Il respiro in casa

La Fabbrica dell’Aria: piante e tecnologia per il benessere dei nostri polmoni

Dalla ricerca scientifica e botanica è nato un sistema di bio-filtrazione dell’aria indoor che si sta diffondendo negli spazi pubblici in Italia.

Una delle possibili soluzioni all’inquinamento dell’aria, almeno in ambiente indoor, è sotto i nostri occhi e viene dal mondo vegetale. Le piante hanno una capacità straordinaria di detossificare l’ambiente. Hanno il potere di disinquinare i terreni, le acque e sono in grado di purificare l’aria da tutti gli inquinanti organici che normalmente si trovano all’interno degli ambienti chiusi.  Su questo assunto è nato dallo spin-off universitario Pnat (acronimo di Project Nature), il progetto della Fabbrica dell’Aria®, sistema di bio-filtrazione botanica dell’atmosfera in ambienti interni, sotto la supervisione di Stefano Mancuso, neurobiologo e botanico all’Università di Firenze.

Alberi e piante da appartamento sono, ed è fondamentale ribadirlo, preziosi alleati nella lotta contro l’inquinamento indoor e outdoor, come ci ricorda l’Istituto superiore per l’ambiente (Ispra), tanto che sono in corso progetti di ricerca istituzionali sul campo, come in provincia di Prato,  per individuare le specie arboree in grado di assorbire maggiormente il particolato (PM) e l’ozono. Ricerche che da almeno quarant’anni sono in atto anche in ambiente indoor.

Quante piante servono per depurare l’aria di un appartamento?

Già nel 1989 la Nasa aveva pubblicato uno studio che documentava come le piante fossero in grado, in ambienti stagni che simulavano l’habitat delle navicelle spaziali, di “mangiare” inquinanti e di depurare l’aria. Condizioni però che non sono replicabili nella nostra quotidianità come hanno anche confermato su Nature nel 2019 le ricerche del Dipartimento di ingegneria civile, architettonica e ambientale della Drexel University di Philadelphia. Avremmo bisogno di una concentrazione di almeno mille piante per metro quadrato per ottenere i risultati ottenibili già con una adeguata areazione, che rimane il primo rimedio da attuare per “cambiare aria” nei nostri ambienti chiusi dove le fonti inquinanti sono molteplici. Emissioni che arrivano dalla preparazione del cibo, dai detersivi, dall’arredamento delle nostre case.

Ma se anche l’aria esterna è inquinata, cosa possiamo fare? Intanto la presenza di photos, ficus e filodendri, ma più in generale di “verde” nei nostri ambienti quotidiani da casa a scuola è sempre benefica, ribadiscono da Ispra. Basti pensare che composti pericolosi per la nostra salute come la formaldeide, che appartiene ai Cov, vengono trasformati dalle nostre piante d’appartamento in anidride carbonica. Ma solo in quantità troppo esigue per poterne misurare i benefici. Come hanno chiarito le nuove ricerche c’è stata molta confusione sulla possibilità naturale delle piante di disinquinare negli ambienti chiusi. Non basta, infatti, mettere poche piante all’interno dei nostri edifici ma bisognerebbe fare in modo che l’assorbimento degli inquinanti, come già avevano progettato gli scienziati della NASA nel 1989, possa avvenire in un ambiente protetto.

 

Ed è proprio in questo senso che si sono rivolte le ricerche del Pnat, lo spin off che unisce scienziati vegetali e designer dell’Università di Firenze. Sono loro che hanno dato vita, sotto la supervisione di Stefano Mancuso, nel 2019 al sistema di depurazione brevettato, la Fabbrica dell’Aria®. Una speciale serra adattabile ad ogni ambiente, dotata di un particolare sistema di aspirazione unito ad un mix di piante d’appartamento che restituisce aria purificata naturalmente. E la cui efficacia è stata testata dal Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze (Linv).

Fabbrica dell’Aria®
Le piante da interni utilizzate per la Fabbrica dell’Aria® © Green Media Lab

Fabbrica dell’Aria®, un modo per ovviare ai limiti del “fai da te”

Proprio per ovviare ai limiti del “fai da te”, come ci spiegano la botanica Camilla Pandolfi e l’architetta Cristiana Favretto del team Pnat, le ricerche hanno portato a ideare un sistema in grado di rimuovere gli inquinanti di origine organica con ricadute efficaci e applicazioni concrete. “Una pianta in un ambiente domestico, messa in un vaso, degrada gli inquinanti ma in scala molto più ridotta e lenta. Ed è quasi ininfluente nell’ambiente, ribadisce la botanica. “Mentre la nostra fabbrica dell’aria prevede un passaggio forzato dell’aria, che viene aspirata dall’ambiente e fatta passare in modo guidato attraverso l’apparato radicale delle piante. Le radici, che vivono in associazione con la flora batterica, sono già in grado di catturare composti inquinanti come la formaldeide e in generale i composti volatili, e degradarli”, ci spiega nel dettaglio.

“In un primo momento c’è una sorta di assorbimento meccanico. Le molecole degli inquinanti vengono intrappolate dal terreno e quindi dalle foglie che favoriscono l’adesione di particolato che dei Cov, i composti organici volatili. In una seconda fase avviene il processo di degradazione biochimica che porta alla completa disintegrazione degli inquinanti”. La messa a punto del progetto ha richiesto ricerche e sperimentazioni. “Un impegno durato oltre quattro anni non solo per individuare le piante più adatte ma anche il tipo di substrato,  in questo modo siamo in grado aver reso ancora più efficiente la capacità naturale di depurazione delle piante” assicura la scienziata. Si utilizzano piante di origine tropicale come i ficus, i filodendri (ma il mix è molto ampio), che ben si adattano ai nostri ambienti interni e che sono state opportunamente combinate tra loro. “Sono in generale le classiche piante di appartamento che vivono bene nelle nostre case, sono già abituate a vivere in condizioni di luce più ridotta, non amano il freddo e soprattutto non hanno periodi di riposo vegetativo”, precisa.

 

 

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Ecco, allora, che un metro cubo di “Fabbrica dell’Aria®” è in grado di depurare naturalmente l’aria di un appartamento di 100 metri quadrati. Una serra speciale dal forte impatto visivo ma dotata di una complessa tecnologia, in grado di ridurre al minimo le manutenzioni, essendo praticamente automatizzata. Dall’irrigazione al controllo della qualità dell’aria purificata. Come ci spiega l’architetta Cristiana Favretto “abbiamo realizzato dei sensori che leggono gli inquinanti in ingresso e in uscita. Dati che possono essere controllati in tempo reale dallo smartphone in qualsiasi momento e che ci indicano la quantità delle sostanze pericolose rimosse”. Un’applicazione che, partita con la prima installazione a Milano, al Green Media Lab, si sta diffondendo in molti ambiti comunitari, sociali, professionali e commerciali. “Le Fabbriche dell’aria sono già utilizzate in molti ambiti pubblici. Da Green Pea a Torino, al prossimo mercato coperto in realizzazione a Prato, che avrà la più grande installazione finora realizzata. Fino alla farmacia a Firenze o all’albergo diffuso in via di realizzazione sulla costa ligure”.

Una cosa è certa: tutti siamo ammalati di “biofilia”, e portare la natura nelle nostre case non può farci che bene e donarci benessere.

 

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