In Lombardia l’inquinamento da PM2.5 costa 33,4 miliardi di euro all’anno

Il PM2.5 costa alla Lombardia 33,4 miliardi di euro l’anno, il 7,3 per cento del Pil regionale. Cittadini per l’Aria presenta un esposto alla Corte dei Conti.

Secondo un nuovo studio europeo, l’impatto economico dell’esposizione al PM2.5 in Lombardia ammonterebbe a circa 33,4 miliardi di euro all’anno, pari al 7,3 per cento del Pil regionale. La cifra comprende costi sanitari, perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita che secondo l’associazione Cittadini per l’Aria sarebbero in parte riconducibili a politiche regionali insufficienti, come già evidenziato in passato da sentenze della giustizia europea. 

Per questo motivo l’associazione ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per la Lombardia con cui chiede di accertare eventuali responsabilità erariali legate alle politiche regionali sulla qualità dell’aria.

I costi lombardi del PM2.5

Lo studio si intitola “Italian (North), Lombardia Region Case Study: The health burden and the associated economic cost of PM2.5 in the Lombardia region in Italy” ed è in fase di pubblicazione. È stato realizzato nell’ambito del progetto VALESOR (Valuation of Environmental Stressors), finanziato dal programma Horizon Europe della Commissione europea, e quantifica per la prima volta in termini economici l’impatto sanitario sulla popolazione lombarda dell’esposizione al solo PM2.5, il particolato fine inquinante emesso dalle attività di origine antropica.

L’analisi, che si riferisce al 2023, rivela che malattie e mortalità legate a queste sostanze inquinanti costano alla Lombardia 33,4 miliardi di euro ogni anno, cioè il 7,3 per cento del Pil, per effetto dei costi sanitari diretti, della perdita di produttività e del peggioramento della qualità della vita. Si tratta di un costo di 3.360 euro l’anno a cittadino. Solo cure, visite, ospedalizzazioni e farmaci impiegati dal Servizio sanitario regionale per curare malattie evitabili e riconducibili alla cattiva qualità dell’aria comportano una spesa di 1,4 miliardi di euro all’anno.

Secondo quanto ricostruito dagli studiosi, il costo maggiore a livello regionale è quello relativo alla demenza, con oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, seguito dalla Broncopneumopatia cronica ostruttiva, con 899 milioni di euro.

Responsabilità regionali?

A partire dai risultati dello studio, l’associazione no profit Cittadini per l’Aria ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per la Lombardia perché faccia luce sugli eventuali profili di responsabilità erariale personale dei vertici del governo regionale. 

In questo senso vengono richiamate tre condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla qualità dell’aria nella regione e tre procedure di infrazione tuttora aperte relative al territorio regionale. L’associazione lamenta poi i continui ritardi, che tuttora persistono, nella pianificazione e nel controllo delle misure contro l’inquinamento, i finanziamenti minimi in comparti chiave come quello dei trasporti, le deroghe come quella del 2024 sulla possibilità utilizzare vecchi impianti a biomassa legnosa non performanti e l’incremento,  tra il 2016 e il 2020, di ben 130.000 capi bovini negli allevamenti lombardi, già responsabili di un enorme carico emissivo di ammoniaca associata alla formazione del PM2.5 secondario.

Il confronto con la Francia

Al di là della situazione lombarda, il problema per quanto riguarda l’inquinamento e quello che non viene fatto per abbatterlo appare di carattere nazionale. Nel suo esposto, l’associazione Cittadina per l’Aria fa infatti un parallelo tra il caso italiano e quello della Francia. Il Consiglio di Stato transalpino a partire dal 2015 ha infatti condannato lo Stato francese con cinque diverse sentenze per il mancato rispetto dei limiti europei sulla qualità dell’aria. Una multa complessiva da 45 milioni di euro che ha portato all’elaborazione di politiche strutturali efficaci per la riduzione significativa delle concentrazioni di PM2.5. Il risultato è che tra il 2005 e il 2023 il tasso di mortalità da PM2.5 in Francia è calato del 66,4 per cento, arrivando 34,2 decessi ogni 100mila abitanti, mentre in Italia la riduzione si è fermata al 43,4 per cento, con ben 100,6 decessi ogni 100mila abitanti.

“Mentre l’Europa progredisce speditamente verso un’aria respirabile, l’Italia resta drammaticamente al palo e, invece di occuparsi di attuare misure e politiche incisive, studia per chiedere deroghe ai nuovi limiti”, sottolinea Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “Crediamo che il monitoraggio giudiziario delle azioni che si mettono in campo sia cruciale e che possa contribuire a salvare almeno una parte di quelle 43mila vittime innocenti che annualmente muoiono prematuramente nel nostro paese a causa del particolato fine, e che offrono all’Italia il primato assoluto in Ue per decessi d’aria, davanti a Polonia e Germania”.

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