Nel 2025 macellati circa 23mila esemplari, ma i cittadini li considerano sempre più animali d’affezione. Ecco due proposte di legge per dire basta.
Quasi 23mila equidi (categoria in cui rientrano cavalli, asini, muli, pony e bardotti) macellati in Italia nel 2025, almeno 14.670 nel 2026 ancora in corso. Sono i numeri ufficiali del Sistema informativo veterinario del ministero della Salute, e che possono sicuramente sorprendere per la loro portata, per chi non conoscesse lo stato dell’arte del nostro Paese sulla tutela di questa famiglia di mammiferi (che comprende anche le zebre, pressoché assenti però in Italia). Qualcosa, però, si sta muovendo in questi mesi, nella società ma anche nella politica: il 26 ottobre è approdata alla Camera, per la discussione generale, una proposta di legge (a prima firma di Luana Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra) sulla tutela degli equidi: il testo chiede appunto di vietare la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti (incroci tra cavallo maschio e asino femmina, il contrario dei muli), mettendoli sullo stesso piano di cani e gatti. Considerandoli cioè animali di affezione.
La proposta di legge revede inoltre per questi animali lo status giuridico di “Non Dpa”, cioè non destinati alla produzione alimentare, e sanzioni fino a 100mila euro per chi viola il divieto. L’approccio della proposta è culturale, e insiste sulla considerazione che il rapporto tra le persone e gli equidi è cambiato nel tempo è cambiato: oggi cavalli, asini e affini sono percepiti soprattutto come compagni da rispettare, e per alcuni costituiscono anche un aiuto concreto, come nell’ippoterapia. L’idea prevede anche che gli allevamenti vengano riconvertiti con appositi finanziamenti.
La pdl di iniziativa popolare per gli equidi
Non è tutto, però. Nella stessa, settimana, il 29 ottobre, Animal Equality e Fondazione Islander hanno annunciato di aver raggiunto il numero minimo di sottoscrizioni per un’altra proposta di legge, questa di iniziativa popolare, depositata in Cassazione a luglio 2026: ci sono voluti appena quattro mesi per raggiungere le 50mila firme necessarie. “Il Parlamento è ora chiamato una volta per tutte a esaminare il testo e ad approvare misure efficaci per tutelare questi animali, intercettando la sensibilità degli Italiani”, ha spiegato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia e vice presidente per l’Europa. E ha aggiunto: “La voce di oltre 50mila persone non può essere ignorata: rappresenta una richiesta di cambiamento che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare”. Per Nicole Berlusconi, presidente di Fondazione Islander, aver raggiunto la soglia con largo anticipo rispetto alla scadenza dimostra quanto sia cresciuta l’attenzione degli italiani verso gli animali, in particolare verso gli equidi. Il tema, del resto, in Parlamento non è nuovo. Proposte per riconoscere gli equidi come animali d’affezione sono state presentate anche da Movimento 5 Stelle, Noi Moderati e Partito Democratico, e discusse a lungo in commissione Agricoltura della Camera.
Dove si macella, e quanti animali arrivano da fuori
Nel 2025, come dicevamo, gli equidi macellati in Italia sono stati 22.854. Più di un terzo, il 34,3 per cento, in Puglia; seguono l’Emilia-Romagna con il 20,3 per cento e il Veneto con il 13,7 per cento. In queste regioni una parte consistente degli animali non è nata in Italia: arriva dall’estero la metà di quelli macellati in Emilia-Romagna, un quarto in Puglia e poco meno in Veneto. Nel 2026 ancora in corso la geografia resta quasi la stessa, ma cresce la quota di animali importati e macellati in Puglia (+13,1 per cento) e in Veneto (+23,6 per cento). Un dato che racconta un settore piccolo e molto dipendente dalle importazioni. Anche sul fronte dei consumi il quadro è chiaro, e racconta di un cambiamento culturale in corso, in cui sempre meno persone mangiano carne di cavallo: secondo un’indagine Ipsos, solo il 17 per cento di chi mangia carne dichiara di consumare carne di cavallo, e la tendenza è in calo rispetto all’anno scorso. Ma soprattutto, il 73 per cento degli italiani considera questi animali ormai alla pari di cani e gatti. Il Paese, dunque, sembra ormai pronto al cambiamento culturale: ora la parola spetta ai decisori politici.
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