L’Italia sia Adattiva, o entro il 2050 le sue infrastrutture saranno a rischio

La ricerca di Eoliann mostra la fragilità delle reti energetiche e di comunicazione: senza interventi la prospettiva è quella di un’Italia a intermittenza.

Entro il 2050 l’esposizione al rischio climatico della gran parte delle infrastrutture italiane di ogni tipo (strade, aeroporti, ma anche rete elettrica e così via) aumenterà in maniera anche piuttosto seria: a rischio, in prospettiva futura, ci sarebbero circa 3 infrastrutture su 4, vale a dire 80 delle 108 combinazioni tra tipo di infrastruttura e pericolo, tra quelle analizzate da “Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale”, la ricerca di Eoliann presentata il 13 ottobre alla Camera in occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei disastri. Le 108 combinazioni derivano dall’incrocio tra 18 categorie di infrastrutture, e sei generi di pericolo: alluvioni, frane, piogge violente, siccità, incendi e raffiche di vento.

Come è stato fatto lo studio Adattiva

La ricerca confronta la situazione attuale con quella del 2050 in uno scenario climatico intermedio (definito SSP2-4.5), in cui le emissioni calano ma non abbastanza da rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015, che puntava a mantenere l’aumento delle temperature medie del pianeta a +1,5 gradi rispetto all’era pre-industriale, obiettivo già largamente sfumato secondo gli esperti. Vengono considerati circa 26mila chilometri di infrastrutture e quasi 52mila strutture tecniche pubbliche, nei settori energia, trasporti, telecomunicazioni e impianti industriali. Le stime sono elaborate con la piattaforma Airis di Eoliann, che usa dati geospaziali, modelli fisici e intelligenza artificiale, a partire da dati pubblici sulle reti (OpenStreetMap).

Per ogni infrastruttura vengono misurati esposizione, danno atteso e interruzione del servizio, considerate come tre cose diverse: una zona a rischio non subisce per forza un danno, e un danno non porta per forza allo stop, perché contano percorsi alternativi e tempi di ripristino. Lo scenario, inoltre, non prevede interventi umani di ripristino e adattamento: si assume che il clima cambi e che non si faccia nulla. Quello che emerge, al 2050, è alla fine il quadro di una Italia “intermittente”, cioè, ha spiegato l’amministratore delegato di Eoliann Roberto Carnicelli, un Paese “che si accende e si spegne a causa di questi eventi”.

I settori più vulnerabili

Tra i dati della ricerca che per primi saltano agli occhi, c’è quello secondo cui la rete elettrica è la più vulnerabile alle frane, un problema da cui tutto il territorio italiano è afflitto: il 67,6 per cento dei tratti ad alta tensione e il 69,2 per cento di quelli a media e bassa tensione andrebbe certamente completamente fuori servizio in un Paese che conta 680mila frane censite. Per i trasporti invece pesano soprattutto le alluvioni, responsabili del 73 per cento dei danni fisici annui attesi per gli aeroporti, del 48 per cento per le ferrovie e del 46,8 per cento per le autostrade. Nelle telecomunicazioni il danno dipende quasi alla pari da alluvioni (36,9 per cento) e frane (36,7).

La Liguria è la regione più colpita

Quello della Liguria si conferma, come i dati di cronaca spesso testimoniano, il territorio più esposto alla sovrapposizione dei rischi: entro il 2050 infatti, secondo Adattiva, l’89,3 per cento degli asset analizzati in regione sarebbe esposto a livelli elevati per almeno due pericoli (2,19 in media per asset), davanti a Calabria (2,04) e Valle d’Aosta (2,02). Non significa che gli eventi si verificheranno insieme, ma che le stesse reti dovranno essere pronte a minacce diverse. Per tipo di pericolo:

  • Alluvioni: più colpite Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. Otto regioni salgono di classe di pericolosità e nessuna scende.
  • Piogge estreme: dodici regioni peggiorano. La Calabria passa dalla classe 6 alla 9, il Piemonte arriva alla 10.
  • Frane: più esposte Liguria, Trentino-Alto Adige, Calabria e Valle d’Aosta.
  • Incendi: tredici regioni su venti salgono di classe e nessuna scende; tra le più esposte Basilicata, Sardegna, Marche e Molise.
  • Vento: tra le più esposte Valle d’Aosta, Umbria, Molise, Calabria e Sardegna.
  • Siccità: tutte le regioni raggiungono la classe massima: secondo il rapporto, quella che oggi è una siccità anomala tende a diventare la normalità, tanto che la scala non permette più di distinguere le regioni tra loro. Per Carnicelli non sarà più un evento estremo ma “ordinario”.

La necessità di adattarsi

Secondo Carnicelli, ragionare su ciò che è successo in passato “non è sufficiente”: i rischi più pesanti oggi non è detto che lo siano nel 2050, e non esiste un modello nazionale valido ovunque, servono analisi territoriali. Laura D’Aprile, capo dipartimento Sviluppo sostenibile del ministero dell’Ambiente, ha indicato nel Piano nazionale di adattamento la cornice per intervenire: prevede oltre 360 azioni, il 70 per cento delle quali a costo zero perché riguarda governance e coordinamento.

Ma avrebbe bisogno di una legge quadro sul clima per accelerarne l’attuazione. Da febbraio lavora un osservatorio nazionale con 16 amministrazioni, che sta ricostruendo quanto è stato speso finora, un’operazione non semplice perché i finanziamenti sono frammentati, ma per D’Aprile il nodo è anche economico: un’infrastruttura non resiliente al clima “non è sicura”, e se ne viene meno una strategica ne risente la competitività del Paese. Dal 2027 Eoliann promuoverà un laboratorio permanente sulla resilienza climatica, aperto a gestori di strade, ferrovie, reti elettriche e telecomunicazioni per confrontarsi su tecnologie e strategie di adattamento. La partecipazione sarà gratuita, i costi li sosterrà la società.

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