chiedere
perché hanno la consapevolezza e si mettono al servizio del
mio cuore.
Ciò ce rende possibile questa meraviglia è la
capacità di mettersi in gioco e di entrare intimamente in
relazione con quella parte di sé che crea, così che
ogni creatura abbia energia e vita propria da donare a chi vi si
avvicina.

Il contatto con il tessuto che via via prende una forma
precisa è il frutto di tutte le virtù sopra elencate.
Che significa questo per chi lavora?

Il tessuto rappresenta per me il mio sentire che si forma nella
materia, perché esso è lo specchio di una parte del
mio essere sempre in divenire nella forma, ma stabile nella sua
origine. Attraverso la mia creazione oltre che con me stessa, entro
in una relazione sottile ma profonda anche con chi sceglie di
indossarla, perché nel tessuto si imprime la memoria della
vibrazione e dell’intenzione di chi ci lavora. Fare questo lavoro,
per come lo intendo io è un atto di grande
responsabilità perché si trasmette agli altri nella
materia (il capo realizzato) la propria energia.

Si può dire che lavorare al telaio oltre ad
essere una vera e propria arte è un atto
terapeutico?
Si, si può dire che è
terapeutico perché l’allenamento e la perseveranza nel
lavorare al telaio ti consentono di tirare fuori ciò che sta
chiuso dentro in modo armonico e fluido. Tessere, lo dice anche la
parola è essere nella T, unione tra cielo e terra dove si
sperimentano e si manifestano creatività, fantasia, logica,
cura, attenzione, responsabilità, amore.
La persona che tesse e crea come nel mio caso capi che avvolgono
(mantelle, sciarpe), utilizza pezzi di tessuto indipendenti nella
loro essenza che via via si uniscono senza che vengano né
tagliati, né appoggiati l’uno all’altro. Quasi a
rappresentare simbolicamente il percorso della terapia dove non
c’è a da rinnegare ma tutto da essere e trasformare in modo
autonomo per dar vita al nuovo. Inoltre tessere consente come in
terapia di attingere alla memoria atavica, di trasformarla nel
presente per poterla vivere nel futuro, il tutto in modo ciclico,
realizzando così nella materia il disegno divino che
è in ognuno di noi .
Tutto ciò viene condito con una bella risata e un po’ di
leggerezza perché tutti possano bene digerire, io compresa..
La magia sta nel creare ciò che si sente e condividerlo con
le altre parti di noi.

Daniela
Milano

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