Lotta alla mafia, nel ricordo di Giovanni Falcone le piazze si riempiono di legalità

Manifestazioni ed eventi per ricordare il magistrato antimafia Giovanni Falcone si sono tenuti in tutta Italia, a 24 anni dalla strage di Capaci.

Non una, ma nove diverse piazze italiane hanno ricordato Giovanni Falcone nel giorno del 24esimo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita l’indimenticato magistrato antimafia, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Non solo Palermo dunque, dove 800 studenti hanno assistito alle celebrazioni (in diretta tv sulla Rai che ha dedicato un ampio speciale al ricordo di Falcone) nella cosiddetta aula bunker del carcere dell’Ucciardone dove si tenne il maxi-processo alla mafia a cavallo degli anni Ottanta e Novanta.

Palermo chiama Italia

Palermo chiama l’Italia è stato il motto della giornata. E l’Italia ha risposto: da Bari a Milano, da Potenza a Pescara, da Roma alla provincia di Reggio Calabria passando per Napoli e Firenze. Altrettante piazze hanno ospitato un grande evento diffuso a cui hanno partecipato almeno 50mila persone. Quasi tutti ragazzi, perché il tutto è stato organizzato direttamente dalla Fondazione Falcone e dal ministero dell’Istruzione, che conta proprio sui ragazzi per una lotta alla mafia che sia soprattutto culturale.  

 

Le testimonianze di chi ha “visto” la mafia

“Abbiamo bisogno e crediamo in tutti voi, nel vostro impegno, nelle vostre idee e soprattutto nei vostri sorrisi, che non sono risate fine a se stesse, ma espressioni di entusiasmo e partecipazione”, ha spiegato ai giovani Maria, sorella di Giovanni Falcone e presidente dell’associazione omonima. “Il 23 maggio che non rappresenta una messa di commemorazione bensì il coronamento di qualcosa che parte dalla speranza e volontà di cambiamento”. Per Pietro Grasso, presidente del Senato, siciliano, ex procuratore nazionale antimafia, allievo dell’ex magistrato, Falcone “era un uomo capace di resistere a qualunque cosa: ad una vita blindata, ai tentativi di delegittimazione, alle amarezze professionali, alla lentezza della politica nel dare ai magistrati tutti gli strumenti necessari per combattere al meglio la mafia”.

 

Una foto pubblicata da LifeGate (@lifegate) in data:

 

Anche per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un altro che ha conosciuto la mafia da vicino (il fratello Piersanti, allora governatore della Sicilia, fu ucciso da Cosa Nostra nel 1980), quella del 23 maggio non è solo la data in cui è morto un eroe, ma anche la data di una rinascita, “l’avvio di una riscossa morale, l’apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a ciò che si è mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni”.

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