La radio di notte

Non sono molti quelli che ascoltano la radio di notte, ma quei pochi sono buoni.

La radio di notte

In questa paginetta che LifeGate mi mette gentilmente a

disposizione voglio condividere qualche impressione e qualche
ricordo, a partire dalle notti a casa, quand’ero ragazzo, in
Maremma.

Ascoltavo principalmente i programmi musicali della Rai. Ricordo
che ai tempi c’era Stereodrome, con Alberto Campo
e Mixo. Mixo è ancora in onda sulla Rai e lo ascolto sempre
con affetto, un po’ perché mi rivedo diciottenne e un po’
perché è un fricchettone spontaneo e sincero.

Ma il popolo dei radioascoltatori notturni ha sicuramente nel
cuore anche un altro programma Rai: Stereonotte, storica
trasmissione che vedeva alternarsi al microfono giornalisti bravi e
con gusto da mezzanotte e mezzo alle sei del mattino.

Proprio da quelle frequenze nacque la mia infatuazione per la
musica tradizionale cubana, con una splendida trasmissione di Paolo
De Bernardin che mi fece scoprire il fascino e la struggente
malinconia della guajira del bolero e del son cubano, a partire da
quelle di Guillermo Portabales, e questo almeno un anno prima che
dilagasse il successo del Buena Vista Social Club.

Un altro nome che porto nel cuore è quello di Zap
Mangusta
, che una decina d’anni fa vinse anche l’Oscar
della radio insieme al nostro Basilio Santoro; loro forse non se lo
ricordano ma io ho ancora cassette della trasmissione in cui
intervenivo spesso come ascoltatore. La formula con cui Zap
introduceva gli ascoltatori era “scie luminose in arrivo, avanti,
chi sei?” e io, dall’altro capo del telefono, rispondevo “ciao,
sono Pioggia”.

Poi sono passato dall’altra parte della radio, e forse sono
state molte le volte in cui mi avete sentito la sera alle 23, da
solo o con Fabio Treves, con programmi che spero vi abbiano fatto
compagnia.

Da qualche mese anche noi abbiamo iniziato ad andare in diretta,
è un po’ un esperimento ma ci riporta alla magia primitiva
della radio: essere davanti a un microfono e sapere che in
quell’istante qualcun altro ti sta ascoltando; chissà dove e
chissà chi…

Vi svelerò però un segreto, fare la radio è
bellissimo, ma a volte, dopo tanto tempo, si perde un po’ la magia;
o meglio, quando ascolti la radio con passione la tua fantasia
corre a briglie sciolte e ascolti nel modo più aperto
possibile, quando sei in studio è diverso. Mentre a casa o
in macchina sei da solo, nel buio e nel silenzio, immerso in quello
che esce dalle casse, quando sei in studio in diretta hai di fronte
il tecnico, accanto la persona che conduce con te (se si è
in due), le luci sono accese, appena parte il disco ti togli almeno
una delle cuffie e parli con gli altri, decidi la scaletta e gli
interventi, chiedi se ci sono telefonate, leggi i messaggi,
controlli i tempi… e non ascolti più come
quando eri a casa, da ragazzo.

Sì, lo confesso, gli ascoltatori sono quelli che
apprezzano di più la bellezza di un programma riuscito.
Dall’altra parte però resta l’emozione di avercela fatta,
anche se ti chiedi sempre se quello che è andato in onda
è piaciuto veramente; ecco perché ricevere messaggi
dagli ascoltatori è così importante per chi fa la
radio.

E allora: buonanotte, e buon ascolto!

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