L’obiettivo è abrogare i limiti introdotti dalle legge Valditara, che prevedono divieti fino alle scuole medie e consenso informato scritto dei genitori.
Pronti al prossimo referendum? Già, perché le 500mila firme necessarie al referendum abrogativo Sì Educazione Affettiva nelle scuole, sono già state raggiunte, e con un ritmo impressionate perché raccolte, tra online e cartacee, in poco più di un mese: ora non resta che l’ultimo passaggio, vale a dire il vaglio di ammissibilità della Corte costituzionale. Il tema al centro della proposta referendaria punta a eliminare tutti i limiti all’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane introdotti dalla cosiddetta legge Valditara approvata lo scorso giugno:
divieto di trattare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie;
obbligo per gli istituti di richiedere autorizzazioni scritte alle famiglie con sette giorni di preavviso per ogni attività;
obbligo per i docenti di allontanare dall’aula gli studenti sprovvisti di tale permesso.
Eliminando queste norme, spiegano i promotori del referendum, “l’educazione sessuale e affettiva tornerà a essere un’attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti tramite i Piani triennali dell’offerta formativa”. Nello specifico, “sarà di nuovo possibile promuovere la consapevolezza del corpo e dell’affettività usando linguaggi e metodi appropriati per ogni fascia d’età, inclusa quella infantile; si eliminerà la pratica dell’esclusione dall’aula, garantendo che tutti gli studenti possano partecipare alle attività del gruppo classe senza discriminazioni; scuole, docenti e famiglie potranno integrare stabilmente questi temi nei percorsi formativi, liberandosi da vincoli burocratici eccessivi e garantendo una continuità pedagogica.
Oggi l’educazione affettiva e sessuale è vietata fino alle scuole medie
L’educazione affettiva che chiedono i ragazzi
Il tema dell’educazione sessuo-affettiva è tornato in questi giorni di riaperture delle scuole al centro dell’attenzione anche grazie ai dati di un’indagine nazionale che fotografa un bisogno diffuso tra gli adolescenti italiani: sapere di più su corpo, relazioni e consenso, e trovare a scuola uno spazio per farlo.I risultati arrivano dal progetto Anlaids incontra studenti e studentesse, che nell’ultimo anno scolastico ha coinvolto 100 scuole in 7 regioni, per due terzi licei. Con il rientro in classe, 4 adolescenti su 10 chiedono di approfondire la sessualità nelle sue dimensioni riproduttiva e relazionale: in particolare il 29,9 per cento vuole parlare di gestione delle emozioni e dei sentimenti; il 17 per cento di consenso e rispetto di sé, degli altri e delle diversità; l’11,1 per cento delle differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale. Sommando emozioni, relazioni, consenso e rispetto, la richiesta arriva a coinvolgere quasi il 47 per cento dei rispondenti.
Con #AnlaidsScuola ogni anno raggiungiamo oltre 20.000 studenti e studentesse. I dati dei questionari dell'A.S. 2025/2026 confermano che l'educazione alla salute sessuale e affettiva fa la differenza.
Numeri che da una parte potrebbero anche non sembrare molto alti, ma che segnalano una crescita nella ricerca di risposte adeguate: a oggi infatti, di fronte a un problema affettivo o sessuale, i ragazzi si rivolgono soprattutto ad amici (32,4 per cento) e madri (25 per cento). Il 10,2 per cento cerca risposte online, mentre solo il 6,4 per cento si rivolge a un medico e lo 0,5 per cento a uno psicologo. Un altro dato molto significativo è che un adolescente su tre (32,5 per cento) dichiara preoccupazioni legate al sesso, in particolare gravidanze indesiderate (29,2 per cento), infezioni sessualmente trasmesse (24,3%) e senso di inadeguatezza (23,3 per cento). Luca Butini, presidente di Anlaids, che si occupa specificamente delle problematiche legate alla trasmissione sessuale dell’Hiv, sottolinea che i ragazzi “hanno domande concrete su prevenzione, relazioni, emozioni e consenso” e che, quando ricevono risposte corrette in uno spazio non giudicante, “le conoscenze crescono e lo stigma si riduce”.
Quello che si sta aprendo è il primo anno scolastico dopo l’entrata in vigore della legge sul consenso informato in ambito scolastico, che appunto impone alle scuole il consenso scritto preventivo delle famiglie per qualunque attività legata alla sessualità, oltre alla visione preventiva dei materiali e informazioni dettagliate su obiettivi, contenuti ed eventuali esperti esterni coinvolti: un anno fa un emendamento al ddl Valditara, aveva esteso il divieto di attività didattiche sulla sessualità dalle scuole dell’infanzia e primarie anche alle scuole secondarie di primo grado, cioè alle medie. Una direzione che colloca l’Italia agli ultimi posti tra gli Stati membri dell’Unione europea: secondo l’Unesco, appena il 20 per cento dei Paesi nel mondo ha una legislazione sull’educazione sessuale e affettiva, mentre in Europa 19 Paesi l’hanno già resa obbligatoria a scuola, spesso includendo anche relazioni, consenso e ruoli di genere.
Un emendamento al cosiddetto ddl Valditara la esclude non più dalle elementari ma anche dalle secondarie di primo grado. Intanto i femminicidi continuano.
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