Le prime volte dell’elezioni Midterm negli Stati Uniti

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno disegnato un Congresso totalmente nuovo. E valorizzato comunità storicamente poco rappresentate.

Dopo la vittoria alle presidenziali di Donald Trump nel 2024, i Democratici non controllavano né la Camera né il Senato. Alle elezioni di metà mandato, però, l’onda blu ha completamente trasformato gli equilibri. Alla Camera si rinnovavano tutti e 435 i seggi, al Senato circa un terzo (per la precisione 35 su 100). E sia alla Camera che al Senato i Democratici hanno ampiamente superato i seggi necessari per la maggioranza. In particolare, la vittoria democratica in Texas dopo trentadue anni di dominio repubblicano e quella del Kansas dopo novantaquattro di anni rappresentano un grosso segnale in vista delle elezioni nel 2028.

 

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Le elezioni delle prime volte

I risultati delle elezioni Midterm americane hanno portato in carica figure storicamente sottorappresentate. Abdul El-Sayed ha vinto in Michigan, diventando il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Chris Pappas è destinato a essere il primo senatore dichiaratamente gay della storia statunitense con la sua vittoria in New Hampshire, mentre Peggy Flanagan diventa la prima senatrice nativa americana della storia del paese. Aber Kawas, invece, è la prima donna palestinese a prendere posto nel Senato dello Stato di New York. Sul fronte dei governatori, le prime volte si moltiplicano. L’ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms è diventata la prima donna afroamericana eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti, riportando la guida della Georgia ai democratici per la prima volta dal 1998. Deb Haaland, vincitrice in New Mexico, è la prima donna indigena eletta governatrice di uno Stato americano, mentre Gina Hinojosa sarà la prima donna a guidare il Texas dal 1995 e la prima governatrice latina dello Stato. Infine, un dolce primato generazionale: in Colorado è stata eletta Melat Kiros, la prima donna della Gen Z al Congresso, a soli ventinove anni.

Abdul El-Sayed ha vinto un seggio in Senato in Michigan, uno stato tradizionalmente in bilico fra Repubblicani e Democratici © Salwan Georges/Getty Images

Cosa succede adesso?

I vincitori di queste elezioni siederanno nel 120° Congresso degli Stati Uniti, che prenderà forma a gennaio 2027. É chiaro che con il controllo di Camera e Senato, i democratici acquistano strumenti concreti per limitare il potere di Donald Trump. Nel dettaglio, tra gli strumenti a disposizioni dei deputati ci sarà il controllo delle commissioni parlamentari che darà ai democratici nuovi poteri di citazione in giudizio e staff dedicato per condurre indagini. Le aziende potranno essere obbligate a consegnare documenti e gli amministratori delegati convocati a testimoniare davanti al Congresso.

I limiti però restano. Per cambiare stabilmente le leggi federali occorre passare da entrambe le camere. I democratici potranno fermare nuove proposte repubblicane, decidere quali provvedimenti discutere e portare al voto il proprio programma. Ma Trump potrà bloccare le leggi democratiche con il veto. Per superarlo servono i due terzi dei voti in entrambe le camere, una soglia che obbligherebbe l’opposizione a raccogliere un consistente sostegno repubblicano.

 

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