Home green home

Home green home

È il luogo che ci rappresenta meglio. Per questo, vogliamo che la nostra casa sia come noi: sostenibile. Uno stile di vita green deve partire dalle abitudini quotidiane. Ma quali comportamenti e soluzioni possono rendere l’abitazione il fulcro del cambiamento?

Due architetti, un direttore scientifico e una casa da ristrutturare. Inizia così l’avventura di questo long form, che ha preso spunto da una necessità contingente (Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, alle prese con la ristrutturazione della sua nuova casa) per allargare lo sguardo agli interventi, piccoli e grandi, che tutti possono attuare per diminuire l’impatto della propria vita domestica, come ci hanno mostrato gli architetti Patrizia Scarzella e Vincenzo Todaro. Ascoltiamo come è nata quest’idea dalla voce dei suoi protagonisti.

Molteni, Scarzella e Todaro

Indice

Casa sostenibile, che cosa puoi fare subito

Capitolo 1

Interventi facili da attuare in tutte le case

Capitolo 2

La ristrutturazione a basso impatto ambientale

Capitolo 3

1. Casa sostenibile, che cosa puoi fare subito

Una casa è sostenibile innanzitutto se chi la abita si comporta in modo consapevole. Molte riduzioni dell’impatto ambientale, infatti, non derivano da interventi specifici da attuare, ma da semplici modifiche dei comportamenti. Ci riferiamo in particolare ai consumi energetici, spesso dati per scontati, ma che costituiscono una voce molto importante dell’impronta ambientale. Acquisirne consapevolezza, dunque, è il primo passo per ridurli.
Tra le abitudini che possono cambiare il nostro modo di vivere la casa, poi, rientrano tutte quelle azioni che contribuiscono a migliorare il comfort tra le mura domestiche e che quasi sempre – guarda caso – hanno anche dei risvolti ambientali positivi. Cominciamo da queste.

Il comfort all’interno dell’ambiente

Cosa determina il comfort della casa? Quali sono gli elementi che ci fanno sentire bene nel nostro ambiente domestico? Il comfort ambientale si identifica con il benessere psicofisico delle persone che vivono un ambiente per lungo tempo, come la casa o l’ufficio, ed è una sensazione che dipende da determinate condizioni ambientali che, al di là dei parametri soggettivi individuali, sono in gran parte trasversali e valide per tutti.

Il comfort ambientale è “quella particolare condizione di benessere determinata, in funzione delle percezioni sensoriali di un individuo inserito in un ambiente, da temperaturaumidità dell’aria, livello di rumorosità e luminosità rilevati all’interno dell’ambiente”. La qualità della luce, dell’aria; la presenza del verde; la qualità dei materiali, dei colori, degli arredi sono gli elementi principali per il nostro senso di comfort e su questi possiamo intervenire per migliorare l’atmosfera complessiva e la percezione dell’insieme: la chiave per una casa confortevole e funzionale è, infatti, creare l’atmosfera che ci fa sentire bene e a nostro agio.

casa sostenibile
La presenza del verde, sia all’interno che all’esterno delle abitazioni, è ormai un elemento imprescindibile.
Nella foto: Le torri verdi a Utrecht, Olanda, di SBA, Stefano Boeri Architetti 2017 © SBA

L’aria

La qualità dell’aria indoor è fondamentale per il comfort e il benessere delle persone. Pensiamo spesso all’inquinamento atmosferico ignorando la gravità dell’inquinamento indoor, anche se al chiuso passiamo il 90 per cento del nostro tempo. Negli interni si respira, infatti, aria fino a cinque volte più inquinata rispetto a quella degli spazi aperti. Il monitoraggio dei composti organici volatili (cov), noti anche con l’acronimo inglese voc (volatile organic compounds), dell’Istituto superiore di sanità elenca circa duecento sostanze chimiche complesse contenenti molecole di carbonio.
Un’adeguata e frequente areazione rimane il primo rimedio da attuare per “cambiare aria” nei nostri ambienti. Oltre a ciò, i consigli virtuosi principali comprendono: evitare il ristagno di vapori e fumi, lavare e sanificare regolarmente i tessili di casa, utilizzare prodotti detersivi naturali. L’emergenza sanitaria e la pandemia hanno messo maggiormente in rilievo quanto le persone passino la maggior parte del loro tempo in ambienti chiusi e siano esposte all’inquinamento domestico. Questo favorisce asma, allergie, contagi e malessere, una combinazione di sintomi spesso chiamata “sindrome dell’edificio malato” (sick building syndrome).

casa sostenibile
Il recente progetto della Fabbrica dell’aria, nella foto, è un sistema di bio-filtrazione botanica dell’atmosfera in ambienti interni supervisionato da Stefano Mancuso, neurobiologo e botanico all’Università di Firenze. Il sistema di depurazione della Fabbrica dell’aria, brevettato nel 2019, utilizza una speciale serra adattabile a ogni ambiente, dotata di un particolare sistema di aspirazione unito ad un mix di piante d’appartamento che restituisce aria purificata naturalmente © Filippo Podestà

Il verde

Le piante hanno una capacità straordinaria di detossificare l’ambiente, depurare l’aria in modo del tutto naturale trasformando la CO2 in ossigeno. La Nasa e l’Alca, un’associazione americana di vivai e floricoltori, hanno stilato un elenco di specie vegetali capaci di ridurre l’inquinamento domestico, neutralizzando sostanze dannose come la formaldeide, lo xilene, il benzene, il tricoloroetilene e le esalazioni tossiche prodotte dai detersivi. Fra queste segnaliamo il ficus, il filodendro, lo spatifillo, la gerbera – che assorbono più dell’80 per cento degli inquinanti indoor –, la dracena e l’edera variegata. Funzionano anche aloe, ciclamino, begonia e stella di Natale. Il verde ha anche delle proprietà naturali per la regolazione della temperatura e può essere utilizzato come mitigatore dell’impatto del calore sulle pareti esterne per far sì che l’edificio richieda meno energia. È possibile sfruttare il verde non solo per il comfort e la qualità dell’ambiente, ma come strumento strategico bioclimatico per regolare la temperatura dell’edificio. Le pareti verdi e rampicanti, studiate in modo da non permettere al sole di colpire direttamente le pareti esterne, ne impediscono il surriscaldamento in estate.

Le pareti verdi aiutano a mitigare il riscaldamento degli edifici.

Introdurre il verde negli ambienti domestici e di lavoro è dunque una buona pratica per il benessere delle persone. I benefici, fisici e psicologici, e l’effetto rigenerante che la vegetazione ha per la persona sono scientificamente provati. Le soluzioni per portare il verde all’interno delle abitazioni sono molteplici e oggi vanno ben al di là della scelta di piante in vaso adatte a vivere in interno. Esistono soluzioni creative e poco complesse da adottare con l’ausilio di semplici strutture che vanno dalle mensole sospese da soffitto alla creazione di una vera e propria porzione di parete verde, fino ai cosiddetti quadri vegetali a muro. Dove è possibile si possono realizzare piccole oasi di verde concentrato, dei mini “giardini d’inverno” vicino a una finestra con una buona illuminazione, ma evitando posizioni troppo soleggiate o adiacenti agli elementi riscaldanti.

L’impiego di tetti verdi comporta numerosi benefici quali l’aumento della biodiversità in ambito urbano, la riduzione dell’inquinamento sonoro e dello smog. Nella foto: il tetto della California academy of science, San Francisco, USA, progetto Renzo Piano, 2008 © California academy of science

L’impiego di tetti verdi comporta numerosi benefici quali l’aumento della biodiversità in ambito urbano, la riduzione dell’inquinamento sonoro e dello smog. Diversi anche i vantaggi funzionali ed economici: un tetto verde protegge la copertura assicurandole una vita più lunga e, isolando termicamente l’edificio, consente un risparmio sui costi energetici. Un esempio eclatante è la copertura della California academy of science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano, dove si coltivano frutti di bosco e ci sono arnie che da qualche anno forniscono una buona quantità di miele.

Introdurre il verde negli ambienti domestici e di lavoro è una buona pratica per il benessere delle persone. Nella foto: l’allestimento green dell’azienda Paola Lenti al Fuorisalone di Milano, 2018 © Paola Lenti

Obiettivo consapevolezza: quanta energia si usa in casa

Casa intelligente? Scordiamoci cavi, lavori, tempi lunghi e impianti onerosi. Oggi, per conoscere nel dettaglio i propri consumi energetici, basta un… Robo. È questa la piccola rivoluzione nel mondo della domotica del fornitore di energia pulita NeN: il Robo. Si tratta di un dispositivo che si installa direttamente nel proprio quadro elettrico (grazie a una pinza amperometrica), senza richiedere lavori in casa e senza quindi dover lasciare apparecchi a vista. Dopo l’installazione, a cura di un tecnico NeN, al Robo è richiesto un periodo di apprendimento che dura sette giorni per gli elettrodomestici sempre accesi (come il frigo), 30 giorni per i grandi elettrodomestici usati più frequentemente (per esempio lavatrice, lavastoviglie, forno elettrico) e ulteriori 30 giorni per affinare il riconoscimento degli elettrodomestici usati in modo non costante. A questo punto, il sistema è pronto a interpretare i dati e a fornire informazioni, monitorando i consumi in tempo reale e restituendo i dati aggregati su base giornaliera (con indicazione del picco orario), settimanale, mensile.
Un elemento interessante è che il sistema è integrato nella fornitura di energia pulita, quindi usa la stessa app della fornitura di energia NeN e dialoga direttamente con tutti gli altri dati, dando la possibilità di interpretarli in maniera più precisa.
Un’altra funzione utile di Robo è che permette di monitorare la potenza utilizzata e invia una notifica quando sta per saltare la luce:

  • tra 100 e 110 per cento c’è una soglia di tolleranza (il messaggio dice: “Non accendere altri elettrodomestici, o la luce potrebbe saltare”);
  • tra 110 e 127 per cento c’è una tolleranza di due ore (“Stacca qualcosa, o la luce salterà entro 2 ore”);
  • sopra il 127 per cento, la corrente salta dopo due minuti (“Stacca qualcosa, o la luce salterà entro 2 minuti”).

Queste informazioni non servono meramente a soddisfare la nostra curiosità, ma permettono di acquisire la consapevolezza del nostro impatto ambientale e, di conseguenza, aiuta a ridurlo. Il direttore scientifico di LifeGate, Simone Molteni, ha voluto provarlo con mano in casa sua: ecco la sua videorecensione.

Risparmio energetico: occorre cambiare i comportamenti

Le nostre abitudini possono influire sui consumi energetici degli edifici in modo significativo, a prescindere da come sono costruiti e dalla loro efficienza. I principi base dell’architettura bioclimatica, diffusa in Italia ormai da molti anni, possono essere tradotti in azioni concrete che tutti possiamo compiere ogni giorno. Nel video in forma sintetica, e negli spezzoni audio in maniera più dettagliata, potete trovare alcuni semplici accorgimenti che possono ridurre la domanda di energia nella stagione invernale ed estiva.

Sette consigli, validi tutto l’anno

1.Far entrare il sole in inverno
2.Abbassare le tapparelle in inverno
3.Schermare il sole in estate
4.Ventilazione estiva
5.Pochi gradi in meno, tanta differenza
6.Acqua meno calda
7.Evitare lo standby

Quanta CO2 produciamo quando siamo in casa?

L’insieme delle nostre azioni quotidiane determina la quantità di CO2 che emettiamo. Ridurre la propria impronta ambientale è possibile: LifeGate, attraverso il progetto Impatto Zero, ha reso disponibile uno strumento semplice e utile per tutti, il calcolatore di CO2.

Vuoi sapere qual è il tuo impatto?

Vuoi sapere qual è il tuo impatto?

Utilizza il calcolatore di Impatto Zero

Calcola

Il consumo degli elettrodomestici

Quale elettrodomestico consuma di più in casa? Rispondere a questa domanda non è semplice, perché dipende dalle abitudini di ogni singola famiglia e dalla classe energetica. Acquisire questa consapevolezza, però, può essere molto prezioso per adottare abitudini migliori, evitare sprechi di energia e anche per risparmiare sulla bolletta. A questo serve Robo, il dispositivo di NeN che porta la tecnologia al servizio dell’energia.
Il Robo, oltre a dare informazioni in tempo reale e aggregate sui consumi di casa e dei singoli elettrodomestici, fornisce anche consigli individuali personali e legati alla propria fornitura. Si parte dal profilo energetico, una sorta di scheda personale che viene arricchita di dati dal Robo in più fasi, a cui è possibile aggiungere informazioni legate agli elettrodomestici presenti in casa. Tutto questo è consultabile sempre tramite l’app di NeN. Inoltre, se i consumi di un elettrodomestico aumentano in modo anomalo nel tempo, un alert settimanale o mensile lo segnala e, in maniera pro-attiva, viene suggerito cosa fare. Se, per esempio, è il frigorifero a consumare troppo, può essere utile sbrinarlo, fare manutenzione, allontanare una fonte di calore nelle vicinanze, ecc. 
I dati consultabili sui consumi di energia elettrica sono disponibili tramite app non solo per fascia oraria e giorno della settimana, ma anche attraverso un report automatico che viene inviato ogni mese e fornisce tante informazioni rispetto alla ripartizione di quanto hanno inciso gli elettrodomestici sull’ultima bolletta. Sulla app, il consumo degli elettrodomestici è suddiviso per funzioni: lavare, raffrescare, cucinare, divertirsi, illuminare, stand by (le piccole lucine a cui spesso non pensiamo, ma che, da sole, possono consumare più di un frigo ad alta efficienza). Vengono poi disaggregati i consumi degli apparecchi principali: forno elettrico, frigorifero, lavastoviglie, lavatrice, ecc.
In questo video, Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, mette alla prova Robo Luce di NeN sul monitoraggio dei principali elettrodomestici della sua casa.

2. Interventi facili da attuare in tutte le case

Nel primo capitolo abbiamo visto alcuni esempi di semplici accorgimenti che tutti dovrebbero adottare per avere uno stile di vita virtuoso ed eco-attento. Ma ci sono anche dei facili interventi, non particolarmente onerosi né a livello economico né di disagio, che possono ulteriormente ridurre l’uso di risorse (e soprattutto gli sprechi) e aumentare il senso di benessere. Passiamoli in rassegna.

La luce

Il tema luce, prima di essere un problema tecnico, è un progetto di atmosfera e di poesia. La luce è un elemento essenziale per il senso di benessere e di comfort, per sentirsi bene e a proprio agio nello spazio di casa. Come deve essere la luce, quanta deve essercene e quali elementi illuminanti scegliere non è generalizzabile: è un fatto individuale che va risolto “su misura”, con un’analisi accurata che tenga conto delle nostre esigenze personali e delle abitudini domestiche, della quantità e qualità della luce naturale che va a interagire con la luce artificiale, definendo in quali angoli della casa preferiamo avere una luce diffusa – ad esempio nella zona dei divani e nelle camere da letto –; dove vorremmo una luce puntuale e concentrata – ad esempio vicino alla poltrona che usiamo per leggere o sulla scrivania –; in quali punti è meglio avere una luce da soffitto diretta – per esempio sul tavolo da pranzo e in cucina –.

Sappiamo tutti che non c’è niente di più green della luce naturale e quindi, prima di pensare a dove mettere le lampade o a quali mettere, vale la pena ricordare che un buon principio di base è quello di sfruttare al meglio in casa la luce solare, garantendo all’ambiente una corretta illuminazione prevalentemente con metodi naturali. È importante far entrare più luce possibile in casa, aprendo le tapparelle appena ci si sveglia specialmente nei mesi più freddi e bui, e la distribuzione degli arredi va organizzata il più possibile in funzione della luce di cui si necessita. I parametri attualmente in vigore in Italia prevedono che ci debba essere un ottavo della superficie delle pareti finestrata, per garantire un buon apporto del fattore illuminante.

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La distribuzione degli arredi va organizzata il più possibile in funzione della luce che si necessita. Nella foto: orto verticale su struttura di cemento Il cantiere, nella mostra Multisensory all’Arredamento di Prata, Pordenone © Paolo Martinuzzi

Funzionano sempre i semplici trucchi scenografici da sfruttare all’interno dell’ambiente come l’uso degli specchi e degli specchi d’acqua per riflettere la luce che, duplicandolo, ingrandiscono la percezione dell’ambiente: sono molteplici gli esempi dei grandi designer che li hanno applicati nei loro progetti di allestimento e di interni abitativi, come Achille Castiglioni, insuperabile maestro di riferimento per generazioni di architetti. La qualità delle fonti luminose artificiali degli ambienti domestici è un tema molto importante, spesso sottovalutato per il benessere e anche per gli effetti che può avere sul riposo e sulla salute. È determinante studiare bene dove posizionare i punti luce, magari con il consiglio di un esperto per non esagerare con un eccesso di punti luce in posti sbagliati, errore molto comune.

Oggi la tecnologia Led, che ha sostituito quasi del tutto le sorgenti luminose in uso in passato, ci permette di avere una qualità della luce simile a quella naturale e di garantirci un risparmio energetico significativo. L’enorme offerta di tipologie di prodotti illuminotecnici per i diversi usi – lampade da terra, tavolo, sospensione, punti luce – tra cui orientarsi con l’aiuto di uno specialista o di un negoziante esperto e affidabile garantiscono un buon risultato finale se abbiamo chiaro cosa vogliamo ottenere.

Occorre tenere in considerazione anche certi principi di base per la scelta di apparecchi luminosi: quando la luce diretta colpisce le superfici chiare lucide o opache, come ad esempio il piano bianco di un tavolo, l’effetto è sgradevole e bisogna evitarlo preferendo piuttosto una luce diffusa da terra. Il contrasto fra luci e ombre nella stessa stanza può donare profondità agli ambienti e renderli più morbidi e accoglienti, come sanno bene gli scenografi teatrali.

“Non si può progettare per punti luce, ma si deve progettare la luce giusta. Il futuro è nella ricerca della luce giusta, a prescindere dalla sorgente luminosa. Progettare è voce del verbo amare, noi facciamo cultura della luce e creiamo benessere attraverso la luce”.

Mario Nanni, fondatore di Viabizzuno

L’acqua: tra risparmio di risorse e tutela della salute

I comportamenti personali e le abitudini quotidiane nell’utilizzo dell’acqua sono i primi fattori che incidono sul risparmio energetico. Insieme alle buone pratiche, il risparmio di acqua passa anche attraverso prodotti seri ed evoluti che garantiscono al consumatore dall’origine il rispetto delle normative di legge.

Oggi le più note aziende produttrici di rubinetti sono tutte allineate nel rispetto delle norme in termini di erogazione di litri d’acqua al minuto, grazie a componenti come cartucce progressive o aeratori a portata limitata che riducono il consumo di acqua, cioè il rapporto erogato di litri/minuto. Il vecchio standard europeo generale per i rubinetti stabiliva un massimo di 14 litri/minuto, mentre l’attuale valore è di 5 litri/min. Nel caso di nuove costruzioni che applicano lo standard normativo Leed si scende a 2 litri/min.

Nelle docce multifunzionali – a pioggia, nebulizzazione e cascata – il sistema di deviatori utilizzato dalle migliori aziende consente di gestire in modo singolo le diverse funzioni con rubinetti d’arresto che fanno funzionare una via alla volta. Inoltre, ci sono dei limitatori di portata nei soffioni doccia, integrati nel prodotto, che limitano la quantità d’acqua fino a un massimo di 9 litri/minuto.

casa sostenibile

Oltre all’attenzione al risparmio energetico è importante, nella scelta dei rubinetti, tener conto di alcuni elementi a tutela della salute del consumatore che vanno al di là del consumo di acqua. È buona norma:

  • scegliere rubinetti di marchi affidabili e certificati;
  • dare la preferenza a prodotti in acciaio. L’acciaio inossidabile è un materiale eccellente sia sotto il profilo della qualità sia della sicurezza e vanta prestazioni straordinarie: è di lunga durata per la sua robustezza e mantiene le sue caratteristiche nel tempo grazie a un’alta resistenza alla corrosione degli agenti esterni. È un materiale ecologico e riciclabile. Garantisce massima igiene e facilità di mantenimento e pulizia;
  • accertarsi che i rubinetti che erogano acqua da bere o che può venire in contatto con la bocca (lavandini da cucina, lavabi e docce) siano certificati lead free, cioè a bassissimo contenuto di piombo.

Le dispersioni: come migliorare l’efficienza dell’edificio

Per migliorare l’efficienza energetica nelle case esistenti non sempre servono opere di ristrutturazione consistenti. A volte bastano semplici interventi, spesso a basso costo, che mirano a un adeguamento delle prestazioni delle componenti dell’edificio. In alcuni casi, è meglio preferire una corretta manutenzione alla sostituzione di un componente edilizio, così da limitare il consumo di materiali e quindi l’impatto ambientale dell’intervento. Prima che fossero inventati gli impianti attuali, in architettura venivano adottate alcune strategie che possono essere rivisitate in chiave moderna per migliorare le prestazioni degli edifici.

Nel video in forma sintetica e negli spezzoni audio in maniera più dettagliata, proponiamo qualche esempio significativo.

Sette interventi salva-energia

1. Isolamento
2. Infiltrazioni d’aria
3. Serre solari
4. Tende isolanti
5. Tapparelle isolanti
6. Utilizzo del verde
7. Schermatura frangisole

3. Linee guida per la ristrutturazione

Cambiamo la casa o la casa ha cambiato noi? È la domanda che ci poniamo dopo il lockdown dovuto alla pandemia. La lunga permanenza tra le mura domestiche, infatti, ci ha fatto ripensare alle nostre esigenze di vita. Molte persone che si trovano a ristrutturare casa devono fare i conti con nuove priorità, che forse non avrebbero considerato fino a un paio di anni fa. Ed è indubbio che, quando si deve affrontare un momento importante come la ristrutturazione, le scelte di materiali e soluzioni sostenibili sin dalla progettazione possano innalzare di molto la sostenibilità ambientale e i benefit, in termini di comfort, che ne conseguono. In quest’ultimo capitolo, ci addentreremo in tutti gli aspetti di una ristrutturazione green, per ottenere una casa più leggera per il Pianeta, ma anche ottimale per le esigenze di chi ci vive.

Una casa ibrida e flessibile

Ibrida, flessibile, multifunzionale: la casa si trasforma per le necessità emerse con la pandemia di poter disporre di ambienti fluidi e multifunzionali, di privacy e di verde. Nei mesi di lockdown non abbiamo vissuto soltanto una chiusura generalizzata negli spazi di casa, ma una profonda trasformazione della nostra relazione tra spazio urbano e domestico, tra sfera sociale e privata, dove è entrato in modo diffuso nelle nostre case il digitale. Tanto che si parla oggi di “domesticità espansa”. Le attività di smart working e didattica a distanza, in particolare, portate in ambito domestico hanno messo in crisi la suddivisione spaziale tradizionale tra gli ambienti e la loro destinazione d’uso che finora avevano funzionato adeguatamente.

Sono emerse nuove priorità nella scala dei valori, delle necessità e dei desideri. E si è fatta strada l’immagine di una “casa ibrida”, con spazi flessibili, fluidi e multifunzionali, con qualche arredo tipico da ufficio, accessori da palestra, tecnologie evolute di intrattenimento e, soprattutto, la presenza accentuata del verde con piccole isole o mini-serre, tutti elementi che portano l’esterno all’interno. Si sta definendo un nuovo scenario in cui le parole chiave per adeguare il modello abitativo alle nuove esigenze sono diventate: flessibilità, multifunzionalità, privacy e, soprattutto, green.

casa sostenibile
Con l’aumento dello smart working è sorta la necessità di avere degli spazi appositi in casa © Surface/Unsplash

Multifunzionalità degli spazi e privacy

Gli ambienti domestici si sono rivelati inadatti per rispondere alla multifunzionalità richiesta dalle nuove funzioni entrate in casa. Non tanto per le dimensioni, quanto per inadeguatezza e impossibilità di privacy: visiva, fisica e soprattutto acustica. Una delle parole più cliccate nel motore di ricerca di Google durante il lockdown nella primavera 2020 è stata “divisori per ambienti”. Spesso chi ristruttura oggi ha bisogno che la casa diventi flessibile e che in tutti gli spazi ci si possa isolare dagli altri in alcuni momenti della giornata per lavorare, studiare, telefonare, dedicarsi ai propri hobby, vedere film, sentire musica senza darsi fastidio o, invece, condividendo questi momenti.

Alcuni prodotti di arredo tipici dell’ambiente ufficio entrano in quello domestico, come le sedie ergonomiche da lavoro, e altri, come i divani e le poltrone, si dotano di accessori da lavoro, come prese e piani mobili per il computer. Nelle stanze da letto o nei bagni molti hanno creato piccole aree wellness, in sostituzione della palestra, altra funzione che pare destinata ad assestarsi stabilmente dentro casa. Ma l’elemento più evidente di cambiamento dell’assetto domestico è l’aumento di presenza del verde, non più soltanto a scopo decorativo, ma per ragioni di benessere psicologico e fisico.

Casa e lavoro si integrano nei nuovi modelli dell’abitare che stanno emergendo a seguito della pandemia. Gli spazi diventano ibridi e multifunzionali, cresce la domanda di arredi divisori che consentano di creare angoli di privacy visiva e acustica. E si diffonde sempre più l’esigenza di verde negli interni.

Disegno da Distributed work, magazine E-Paper 5 dell’azienda Vitra © courtesy Vitra

L’importanza del verde

La grande trasformazione che determina una nuova visione della casa oggi e si attesta come una tendenza stabile, duratura e in espansione è la richiesta di verde. Ci siamo resi conto durante il lockdown che la relazione con la natura, sotto tutte le forme, è una priorità nella nostra scala di valori e bisogni. Siamo diventati più consapevoli che il nostro benessere fisico e psicologico è strettamente collegato alla presenza di una briciola di natura nelle nostre case. Chi non ha un terrazzo ha dato sfogo, per esempio, alla propria creatività fai-da-te durante il lockdown portando il concetto della serra dentro casa, creando piccole oasi verdi in soggiorno e arricchendole anche con verdure, ortaggi ed erbe aromatiche come veri e propri mini-orti domestici.

Secondo Oona Horx-Strathern, ricercatrice viennese autrice di “Home report” (una ricerca annuale sulle tendenze future dei modi di vivere), l’evoluzione della casa si basa sul concetto di “vita consapevole”: la connessione tra uomo e natura, l’efficienza energetica, la scelta di materiali sostenibili e di tecnologie incentrate sull’uomo. Gli elementi naturali e il verde si fanno sempre più protagonisti dell’ambiente domestico e indirizzano verso materiali e prodotti d’arredo naturali, eco-friendly e sani.

Isolare l’edificio per contenere le dispersioni

Il primo passo è studiare bene il tipo di isolamento adeguato all’involucro, all’edificio esistente oggetto della ristrutturazione per chiedere meno energia all’edificio stesso attraverso l’isolamento e i serramenti capaci di contenere le dispersioni. Poi si interviene sugli impianti che devono essere efficienti per consumare meno energia. L’isolante è all’esterno dell’involucro dell’edificio – il cosiddetto “cappotto” – e ha la funzione di proteggere dal calore estivo e contenere in inverno il calore generato all’interno, evitando le dispersioni.
Oggi nel mercato edilizio ci sono molti materiali che possono garantire certi livelli di trasmittanza, cioè la capacità di un materiale di lasciarsi attraversare dal calore isolando dall’esterno. I materiali a base di petrolio – come poliuretani e polietilene – vengono ancora usati spesso, purtroppo, perché hanno spessori molto contenuti: con dieci centimetri di isolante si riesce ad avere prestazioni elevate.
L’alternativa è utilizzare, quando possibile, dei materiali naturali – la canapa e la calce, il kenaf, la fibra di legno, il sughero (anche se è raro oggi perché costoso) –, che richiedono spessori maggiori. Nella scelta del materiale isolante è interessante anche valutare nella tabella quanta energia inglobata c’è nel materiale, quanta energia richiede per essere prodotto. L’isolamento termico e il miglioramento delle condizioni estive possono essere ottenuti non solo con l’applicazione dell’isolante sull’involucro, ma utilizzando sulle pareti esterne il verde, con la ventilazione e con gli schermi solari. 

I serramenti esterni e interni

La scelta dei serramenti esterni e interni è importante forse più del “cappotto” termico. Gli infissi, infatti, sono destinati a durare nel tempo, a garantire protezione ed evitare dispersione energetica. Tutti i serramenti nei diversi materiali più diffusi – pvc, alluminio o legno – hanno oggi le stesse prestazioni perché la legge in Italia obbliga a installare, a seconda delle diverse fasce climatiche, dei serramenti con una certa trasmittanza e con determinate prestazioni isolanti.
Nella scelta del materiale, al di là delle preferenze soggettive, si può valutare quanta energia ha richiesto la sua produzione. L’alluminio, ad esempio, è il materiale che in fase di estrazione consuma più degli altri. È però quasi totalmente riciclabile. Il pvc è il materiale economico. Per i serramenti su misura il legno è il materiale più consigliato, perché più facilmente lavorabile.
I serramenti contengono tutte le dispersioni: nella produzione attuale hanno tutti i doppi vetri, spesso i tripli, che, per migliorare l’isolamento, vengono insufflati tra un vetro e l’altro con gas isolanti – tipo argon o kripton – e vengono sigillati creando una vetro-camera che aumenta la capacità di isolamento. La fase più critica è l’installazione: anche il serramento più performante, se viene installato senza taglio termico, risulta inefficace. Le giunzioni del serramento con il muro devono essere fatte in modo professionale per non azzerare con le dispersioni in questo punto le prestazioni isolanti del vetro.

L’impianto di riscaldamento

Gli impianti si possono dividere in tre tipologie in base al fluido “termovettore” che trasporta il calore: ad acqua, ad aria e misti. Negli appartamenti prevalgono gli impianti ad acqua, che sono di due grandi tipologie: a radiatori o caloriferi e a pannelli radianti, sotto il pavimento generalmente. Il primo tipo di impianto è ad alta temperatura, mentre il secondo a bassa. Se nella ristrutturazione si smantella il pavimento, può valere la pena di pensare a un impianto a bassa temperatura di pannelli radianti rispetto a un impianto a caloriferi. Altrimenti, si può intervenire sull’efficienza della caldaia, installando un tipo a condensazione e, se si ha un impianto centralizzato, mettendo le valvole termostatiche ai radiatori per regolare la temperatura all’interno.

  • L’impianto a caloriferi è più facilmente regolabile e raggiunge rapidamente la temperatura voluta. I pannelli radianti, però, sono migliori a livello di comfort percepito perché funzionano a bassa temperatura. Questo permette inoltre di integrarli facilmente con un impianto solare termico, che produce acqua calda anche nelle giornate in cui non c’è troppo sole.
  • Gli impianti a pavimento sono più difficili da regolare e di solito si consiglia di lasciarli sempre a una temperatura minima, così da percepire un piacevole pavimento tiepido. Dal punto di vista del comfort, il maggior vantaggio è percepito da chi soffre di allergie, in particolare agli acari: non essendoci moti convettivi (cioè i giri d’aria generati dai caloriferi) non si solleva polvere. Entrambi gli impianti, a caloriferi e pannelli radianti, funzionano con caldaie e sono molto diffusi nelle abitazioni civili.
  • Gli impianti ad aria, che scaldano l’aria e la trasportano negli ambienti, sono molto più ingombranti degli impianti ad acqua. Possono causare problemi di allergie e richiedono una manutenzione accurata. Fondamentale è la cura e la pulizia dei filtri. Gli impianti ad aria possono essere integrati con pompe di calore che funzionano a energia elettrica: questa scelta è conveniente dal punto di vista ambientale se l’energia che alimenta la casa è da fonti rinnovabili.

Una soluzione ben bilanciata da valutare, ma anche più costosa, è installare una caldaia a condensazione con i pannelli radianti e un impianto di regolazione dell’umidità, facendo quindi un mix di acqua e aria, per regolare la temperatura con l’impianto a pavimento e l’umidità attraverso l’impianto ad aria.

Un ambiente importante: la cucina

La cucina in Italia è storicamente il vero cuore della casa, la stanza che trasmette il senso della famiglia riunita. Nonostante i cambiamenti di stile di vita, di modelli familiari e la frammentazione delle funzioni domestiche avvenuta negli ultimi decenni, la cucina, anche quando è diventata a vista, integrata nel soggiorno, resta un elemento molto importante e primario dell’arredamento. Così come la scelta d’acquisto, con la garanzia che duri nel tempo e non perda l’efficienza delle sue prestazioni. La cucina deve essere funzionale, comoda, tecnologicamente avanzata, innovativa e bella, naturalmente, per permettere a tutti, qualsiasi sia la composizione familiare, di sentirsi a proprio agio e anche, talvolta, un po’ chef professionali. Vediamo quali criteri ha usato Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, per scegliere la sua.

“I valori fondanti sui quali ho creato Valcucine – dematerializzazione, durata nel tempo del prodotto, riciclo, benessere, innovazione – sono più validi di quando siamo partiti, perché sta diventando una necessità assoluta per la terra cercare di fare oggi un design diverso, sostenibile, che non crea danni. Mentre anni fa i costi ambientali venivano lasciati come debito alle generazioni future, oggi bisogna pensare al fine vita del prodotto nella fase di progettazione, in modo che l’oggetto che progettiamo non contribuisca a lasciare un mondo peggiore di quello che abbiamo trovato”.

Gabriele Centazzo, co-fondatore di Valcucine

I materiali di rivestimento

La scala di priorità nella scelta dei materiali di rivestimento per la casa deve tener conto della loro naturalità, salubrità, non tossicità, della loro facilità di pulizia, manutenzione e sanificazione. Le aziende più virtuose, benché non ci sia ancora un obbligo di legge in tal senso ma si tratti di una certificazione volontaria, dichiarano il life cycle assessment (lca) dei loro materiali, cioè la sostenibilità di tutto il ciclo produttivo: da dove vengono, come si ricavano, quanta energia viene utilizzata per produrli e come vengono smaltiti dopo l’uso. È dunque una buona pratica, quando si sceglie un materiale da rivestimento, sia esso un parquet in legno o un rivestimento ceramico, chiedere questa certificazione.

La canapa e la calce

L’Italia, fino agli Trenta, è stata uno dei più grandi paesi produttori di canapa per molteplici scopi: forniva, per esempio, la fibra di canapa per le corde della flotta inglese; era un materiale molto utilizzato per i tessuti, perché aveva grandi proprietà di termoregolazione, più di lino e cotone.
Solo in anni recenti, con una piccola ripresa della coltivazione, sono stati fatti i primi tentativi di sperimentazione per l’uso in edilizia, che consistevano nel tritare la parte legnosa della canapa, il canapulo, e mescolarlo con la calce. La ricerca ha dimostrato che la calce mineralizza la parte legnosa formando un blocco del tutto simile al mattone, ma con proprietà termoisolanti ben superiori e capacità naturali di regolazione dell’umidità incredibili. Oggi è un materiale che si sta diffondendo in architettura. Si possono realizzare diversi formati a blocco come un mattone, oppure di dimensioni diverse con un cassero riempito di impasto. È simile alla paglia, ma ha proprietà isolanti assai maggiori.
La canapa, oltre a vantare straordinarie proprietà, è uno degli isolanti che consuma meno perché nel suo ciclo di vita assorbe anidride carbonica e la tiene intrappolata, come fanno le piante, al suo interno; e ha un impatto ambientale bassissimo. Occorre però utilizzare degli spessori maggiori, con un minimo di 15-20 centimetri.

Il legno, protagonista dei materiali di rivestimento

La differenza tra pietra, gres e legno per i materiali di rivestimento interno e in particolare per i pavimenti non è soltanto un fatto estetico, di stile e di gusto. Il legno, da qualsiasi punto lo si voglia valutare, è il più sostenibile tra questi materiali, assorbe CO2, e non richiede processi di cottura ad alte temperature che consumano molta energia.

I materiali d’arredo

Meno mobili, meno oggetti creano un ambiente più rilassato e psicologicamente più rilassante. L’ordine visivo è un altro fattore importante che genera il senso complessivo di armonia in un interno domestico. Anche senza perseguire il rigore dello stile minimalista, o gli eccessi teorizzati da Marie Kondo, la scrittrice giapponese autrice del best seller “Fare ordine” che, come primo punto, suggerisce: “Prima di riordinare buttate tutto ciò che non usate più, in una volta sola, in poco tempo e senza tralasciare nulla”, si può ottenere un ottimo risultato scegliendo di avere arredi essenziali con piccole concessioni alla decorazione e al superfluo e circondandoci solo di oggetti che ci piacciono davvero. Massimizzare l’efficienza è un altro passo decisivo: se non possiamo avere più spazio, utilizziamo i nostri spazi al massimo, adottando soluzioni di archiviazione più organizzate e meglio nascoste, sfruttando al meglio la metratura disponibile. Arredi in materiali naturali, semplici e funzionali, prevalentemente in legno, senza componenti tossici – quali colle e vernici –, e l’uso diffuso di complementi tessili facilmente sfoderabili, lavabili e sanificabili di frequente – come il lino, la canapa, il feltro, la lana – contribuiscono a definire un ambiente e un’atmosfera domestica sani, sostenibili e friendly.

“Nella casa di oggi, le scelte sensate in merito all’illuminazione e alle sedute morbide possono garantire che i nostri spazi continuino a fornirci un senso di relax e sicurezza”.

Christian Grose, chief design officer dell’azienda Vitra

Nel campo dell’arredamento, benché se ne discuta dai primi anni Ottanta, non esiste in Italia una normativa che imponga di dichiarare per i mobili i materiali componenti, la provenienza, quali colle o vernici sono state impiegate. Alcune aziende lo fanno oggi spontaneamente e questo andrebbe considerato dai consumatori in fase di acquisto come un plus che attesta la serietà del produttore.

Quando parliamo di arredi in materiali naturali ci riferiamo quasi sempre al legno: sostenibile per eccellenza, vivo, durevole, si trasforma nel tempo, aumentando di bellezza e valore. A fronte di un profilo di sostenibilità rivolto sempre più al contenimento degli impatti e alla gestione controllata delle foreste, il legno sta sorprendentemente acquisendo prestazioni del tutto paragonabili a quelle dei materiali più tecnologici.

“Il legno, tra tutti i materiali, è il più vicino all’uomo. All’uomo piace la compagnia del legno, gli piace sentirlo sotto le mani, gradevole al tatto e alla vista. Il legno è universalmente bello”.

Frank Lloyd Wright, architetto

I tessuti d’arredo rivestono un ruolo cardine nell’arredamento della casa non soltanto per il comfort e le funzioni che assolvono, ma per dare qualità, identità e stile agli ambienti, personalizzandoli nel modo che preferiamo. In ogni abitazione c’è normalmente una molteplicità di presenza di tessuti d’arredamento di materiali diversi.

La costruzione non finisce qui…

In questo nostro percorso tra gli elementi su cui intervenire per realizzare una casa ecologica e sostenibile abbiamo incontrato una serie di consigli, suggerimenti e buone pratiche applicabili da ciascuno nella propria dimensione domestica secondo una scala di interventi dai più semplici ai più complessi. La ricerca di materiali, soluzioni tecniche e l’innovazione tecnologica anche nel campo dell’abitare sono tuttavia sempre in progress e vogliamo seguire l’evoluzione dell’attuale “stato dell’arte” per fornire informazioni corrette e aggiornate. La casa sostenibile… è sempre in costruzione!